“Sindacale” Trasparenza e diritti per il futuro della moda

22/11/2006
    mercoled� 22 novembre 2006

    Pagina 12 – Economia & Lavoro

    MADE IN ITALY

      Trasparenza e diritti
      per il futuro della moda

        di Laura Matteucci/ Milano

        La risposta della Fiat alla crisi che l’aveva colpita �ci dice che ce la si pu� fare anche in mercati saturi�. La Fiat � �il caso pi� emblematico� della ripresa del Made in Italy e serve come modello anche per il settore della moda. Cos� il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, in chiusura del convegno organizzato dalla Cgil (Filtea e Filcams) intitolato �La filiera innovativa della moda italiana; produzione-distribuzione: sinergie di processo, prodotto e competitivit� internazionale�, cui hanno partecipato tra gli altri anche il vicepresidente di Confindustria Giandomenico Auricchio, Anna Bartolini per i consumatori e Valeria Fedeli, segretaria generale della Filtea-Cgil.

        Secondo la Cgil per rilanciare il settore della moda �bisogna puntare sulla qualit�, delocalizzando e insieme rilocalizzando produzioni fondamentali del design e della ricerca dei materiali�, dice ancora Epifani. Servono �trasparenza e tracciabilit� dei prodotti per garantire libert� di scelta ed evitare le frodi�, appoggiando una battaglia che Valera Fedeli conduce da anni. Inoltre, � necessario �allargare la filiera alla distribuzione� per avvicinare produttori, distributori e consumatori, obiettivo tanto pi� importante �in un’epoca in cui il consumatore � una figura centrale�.

        Epifani aggiunge che nel settore della moda �c’� una concorrenza senza regole, dove lavorano bambini e vengono impiegati materiali dannosi per la salute�.

        Ancora: �La Fiat � il caso pi� emblematico. Mi chiedo cosa sarebbe successo se la famiglia avesse rinunciato all’auto, se non avesse trovato banche e un bravo manager. Saremmo qui a piangere per la perdita dell’auto�, dice Epifani mettendo in evidenza come le imprese che hanno investito in innovazione del prodotto sono in grado di reggere la sfida della concorrenza e crescono.

        Da uno studio di Merryll Lynch presentato a Milano, intanto, emerge che le societ� del Made in Italy quotate in Borsa si avviano a chiudere un 2006 decisamente positivo, con una crescita del fatturato stimata al 18%. Per il 2007 � prevista una crescita inferiore, ma sempre a doppie cifre. Resta per il Made in Italy il problema della distribuzione, della capacit� di diffondere i nostri prodotti nei grandi mercati emergenti. Cina, India e anche Middle East traineranno il settore nei prossimi anni.