“Sindacati al tavolo dopo il voto”

27/05/2002


 
SABATO, 25 MAGGIO 2002
 
Pagina 9 – Economia
 
"Sindacati al tavolo dopo il voto"
 
Invito di Berlusconi. Cgil e Ulivo: è solo una mossa elettorale
 
 
Il premier vuole riaprire le trattative su tutti i problemi e non capitolo per capitolo
Palazzo Chigi regista della trattativa. Il no di Cofferati. Cisl e Uil: "Basta con gli annunci"
 
VITTORIA SIVO

ROMA – «Nuovo dialogo» con imprese e sindacati subito dopo le amministrative, affidandone la regia a palazzo Chigi, per «vedere nell´insieme quali sono tutti i problemi» aperti, «non più capitolo per capitolo». Silvio Berlusconi conferma le aperture di giovedì, dà per imminente la riapertura delle trattative con la novità di un unico tavolo che potrebbe quindi affrontare parallelamente mercato del lavoro, fisco, ammortizzatori sociali, Mezzogiorno; ma sull´art.18 il premier non si sbilancia. Per sciogliere questo rebus bisognerà aspettare il negoziato. Un negoziato al quale sembra ormai assodato che la Cgil non parteciperà. Perché ieri la risposta di Sergio Cofferati è stata di rifiuto totale, a differenza di Cisl e Uil, insofferenti, sì, ai troppi annunci, ma anche impazienti di un chiarimento al tavolo ufficiale.
«E´ solo fumo. Altro che apertura». Le dichiarazioni di Berlusconi sono per il leader della Cgil «il rilancio strumentale di una intenzione negativa in piena sintonia da quanto chiesto dal presidente della Confindustria». Le condizioni poste da Cofferati sono categoriche: «Se il governo vuole trattare sa che deve cancellare dalla delega o da qualsiasi altro provvedimento legislativo la riforma dell´art.18 e dell´arbitrato». Invece «le affermazioni del presidente del Consiglio non solo confermano le intenzioni del governo di voler manomettere quelle materie, ma addirittura ipotizzano un negoziato condizionato dal permanere dell´ipotesi di modifica». E per «fronteggiare» tale evenienza «con la massima determinazione» Cofferati torna alla carica, proponendo «un nuovo sciopero generale».
Proposta che per il momento non seduce Cisl e Uil, più interessate a stanare il governo che a programmare scioperi. Così Savino Pezzotta si limita a ripetere: basta con gli annunci televisivi, è ora che «il governo ci convochi a palazzo Chigi». E Luigi Angeletti precisa: «Noi andremo al tavolo», il governo «ci dica in modo comprensibile se ha una nuova idea su come risolvere l´art.18», adesso «non è possibile valutare, può essere tutto e il contrario di tutto».
Da tutti i partiti dell´opposizione la diffidenza verso le ultime affermazioni di Berlusconi è un coro unanime, dal segretario dei Ds Piero Fassino che sospetta «l´ennesima furbizia» pre-elettorale e invita il governo a fare una sola cosa, togliere di mezzo le modifiche all´art.18, a Francesco Rutelli leader della Margherita che avverte: «Non abbocchiamo più agli annunci fatti a 24 ore dal voto».
Viceversa le aperture al dialogo ribadite da Berlusconi e soprattutto l´accenno fatto dal premier giovedì alla possibilità di «ritardare» la riforma dell´art.18 impensieriscono la Confindustria. «Il problema non è di ritardare le riforme, ma che il dialogo le acceleri e le supporti», ha detto il direttore generale Stefano Parisi. E il consigliere di Confindustria Guidalberto Guidi ha chiarito: «L´art.18 resta per noi una parte importante di una riforma importante».
Un punto sul quale il presidente del Consiglio è tornato ieri nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri: le aperture sull´art.18 «non devono comunque far pensare che si possa rinunciare a quelle riforme che sono richieste dall´Europa e che permettono l´aumento dell´occupazione e lo sviluppo delle imprese». Concetto che più tardi il vice presidente del Consiglio Gianfranco Fini ha rafforzato: non si tratta «né di svolta, né di mossa tattica», il governo vuole discutere su tutto, «art.18 compreso».
Quanto alla regìa della imminente trattativa è Berlusconi a ipotizzare: «Può essere mia o di Letta che è un regista straordinario, ma senza escludere nessuno, come Maroni, Fini e naturalmente Tremonti».