Sindacati a difesa della Covip

05/04/2004


  economia e lavoro


sabato 3 aprile 2004

risparmio

I fondi dei lavoratori tengono
Sindacati a difesa della Covip

Raul Wittenberg

ROMA «L’importante è il rispetto di una azione di vigilanza specifica
dedicata ai fondi pensione, riconoscendo la peculiarità del risparmio previdenziale rispetto a quello finanziario. Le forme organizzative di questa vigilanza, in una commissione ad hoc o all’interno di un organismo complesso, vengono dopo, e spetta al Parlamento indicare le più congrue». Proprio mentre da Montecitorio viene il de profundis by-partisan della Covip, il suo presidente Lucio Francario, dopo aver letto la sua relazione al Parlamento sull’attività del 2003 sembra indifferente al destino della Covip, le cui competenze verrebbero suddivise in due tronconi, quello della stabilità istituzionale alla Banca d’Italia e quello della gestione finanziaria alla nuova autorità Amef. Indifferente, forse perché il suo mandato quadriennale è scaduto ieri e il professore resta in prorogatio per 45 giorni.
Ma c’è chi, come il segretario della Uil Adriano Musi, prevede che alla fine la Covip rinascerà nel testo legislativo di riforma, anche perché di recente il governo ha manifestato l’intenzione di portare da 5 a 9 i membri della Commissione. E comunque sulla vicenda parlamentare Musi trova «singolare che maggioranza e opposizione non trovino una soluzione by-partisan sul conflitto d’interessi o sul federalismo, e la trovino invece per compromettere i diritti previdenziali del mondo del lavoro», come avverrebbe equiparando la vigilanza sui fondi pensione a quella sul risparmio finanziario. Anche la Cgil è contraria alla soppressione della Covip, come pure di Isvap e Uic. Nicoletta Rocchi segretaria confederale Cgil, e Domenico Moccia, segretario generale della Fisac Cgil, spiegano che «la Covip deve favorire lo sviluppo e assicurare il corretto funzionamento dei Fondi pensione complementari, senza i quali non si avrà una copertura previdenziale sufficiente per i lavoratori e mancheranno istituzioni fondamentali per lo sviluppo dell’economia». Sul fronte delle assicurazioni è dello stesso parere il direttore generale dell’Ania, Gianpaolo Galli, contrario peraltro a «spezzettare» le competenze tra la Banca d’Italia e l’Amef «perchè nessuno si occuperebbe di tutelare i consumatori nel ramo danni delle assicurazioni, che è cosa diversa dalla tutela dei risparmiatori». Per Giacinto Militello, presidente del più grosso tra i fondi negoziali, Cometa dei metalmeccanici, considerando i pochi mezzi della Covip la vigilanza potrebbe andare anche ad una sezione di Bankitalia,«purché si eviti la frammentazione delle competenze e si rispetti la specificità del risparmio previdenziale».
La relazione di Francario è stata una meticolosa dimostrazione di questa specificità, che peraltro ha consentito ai Fondi di resistere alle tempeste finanziarie degli ultimi anni. Alla fine del 2003 i bond Parmalat presenti nei portafogli dei fondi pensione italiani rappresentavano meno dello 0,1% del totale del patrimonio, e solo 7 fondi su 500 ne possedevano, mentre soltanto due avevano pochissimi bond Cirio. Infatti nel 2003 il rendimento dei fondi (5% i negoziali, 5,7 quelli aperti) ha superato il 3,2% del Tfr. Negli anni di crisi delle borse (1999-2003) contro il 17,7 del Tfr i fondi erano al 16,1%. Secondo una simulazione tra il 1982 e il 2003 il Tfr rendeva in media lo 0,2% reale, i fondi il 5,3% l’anno.