“Sindacale” La sinistra di piazza senza «amici» al governo

27/11/2006
    sabato 25 novembre 2006

    Pagina 17 – Primo Piano

    La sinistra di piazza senza �amici� al governo

      Rizzo Sergio

        ROMA – Rina Gagliardi si augura che �non si arrivi a una frattura permanente e duratura�. Ma anche lei, giornalista prima del Manifesto e poi di Liberazione, ora senatrice di Rifondazione comunista, che la Cgil la conosce bene, sa che lo strappo appena consumatosi fra il segretario Guglielmo Epifani e la Fiom non � uno dei soliti episodi dell’ eterna dialettica interna a quel sindacato. Anche se la politica, dice, c’ entra soltanto fino a un certo punto: �La verit� � che la Fiom � riuscita grazie alla propria forza a sopravvivere a chi voleva uccidere il sindacato autonomo e conflittuale. E il contrasto di oggi segnala l’ esistenza del rischio che la Cgil cada preda del governo amico, il che sarebbe una iattura�. Perch�, sostiene Rina Gagliardi, �la prossima partita, quella delle pensioni, non si risolver� senza il consenso della Cgil� e dalla linea che seguir� Epifani potr� quindi dipendere l’ esito del braccio di ferro fra le spinte riformiste e quelle pi� radicali.

        Quello che � accaduto � comunque senza precedenti, e non sar� digerito in fretta. Prima le critiche di Giorgio Cremaschi, esponente della segreteria della Fiom iscritto a Rifondazione comunista, a Epifani, che aveva dato un giudizio positivo della Finanziaria. Poi la partecipazione della Fiom guidata da Gianni Rinaldini, alla manifestazione del 4 novembre con l’ ormai famoso striscione dei Cobas con lo slogan contro il ministro del Lavoro Cesare Damiano, che la Cgil aveva condannato. Quindi lo sciopero generale dei Cobas, sostenuto apertamente da Cremaschi. Il quale, anche dopo il direttivo della Cgil dove la sinistra estrema � stata messa all’ angolo, e dopo l’ intervista all’ Unit� nella quale Epifani ha ammonito che �le regole della Cgil valgono per tutti gli iscritti� ha avuto la forza di replicare: �Non ho intenzione di lasciare la Cgil, la mia battaglia � appena iniziata e manifester� il mio dissenso con la segreteria fino in fondo�.

        Insomma, la vicenda sembra tutt’ altro che chiusa. Ma mentre Rina Gagliardi d� una chiave di lettura di un conflitto esploso �prevalentemente per ragioni sindacali�, sottolineando che �lo schema Cgil uguale Pci � ormai saltato perch� il sindacato ha recuperato ormai piena autonomia dal partito�, Pietro Marcenaro, dirigente diessino ed ex esponente di spicco della Cgil, punta il dito soprattutto su motivazioni politiche. Questa la sua chiave di lettura: �L’ interpretazione che questa vicenda possa rientrare nel confronto fra Partito democratico e sinistra radicale � fuorviante. Piuttosto, rispecchia una dialettica molto aspra dentro Rifondazione comunista e una forte polemica contro l’ assunzione di responsabilit� di quel partito�. Marcenaro aggiunge che �attraverso l’ inasprimento del confronto nella Cgil si tenta di esercitare una pressione contro l’ attuale gruppo dirigente di Rifondazione, che appare meno settario, pi� responsabile�.

        Il dirigente dei Ds di Torino ricorda che �la dialettica con la Fiom c’ � sempre stata fin dai tempi in cui Bruno Trentin ne divent� segretario. Ma la radicalit� di quel sindacato rispecchiava una radicalit� che era nella societ�. Oggi c’ � invece molta ideologia�. Per Marcenaro �da questo radicalismo il mondo dell’ industria che la Fiom rappresenta ha tutto da perdere, perch� blocca le riforme che introdurrebbero maggiore equit�. E questo stride con la storia della Fiom, che � sempre stata per l’ innovazione, come quando si batt� per l’ unit� sindacale dando vita alla Flm. Il radicalismo della Fiom non � mai stato, come questo, alla fine conservativo�.