Sindacalista Cgil obiettivo delle Br

05/03/2003



  Interni




05.03.2003
Sindacalista Cgil obiettivo delle Br

di 
Marco Bucciantini
Osvaldo Sabato


 C’è il sindacato della Cgil nel mirino dei terroristi. È il possibile, inquetante, scenario di queste concitate ore che seguono il conflitto a fuoco sull’interregionale Roma – Firenze, durante il quale il sovrintendente Emanuele Petri ha perso la vita, ucciso dal brigatista Mario Galesi, anch’esso morto.

Un dirigente toscano del sindacato confederale, già allertato da alcuni mesi. Un uomo scortato dal due agosto scorso, quando in via Mariti – a Firenze – venne incendiata la sede di “Obiettivo lavoro”, agenzia di lavoro interinale. Una matrice conosciuta: quella terrorista. Un attentato rivendicato dal nucleo proletario combattente, sei cartelle scritte con il computer e la stella a cinque punte sul frontespizio. Un atto che seguiva una lunga serie di lettere minatorie recapitate agli esponenti sindacali.

Così il mondo del lavoro sarebbe sotto minaccia “costante”, in tutte le ramificazioni: dai collaboratori del ministero del lavoro, ai sindacati. Dopo l’attentato le forze di polizia adottarono misure di preacuzione nei confronti di molti esponenti del mondo imprenditoriale fiorentino e, appunto, dotarono di scorta alcuni dirigenti della Cgil, sindacato che dopo l’assasinio di Marco Biagi si era duramente scagliata contro la strategia della tensione e di chi cercava di minare un percorso concertato sulle riforme nel mondo del lavoro.

Intanto continuano in procura le indagini sui complici dei due sanguinari terroristi. La caccia è circoscritta: si cercano due persone. Un uomo e una donna. Si cerca una “base” a Firenze, un covo dove Mario Galesi, Desdemona Lioce e altri due terroristi si sono fermati, nello scorso febbraio, per piazzare la rapina alle poste di via Torcicoda, episodio di cronaca cittadina diventato ormai vero snodo cruciale della vicenda. È l’unica cosa che il procuratore aggiunto Francesco Fleury non ha smentito: le indagini puntano a trovare complici e a scoprire la base fiorentina dei brigatisti.

Nella borsa che i due terroristi avevano appresso sul treno c’è una conferma importante: due biglietti ferroviari Roma-Firenze e ritorno. Due biglietti datati: quelli di andata sono timbrati il 20 gennaio, mentre quelli di ritorno una ventina di giorni dopo, verso il 10 febbraio. Venti giorni buoni per sostare a Firenze, piazzare il colpo all’ufficio postale (6 febbraio) e ripartire. Ora si lavora su quella rapina: entrarono in quattro, armati con tre pistole e un mitra e uscirono con 67mila euro. Scapparono a bordo di due motorini, uno rubato a Roma e uno acquistato in un concessionario sempre nella Capitale. Li avevavno trasportati a Firenze con un furgone. Anche la circostanza della fuga con gli scooter induce a pensare ad un rifugio nel giro di pochi chilometri. Quindi, i quattro terroristi hanno vissuto circa un mese a Firenze: per questo ieri gli inquirenti hanno diffuso le foto di Lioce e Galesi, pregando gli organi di informazione di diffonderle (numero verde per le eventuali segnalazioni 800.544850).

I testimoni giocano un ruolo fondamentale. C’è il concessionario romano presso il quale la Lioce avrebbe acquistato il motorino per la rapina che ha riconosciuto la terrorista. Ci sono – novità di ieri – due persone che viaggiavano nella carrozza dove domenica terroristi e poliziotti si sono fronteggiati che hanno parlato esplicitamente di una donna che si era allontanata dopo la sparatoria verso la testa del treno ed era poi sparita. Il nome non si dice in procura, ma è quello di Simonetta Giorgieri. La stessa che avrebbe composto il quartetto che ha rapinato le poste. E il quarto uomo? Forse attendeva ad Arezzo. Forse a Firenze. Più probabile che fosse anch’egli sul treno. Sulla sua identità, si scava negli anni Novanta, quando – il 13 febbraio 1995 – due giovani furono arrestati in Eredia a Roma perché trovati in possesso di passamontagne e spranghe. Si trattava di Luigi Fuccini, abitante a Pisa e Fabio Matteini residente a Firenze. Si dichiararono prigionieri politici e militanti dei “Nuclei combattenti comunisti”. Fuccini e Matteini non aprirono bocca. Si erano appena divisi da altri quattro sodali, assieme ai quali erano partiti dalla stazione di Firenze. Nel gruppo, anche una donna: Nadia Desdemona Lioce, convivente del Fuccini. Che il quarto uomo cercato oggi dagli investigatori possa essere uno dei due arrestati del 1995 (e successivamente usciti di carcere)?

Comunque, la caccia al covo è la preoccupazione maggiore degli investigatori. Ieri mattina al terzo piano della questura si è svolto un summit con i funzionari dell’antiterrorismo diretto dal questore Gianni Luperi vice capo dell’Ucigos. Una riunione operativa, per fissare perquisizioni e setacciare i possibili siti. Anche altri elementi trovati nel borsone confermerebbero l’esistenza del covo fiorentino. C’erano due mazzi di chiavi, si caccia di porta in porta. La digos fiorentina sta cercando tra le case date in affitto qualcuno dei nomi di copertura che sono stati trovati nelle agende dei due terroristi. Il sospetto è infatti che i due nomi Rita Bizzarri e Domenico Marozzi (usati sui documenti falsi che Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioca hanno esibito ai poliziotti sul treno), non siano stati gli unici utilizzati. Alla fine di gennaio Mario Galesi, sempre con la carta d’identità intestata a Domenico Marozzi, ebbe un incidente nel centro di Firenze mentre si trovava alla guida di una motoape, mezzo ora ricercato dalle volanti.

Quanto agli altri materiali, Fleury ha sostenuto fra l’altro che la microcamera digitale era «vuota» – non conteneva alcun fotogramma già scattato -, così come «vuoti» sarebbero stati anche i floppy disk. “Affrontando” il palmare (piccolo pc) gli investigatori si sono visti richiedere «una nuova password»: la circostanza li ha consigliati di attendere un più abile tecnico, per la paura di perdere possibili dati in memoria. Sul materiale lavorano decine di uomini: insieme alle Digos di Firenze, Arezzo e Bologna ci sono gli uomini dell’Ucigos e del Servizio centrale di polizia scientifica di Roma.

(ha collaborato Giorgio Sgherri)

(le foto segnaletiche di Nadia Lioce e Mario Galesi)