Sindacati, agitazione permanente

07/01/2002


LUNEDÌ, 07 GENNAIO 2002
 
Pagina 12 – Economia
 
Niente sciopero generale ma una lunga serie di stop che saranno anche più duri e una campagna d’informazione itinerante
 
Sindacati, agitazione permanente
 
Sì di Cisl e Uil alla strategia antideleghe rilanciata da Cofferati
 
 
 
 
LUISA GRION

ROMA — Agitazione permanente: finiti i tempi del colpo di mortaio il sindacato inaugura la stagione delle piccole frecciate e del lavoro ai fianchi. E’ questa la strategia scelta da Cgil, Cisl e Uil che, dopo la tregua di Natale, oggi rientrano nel pieno del loro scontro con il governo. Tre i fronti aperti, al momento molto lontani da una possibile soluzione: la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (l’esecutivo punta a sospendere la tutela dal licenziamento senza giusta causa per tre tipologie di lavoratori), la delega sulle pensioni (con la relativa proposta di un taglio fra i tre e i cinque anni punti sui contributi versati dalle imprese ai nuovi assunti), lo scontro sulla politica dei redditi (e sulla riforma che prevede due aliquote del fisco). Terreni di battaglia che le tre sigle affrontano con un approccio molto diverso rispetto al passato: niente sciopero generale, per il momento, ma un fitto calendario di agitazioni in attesa che si riapra il tavolo delle trattative e una campagna di comunicazione capillare ancora in studio in studio per spiegare le proprie ragioni all’opinione pubblica. L’annuncio della svolta lo ha dato il leader della Cgil Sergio Cofferati: «Il premier ha detto che si muoverà come un maratoneta? Dobbiamo rispondergli con lo stesso passo» ha detto. I tempi il leader della Cisl Savino Pezzotta: «Da qui a metà febbraio siamo coperti con una serie di agitazioni su tutto il territorio e di sicuro non ci fermeremo lì». La Uil di Angeletti è della partita.
Il calendario è fitto: si comincia sabato prossimo con l’incontro a Palermo dei delegati delle tre sigle per fare il punto sul Mezzogiorno. Poi si continua con scioperi articolati di 4 ore compresi fra il 15 e il 29 del mese, con il blocco dei trasporti del 30 gennaio e la manifestazione nazionale a Roma del pubblico impiego in calendario per il 15 febbraio. Un mese e mezzo di colpetti ai fianchi che non escluderanno, chiaramente, possibili manovre di avvicinamento fra i due fronti. An, in qualche modo sta cercando di riaprire il dibattito sull’articolo 18 (proponendo che al licenziato sia data la possibilità di beneficiare del salario dal giorno del licenziamento a quello della sentenza), ma «l’agitazione permanente» dicono al sindacato, continuerà fino a quando le due parti non si risiederanno al tavolo delle trattative. E non è comunque escluso il passaggio ad altro.