“Sindacale” Cremaschi: «vado avanti per la mia strada»

23/11/2006
    gioved� 23 novembre 2006

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    L’intervista

      Giorgio Cremaschi: �Io vado avanti per la mia strada, la spaccatura � evidente, lo scontro � durissimo�

        Voglio evitare un accordo come quello del ’93

          di Giampiero Rossi

          �Rivendico il diritto al dissenso che non pu� essere che pubblico, altrimenti se non � pubblico che dissenso �?�. Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom e leader della �Rete 28 aprile�, la corrente di sinistra della Cgil, non si trova affatto a disagio nei panni del ribelle. Neanche quando, come in questo caso, lo scontro si fa pi� duro e si consuma tutto all’interno del “suo” sindacato. Perch� nonostante tutto li assicura di non trovarsi affatto a disagio all’interno di questa Cgil che adesso lo richiama. E spiega anche qual � il suo obiettivo politico: �Impedire che si arrivi a un nuovo 23 luglio�.

          Cremaschi, questa volta Epifani non ha usato giri di parole. Lei non si sente a disagio?

            �Per niente, ho passato momenti peggiori nella mia vita di sindacalista. Anzi, mi sento molto stimolato�.

            Sar�, ma � stata ipotizzato anche il rinvio della questione ad �altre sedi�, quindi ben al di l� della dialettica politica…

              �Altre volte, in passato, all’interno della Cgil la discussione interna � arrivata sulla soglia degli organismi disciplinari, ma non credo che ci� accadr� in questo caso�.

              E perch� no?

                �Perch� il mondo � cambiato e in tutte le grandi organizzazioni � maturata la consapevolezza che il dissenso esiste e io dico per fortuna esiste. Sarebbe un errore affrontarlo per vie disciplinari e credo che ci� sia molto chiaro anche a Guglielmo Epifani�.

                Per� il livello delle accuse reciproche � piuttosto alto. Tutto normale, secondo lei?

                  �Epifani dice quello che dice e io contesto a lui e alla Cgil il collateralismo con la maggioranza di governo. Non lo dico io, � praticamente scritto nel documento finale del direttivo�.

                  Appunto, non � un’accusa di poco conto…

                    �Non drammatizzerei cos� tanto, in fin dei conti del collateralismo della Cisl con la Dc si � parlato per decenni, con durissimi scontri anche all’interno della stessa Cisl, non � mica la fine del mondo�.

                    Ma non le fa effetto sapere con certezza che queste sue parole verranno subito utilizzate dall’opposizione di destra contro la stessa Cgil?

                      �Non mi fa nessun effetto. Se una cosa � giusta � giusta, se � sbagliata � sbagliata. Nella storia del movimento operaio ha dominato a lungo questa remora della strumentalizzazione ,ma io credo che il danno dell’autocensura sia ben peggiore. Quindi preferisco la strumentalizzazione. La spaccatura � evidente, lo scontro durissimo. Ma io vado avanti per la mia strada. La relazione di Epifani, che non condivido sia nel merito che nel metodo, serve solo a mascherare la crisi della Cgil. Voglio discutere di questo e non di altro, perch� � in gioco l’indipendenza della Cgil rispetto al quadro politico�.

                      E qual � il suo obiettivo?

                        �Io faccio tutto questo con un obiettivo molto chiaro: impedire che si arrivi a un nuovo 23 luglio, cio� a un novo mega-accordo di concertazione in cui entrerebbero temi come le pensioni e la flessibilit�. E dico anche che se, per smentirmi, la Cgil, non arriver� a quell’accordo sar� contentissimo�

                        Quindi continuer� ad andare in piazza con i Cobas e contro la Cgil?

                          �Continuo a pensare che quella del 4 novembre sia stata una grande manifestazione e che la Cgil avrebbe dovuto valorizzarla. Considero inoltre sbagliato fare un fascio comune di scelte sbagliate di Cobas o altri movimenti. Soprattutto non possiamo nemmeno indirettamente lasciare incombere la tematica della violenza e del terrorismo su tutto questo. Anche noi abbiamo dovuto fronteggiare questi modi di affrontare le questioni quando siamo scesi in piazza nel marzo del 2002. Io sono per un linguaggio che elimini la logica amico-nemico, anche all’interno della nostra organizzazione, ma intendo applicarlo a tutti, a Damiano, a Maroni, a Sacconi�.