“Sindacale” La lotta alla precarietà divide anche la Fiom

27/11/2006
    luned� 27 novembre 2006

    Pagina 7 – Economia/Oggi

    Sui tempi e i modi,
    la lotta alla precariet� divide anche la Fiom

      Al Comitato centrale dei metalmeccanici confronto con la confederazione e tra le diverse anime della categoria

        di Luigina Venturelli

        DIVERGENZE La Cgil � poco coraggiosa nella lotta alla precariet�? Oppure la Fiom � troppo esposta in una battaglia dai contorni pi� politici che sindacali?

        Questo � il dilemma che sta disegnando il confronto non solo tra confederazione e categoria, ma anche tra le varie anime presenti tra i delegati metalmeccanici. Ovviamente in proporzioni numeriche diverse, specchio di una maggioranza che si riconosce nelle posizioni del segretario, Gianni Rinaldini, e di una minoranza che, invece, condivide le ragioni che hanno mosso il richiamo di Guglielmo Epifani.

        �Non si tratta di ideologia, ma di merito: il problema della precariet� ha visi e corpi, quelli dei lavoratori che ogni giorno vanno nelle fabbriche con contratti a scadenza�. Per Michela Spera, segretaria della Fiom di Brescia, � questo il nocciolo della questione: �L’indisponibilit� delle imprese a trattare sul tema � totale, ci� che ci permette di avviare il confronto � solo la messa in campo dei rapporti di forza. Per questo non possiamo ridurre una manifestazione di 200mila persone alle dichiarazioni sopra le righe di alcuni partecipanti�.

        La presenza al corteo del 4 novembre, pomo iniziale della discordia, � rivendicata con orgoglio anche da Emanuele De Nicola, delegato della Fiat di Melfi, dove ad ottobre sono stati 318 i licenziamenti per mancato rinnovo di contratti a tempo determinato: �La battaglia per la modifica della legge 30 non � stata decisa all’improvviso, ma � frutto di un percorso iniziato al congresso nazionale della Cgil stessa, che l’ha definita una priorit�. Il sindacato confederale ora non pu� mettere sotto accusa la Fiom per averla condotta con impegno�.

        D’altro avviso Elena Lattuada, segretaria delle tute blu della Brianza, che pure nella riunione Fiom di fine luglio aveva votato a favore della partecipazione al corteo del 4 novembre. �Con altri otto colleghi della Lombardia avevo chiesto la riconvocazione del comitato centrale, perch� ritenevo opportuno un ripensamento. Le condizioni erano mutate. L’iniziativa nata come protesta contro la precariet� veniva percepita dall’opinione pubblica – e teorizzata da Giorgio Cremaschi – come il primo movimento di conflitto sociale contro la Finanziaria. Ma non abbiamo ricevuto risposta: la Fiom si era talmente esposta che un passo indietro era ormai impensabile�. � questo, secondo la sindacalista, il vero problema da cui sorge lo scontro con la Cgil. �Sta cambiando l’identit� della categoria. La Fiom ormai ha assunto un ruolo di azione politica su grandi questioni come la precariet�, l’immigrazione, la pace. Temi che esistono anche nella Cgil, ma declinati in modo propriamente sindacale. � un paradosso: la Fiom � meno attenta alla costruzione di accordi sindacali, eppure � nata per fare accordi sindacali�.

        Una lettura opposta a quella fornita dal segretario della Fiom di Torino, Giorgio Airaudo, secondo cui le radici della polemica affondano proprio �nella diversa pratica contrattuale condotta negli ultimi anni dalla Fiom rispetto alle altre categorie�. �I metalmeccanici – spiega – hanno portato avanti una battaglia durissima contro le ristrutturazioni industriali, per difendere il ruolo delle Rsu e il diritto dei lavoratori a decidere in prima persona su aspetti contrattuali particolarmente sensibili. Tant’� che nel nostro contratto gli straordinari sono possibili solo su accordo, mentre in altre categorie pu� essere imposto dall’azienda�. Il limite vero � stato della Cgil �che non ha saputo fare sintesi delle differenti esperienze contrattuali delle categorie�. Da questa mancata sintesi �derivano anche le diverse idee su come intervenire sul governo, tra chi pensa che si possa fare di pi� sulla precariet� e chi ritiene che l’esecutivo sia troppo debole per essere disturbato�.

        Lo stimolo politico � un dovere anche per chi – come Patrizio Di Pietro, delegato dell’Ilva di Taranto – ritiene che �partecipare il 4 novembre era un obbligo per la Fiom, perch� da sempre siamo promotori di un mercato del lavoro con pi� sicurezze e garanzie�. Era inevitabile, dunque, declinare pubblicamente �la profonda delusione per l’inerzia del governo. La modifica della legge 30, che � un’offesa alla dignit� dei lavoratori, � stato uno dei principi fondamentali della campagna elettorale dell’Unione�. Sugli stessi toni Pino Torraco, delegato della Fincantieri di Monfalcone: �La Cgil ha cambiato il modo di percepire la lotta della Fiom perch� ora c’� un governo pi� vicino al sindacato. Ma noi non siamo diventati intransigenti di colpo, semplicemente portiamo avanti con coerenza la posizione decisa nel congresso di Rimini: l� Epifani, alla presenza di Prodi, chiese il superamento della legge 30. Ora mi aspetto coerenza�.

        Insomma, se tutti concordano sulla lotta alla precariet�, a dividere sono i tempi e i modi in cui la battaglia alla precariet� va condotta. Gianni Perotto, delegato della Piaggio Aero Industries, � tranciante: �O si contratta con il governo una nuova politica industriale, o la lotta alla precariet� � solo fumo negli occhi. Le battaglie ideologiche in questo momento non servono a nulla, le battaglie vere si fanno contrattando sui luoghi di lavoro: nel nostro stabilimento di Savona, ad esempio, in tre anni sono entrati 155 interinali e 155 sono stati confermati�. Insomma: �Sarebbe urgente parlare di reindustrializzazione, investimenti, formazione, invece sono anni che parliamo solo di democrazia, equit�, precariet�. Ma la ricchezza prima di distribuirla bisogna produrla: che senso ha combattere la precariet� se l’Italia sta uscendo da tutte le produzioni industriali ad alto valore tecnologico, le sole che possono reggere la concorrenza? Ma su questo non esiste alcuna piattaforma Fiom�.