“Sindacale” Epifani-Trichet, scontro sui tassi

23/05/2007
    mercoledì 23 maggio 2007

    Pagina 26 – Economia

    L’EUROGOVERNATORE AL CONGRESSO DEI SINDACATI EUROPEI A SIVIGLIA

      Epifani-Trichet, scontro sui tassi

      Il banchiere: "Moderare i salari".
      Il sindacalista: "Bce distante dalla gente"

        ALESSANDRO BARBERA
        INVIATO A SIVIGLIA

          Sarà che a fianco aveva Jurgen Peters, l’omone che guida i metalmeccanici di IgMetall e che due settimane fa ha strappato agli industriali tedeschi un contratto da favola. Sarà che poco prima, sullo stesso palco, c’era stato José Zapatero, il premier che in tre anni ha firmato 20 accordi di concertazione con i sindacati spagnoli. O forse per un momento ha visto nel banchiere di Francoforte le fattezze di quel ministro italiano che non vuole dare agli statali quel che gli statali chiedono. Fatto è che quando ieri Jean-Claude Trichet ha chiuso il suo intervento al congresso dei sindacati europei con una battuta ad effetto, Guglielmo Epifani sembrava fosse lì lì per sbottare. «Non vorrei essere crudele e chiederle a che livello erano i tassi di interesse in Italia prima dell’euro…» Forse a sua volta Trichet deve aver pensato che rispondendo così al leader del principale sindacato italiano avrebbe sistemato anche quel primo ministro professore di economia che si era lamentato in pubblico della politica dei tassi della Banca Centrale Europea. Ma Epifani un po’ se l’era cercata, con quell’accusa al banchiere centrale di essere «sempre piu’ distante» dai cittadini europei: «Non va bene che la moneta unica sia troppo forte e che i tassi aumentino tre, quattro volte l’anno. Agli italiani, ai tedeschi, agli spagnoli chi glielo spiega perché i tassi sono aumentati? Chi glielo spiega che devono pagare sempre di più per il loro mutuo a tasso variabile?» Secondo Epifani la fiducia nell’euro e nelle istituzioni dell’Europa rischia «inevitabilmente di diminuire» e vede «nelle persone distanza da questa Europa e questa Bce, troppo lontane dai loro interessi».

          Il dibattito è vecchio almeno di mezzo secolo. I tassi devono restare bassi per sostenere crescita edesportazioni o bisogna sempre e comunque tenere lontano lo spettro dell’inflazione? Trichet, che una volta era considerato un banchiere centrale non insensibile alle ragioni della crescita, oggi si trova nello scomodo ruolo del custode dell’ortodossia monetaria: «Abbiamo garantito la stabilità dei prezzi che è condizione preliminare per la crescita e l’aumento dell’occupazione. E pensiamo che spesso una parte dei 318 milioni di cittadini europei sono un po’ ingiusti verso di noi». Poi, incurante di stare nella tana del lupo, ricorda che se in Europa c’è qualcosa che cresce troppo sono i salari. «Per garantire la stabilità dei prezzi, sostenere la crescita e l’occupazione le dinamiche devono essere moderate» e i sindacati «devono mostrarsi responsabili».

          Per un sindacalista il richiamo alla responsabilità è tanto offensivo quanto quello alla «credibilità» per il banchiere centrale. Tutte balle, gli risponde Peters, il collega tedesco di Epifani. «La domanda interna ristagna. E questo perché la gente non ha soldi. Nella politiche salariali esportazioni e domanda interna devono stare in equilibrio. Altrimenti l’economia non marcia». Le ricette dei tre – Trichet, Epifani e Peters – divergono. Il banchiere dice che in Europa si guadagna bene, e che semmai il problema resta la disoccupazione. I sindacalisti insistono sullo «scarso sostegno ai consumi» anche da parte dei rispettivi governi. E se Trichet insiste – dice Peters – «con le ricette neoliberiste» per Epifani non guasta un po’ di caro e vecchio Marx. «La produttività in questi anni è andata sempre a favore delle imprese anziché del lavoro. Sarebbe necessario recuperare oltre all’inflazione anche un po’ di produttività». Siccome oggi l’economia va, è bene – fa capire il leader Cgil – che anche i lavoratori ne abbiano qualche vantaggio. E «non è giusto che Francoforte faccia una equazione stretta fra inflazione e rinnovi contrattuali». Padoa-Schioppa è avvertito: 101 euro agli statali. E non se ne parli più.