Sindacati all’attacco su art. 18 e pensioni

06/12/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Primi scioperi di Cgil, Cisl e Uil contro la delega-lavoro – Uil: adesioni elevate – Cofferati: «Misure che ci allontanano dall’Europa»

    Sindacati all’attacco su art. 18 e pensioni
    «No» a decontribuzione, mobilità lunga e disincentivi alle anzianità – Oggi e domani nuove proteste
    Lina Palmerini
    ROMA – Prima giornata di sciopero e primo debutto di Cgil, Cisl e Uil contro il Governo Berlusconi. A determinare la rottura sono le misure di modifica all’articolo 18 varate dall’Esecutivo e bocciate senza appello dai sindacati che hanno organizzato manifestazioni articolate a livello regionale previste anche per oggi e domani in tutto il Paese. Già ieri i confederali parlavano di adesioni elevate anche se il vero test sarà nei prossimi giorni: venerdì toccherà alla Fiat di Torino e alle aziende della Toscana e Lombardia, oggi al Petrolchimico di Porto Marghera, alla Zanussi di Pordenone e all’Emilia-Romagna. Proteste "senza piazza", visto che le astensioni coincideranno con le assemblee nei luoghi di lavoro, ma che si profilano come un primo assaggio nello scontro con il Governo. Non solo i tre leader sindacali hanno detto con chiarezza che andranno avanti fin quando il Governo non farà marcia indietro sui licenziamenti, ma già ieri nelle assemblee è emerso l’altro eventuale elemento di rottura: le pensioni (molte sono state le domande dei lavoratori). La combinazione tra l’articolo 18 e una riforma previdenziale indigesta per il mondo del lavoro rischia di provocare davvero un ritorno al ’94. Senza contare che il 14 dicembre c’è lo sciopero di otto ore nel pubblico impiego per protestare contro le risorse previste per i rinnovi contrattuali. Nessuno dei tre leader sindacali ieri ha minacciato escalation nella protesta, ma con fermezza sono stati ribaditi tutti i "no" detti fin qui su lavoro e pensioni. Dunque, questa prima prova di forza di Cgil, Cisl e Uil diventa davvero un segnale importante per il Governo che la prossima settimana dovrà definire la sua proposta sulla previdenza oltre che provare a disinnescare lo sciopero dei pubblici. Insomma, se il premier due settimane fa (all’indomani del varo della delega sul lavoro), aveva chiesto le cifre sulle adesioni allo sciopero separato dei metalmeccanici Cgil, questa volta l’analisi dei numeri sarà ancora più approfondita. E i sindacati già ieri parlavano di un 90% di adesioni. «La partecipazione – ha commentato ieri il leader Uil, Luigi Angeletti – è già notevole. Per fare solo un esempio, che è però significativo: alla Fiat di Melfi, secondo i dati dell’azienda, siamo al 40%. Garantisco che l’azienda non ha mai ha fornito una cifra così elevata. Per nessuno stabilimento, mai. Questo vuol dire che la partecipazione è stata davvero elevatissima». E «bizzarra» e «assurda» è stata giudicata dal leader della Cgil, Sergio Cofferati (ha parlato alla Solvay di Livorno), la mediazione offerta dal premier. «Il presidente del Consiglio – ha detto – ha proposto un’ipotesi bizzarra, ci ha detto: fino a quando il Parlamento discute, voi negoziate con le imprese, se trovate un accordo il Governo ritira il suo testo e lo sostituisce con l’accordo. Sull’articolo 18 non negoziamo con nessuno, non è materia adatta». Soprattutto perchè, secondo Cofferati, le nuove norme «ci allontanano dall’Europa. Tanto più che il Governo, dopo aver votato a Nizza la carta dei diritti vuole ora togliere in Italia l’articolo 18 e questo è un bell’esempio di coerenza». Ma gli attacchi contro i licenziamenti suonano come un preallarme sulle pensioni. «Nelle assemblee – ha detto il leader della Cisl, Savino Pezzotta – c’è stata un’attenzione molto alta sia sul lavoro che sulla previdenza. I lavoratori sono contrari ai disincentivi e a forme di decontribuzione che significano calo della prestazione futura. Il Governo dovrà tenerne conto». E soprattutto, i sindacati temono spiacevoli "deja vu" sulle pensioni. «Nella delega-lavoro – ha detto Angeletti – ha prevalso la posizione di Confindustria e il Governo ha cambiato idea all’ultimo momento. Non vorremmo rivedere lo stesso film». A sottolineare l’indisponibilità a negoziare su tre punti (disincentivi, decontribuzione per i neo-assunti e l’emendamento sulla mobilità lunga) è Cofferati: «Non siamo disposti a negoziare ed è bene che il Governo lo sappia prima del prossimo incontro: sono tre elementi presentati dall’Esecutivo come propri, ma che rimbalzano sul tavolo perché affacciate da forze politiche, o almeno da una forza politica, o dalle imprese». Se Cofferati è stato prudente su possibili nuovi sviluppi nella "vertenza" con il Governo, il segretario generale della Fiom, Claudio Sabattini si è spinto oltre: «Ci vuole lo sciopero generale, anche se la Cgil dovrà proclamarlo da sola».
    Giovedí 06 Dicembre 2001
 
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