“Sindacale” Perché escludere l’Ugl?

23/01/2007
    martedì 23 gennaio 2007

      Pagina 2

      SINDACATI

        Perché escludere l’Ugl?

        La concertazione modello Berlusconi con trentacinque o trentasette confederazioni sedute attorno al tavolo col governo per discutere della riforma delle pensioni o della legge Biagi era certamente un obbrobrio. Ma precipitare da lì all’antico modello governo-Triplice per affrontare riforme fondamentali come lavoro e pensioni è un errore altrettanto grande. Indubbiamente è un bene che siano finiti i tempi degli interminabili tavoli a Palazzo Chigi del governo precedente, in cui un solo giro di interventi con tre frasi a testa durava due ore, e in cui i cronisti erano costretti a registrare interminabili comizi di Conf-vattelapesca all’uscita. Tanto più che la superfetazione delle confederazioni aveva l’evidente intento di indebolire il sindacato tradizionale: è chiaro che Conf-vattelapesca e un sindacato da oltre cinque milioni di iscritti come la Cgil non possono avere lo stesso peso, nella trattativa su temi cruciali come lavoro e previdenza. Invece, all’uscita da queste estenuanti riunioni, c’era sempre il ministro di turno che sottolineava come avessero firmato «tutti e 35 tranne la Cgil» (il caso più eclatante fu il Patto per l’Italia).

        A nostro avviso c’è tuttavia un sindacato che si è guadagnato sul campo il “diritto di cittadinanza” nelle vertenze con il governo, accanto a Cgil, Cisl e Uil. L’Ugl è un sindacato che è cresciuto molto in questi anni, che oggi conta due milioni di iscritti (quanto la Uil), una sorta di quarto sindacato confederale in ombra. Cioè l’unico, al di fuori della Triplice, che rappresenti non solo territori o singole categorie, ma i lavoratori nella loro totalità. E nonostante la sua vicinanza a quella che una volta veniva chiamata la destra sociale di An, ha mostrato anche negli anni di Berlusconi una notevole autonomia dalla sua parte politica, criticando spesso duramente il governo. Insomma, è davvero miope pensare che il sindacalismo più rappresentativo sia ancora solo quello moderato o cattolico o di sinistra, dunque quello che si riconosce nelle sigle sindacali tradizionali. Tanto più che se fosse stata invitata alla cena a Palazzo Chigi, domenica scorsa, Renata Polverini, la combattiva segretaria generale dell’Ugl, avrebbe sollevato i commensali anche dall’imbarazzante numero tredici a tavola.