“Sindacale” Epifani tira dritto sulla Fiom

24/11/2006
    venerd� 24 novembre 2006

    Pagina 41 – Economia

      IL RETROSCENA

        Epifani tira dritto sulla Fiom
        resa dei conti al comitato centrale

          E Liberazione attacca il leader Cgil: spegne la dialettica

            ROMA – �Parteciper� alla riunione del comitato centrale della Fiom�. Forte del consenso ottenuto dal direttivo della Cgil, Guglielmo Epifani, leader della confederazione, ha deciso di andare fino in fondo nella sfida con la maggioranza dei metalmeccanici. Per ribadire la sua linea, �la linea della Cgil�, come ha voluto sottolineare ieri a Torino, dopo lo strappo provocato dalla Fiom con l�adesione alla manifestazione del 4 novembre, insieme ai Cobas, contro il lavoro precario.

            Il "parlamentino" della Fiom � stato convocato per luned�. Il segretario generale Gianni Rinaldini spiegher� le ragioni del dissenso con la Cgil e le conclusioni potrebbero essere affidate ad un voto. In questo caso i risultati saranno opposti a quelli del direttivo confederale: infatti, quella che � maggioranza nella Cgil � la minoranza nella Fiom. Un voto delicato, dunque, perch� riguarda il ruolo stesso che la Fiom intende giocare da una parte nel rapporto con la Cgil, e, dall�altra, anche sullo scacchiere della politica.

            La conferma che si tratti di un passaggio-chiave � arrivata ieri con un attacco molto forte sulla prima pagina del quotidiano di Rifondazione comunista, Liberazione, a Epifani accusato di �aver messo in mora� l�autonomia del sindacato, nonch� �il diritto alla dialettica�. Il tutto – secondo Liberazione – �sulla base di un�idea molto antica – non vorremmo usare il vecchio termine: stalinista – della politica, tutta costruita sulle ragioni superiori del proprio schieramento, sull�accettazione della subalternit�, e sul complesso del "fortino assediato" (fortino ortodosso della Cgil), da difendere a ogni costo dichiarando lo stato di emergenza�. Giudizi pesanti che il capogruppo del Prc alla Camera, Gennaro Migliore, ha cercato di ridimensionare �ad un commento espresso in autonomia dal giornale�, ma ribadendo anche �l�errore� commesso da Epifani nell�aver messo sullo stesso piano la manifestazione del 4 novembre (quella sul precariato, ndr) e quella del 18 novembre (pro Palestina, ndr).

            � evidente che la polemica sulle manifestazioni � stata solo un detonatore. Sostiene Fausto Durante, segretario nazionale della Fiom in cui � anche il "capo" della minoranza riformista (poco pi� del 20 per cento a Corso Trieste): �Da tempo � in atto un tentativo di Opa sulla Fiom per trasformarla nel sindacato di riferimento di Rifondazione e di un pezzo della sinistra radicale�. Replica Migliore: �Questo � un modo di ragionare che appartiene ad una cultura stalinista. La stagione del sindacato cinghia di trasmissione del partito si � chiusa con la fine del Pci. Oggi l�autonomia del sindacato � un valore in s�. Eppure in molti non esitano a collegare l�accentuazione dello scontro all�interno della Cgil con il tentativo dell�area riformista della coalizione di governo (Fassino-Rutelli) di avviare la cosiddetta "fase 2" dell�azione di governo per l�approdo, poi, al Partito democratico. Meglio una resa dei conti subito, allora, piuttosto che nel bel mezzo del confronto sulle pensioni, per esempio. � una chiave di lettura che, tra gli altri, condivide Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, iscritto a Rifondazione e animatore della minoranza Cgil "Rete 28 aprile": �C�� una doppia pressione sul sindacato perch� si sta avvicinando la trattativa sulle pensioni e il mercato del lavoro, ma anche la fase costituente del Partito democratico. Il punto – sostiene – � che la Fiom ha una strategia diversa, quella di un sindacato che si "autorappresenta"�. Quello che nel passato si chiamava "pansindacalismo", con il sindacato che va oltre la tutela degli interessi dei propri iscritti o rappresentanti, per entrare direttamente nella sfera della rappresentanza politica.

            Certo che questa strada porti fuori tema � invece Paolo Nerozzi, segretario confederale, che ha avuto sempre un ruolo di pontiere tra le diverse componenti della Cgil. �La discussione in atto – dice – � solo di merito, di merito sindacale. Il Partito democratico? Non c�entra assolutamente nulla, peraltro io sono anche contrario�. N�, a parere di Nerozzi, si pu� parlare di una Cgil troppo timida nei confronti del governo Prodi: �Come sempre dobbiamo tenere conto delle fasi della politica. Per� abbiamo manifestato per i pensionati e scioperato nelle universit�. E poi: per gli interessi che rappresentiamo era forse meglio il governo Berlusconi?�