“Sindacale” Confindustria, Cisl e Uil sposano la linea D’Alema

05/12/2006

    marted� 5 dicembre 2006

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    PATTI. LA CGIL NICCHIA di ETTORE COLOMBO

      Confindustria, Cisl e Uil
      sposano la linea D’Alema

        Il governo
        rilancia,
        Montezemolo
        pure,
        Epifani no

        Una discussione che, all’interno del mondo sindacale, sembrava sapere solo di stant�o, quella su un nuovo �patto per la produttivit�, potrebbe ricevere nuova linfa grazie al pressing che il governo unionista potrebbe mettere in campo a partire dal 2007. Il vicepremier Massimo D’Alema � stato molto chiaro, al convegno di Italiani/Europei convocato – alla presenza del gotha bancario e industriale, ma �senza nemmeno la presenza di un esponente del sindacato�, si fa notare con una punta polemica dentro la Cgil – lo scorso weekend a Sesto San Giovanni. �Serve un nuovo patto tra le forze sociali come condizione per affrontare le nuove sfide del Paese�, ha detto D’Alema, non dimentico di quando era lui presidente del Consiglio e aveva la Cgil di Cofferati di fronte: ci prov� allora, nel 1998 (quando prese il nome di �patto di Natale�), e ci riprova adesso. A ruota lo segue il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta: �Finito il percorso della Finanziaria, dobbiamo far partire un patto sulla produttivit�. Del resto, lo stesso ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa ne aveva accennato a pi� riprese, il ministro Damiano lavora da sempre per cercare nuove e migliori forme di concertazione – a volte perseguita e ottenuta, a volte meno – tra le parti sociali e anche Prodi sarebbe della partita. Per i montezemoliani, per�, il punto non � stabilire �a priori� lo strumento, e cio� se si tratter� di un �nuovo patto del ’93 o di una sua semplice manutenzione�, quanto l’obiettivo, e cio� �far tornare a crescere la produttivit�, che negli altri Paesi aumenta e invece in Italia diminuisce, sia per cause interne al modo di produrre che esterne�. Certo � che Confindustria non vede l’ora di sedersi intorno al tavolo e cominciarne a discutere. Ambienti vicini al presidente Montezemolo – che sull’idea di un nuovo �patto sociale� rilanci� la sua azione alla ripresa settembrina e ne riformul� i termini, ponendolo come �obiettivo di fase� della seconda parte del suo mandato, davanti ai giovani industriali a Capri – spiegano puntuti non solo che �D’Alema ha raccolto una sollecitazione nostra, espressa a pi� riprese�, ma anche che �la Cgil, di fronte a pareri numerosi e importanti che chiedono di darvi il via, non pu� continuare a condizionare il quadro e la discussione mettendosi di traverso�. Ma fanno anche capire di essere disponibili a �discutere di tutto, senza incanaglirsi sui nomi e i contenitori�.

        Cisl e Uil sposano appieno la linea confindustriale. Per il segretario della Cisl Raffaele Bonanni �il sindacato � pronto a fare la sua parte� mentre il segretario generale aggiunto Pierpaolo Baretta, oltre a sottolineare l’importanza di una discussione �che lega finalmente il dibattito sulla crescita a quello sulla redistribuzione�, chiede soprattutto �una strategia negoziale complessiva, sulle riforme, a partire dalle pensioni, per non isolare un tema solo�. Per il segretario della Uil Luigi Angeletti, �il governo pu� fare cose importanti per favorire un patto, come per esempio non mettere tasse sugli aumenti salariali legati alla produttivit�. La Uil � disponibile – sottolinea – ma sappiamo che non tutti nel movimento sindacale la pensano allo stesso modo�. Il riferimento � alla Cgil. Epifani non interviene, per ora, nel dibattito, anche se i suoi spiegano che le priorit� sono altre, dalla sicurezza sul lavoro (�rispetto al quale il silenzio delle imprese � imbarazzante�) al nodo precariet�. Conferma il segretario confederale Mauro Guzzontato: �Le nostre priorit� si chiamano pensioni e precariet�, vogliamo discutere subito di questo. Per il resto, vedo solo una enunciazione di titoli, ma non un’agenda precisa. Inoltre, resta aperta la necessit� di una posizione unitaria con Cisl e Uil�. Poi c’� la Fiom, radicalmente contraria non foss’altro perch� teme che rimettere mano al patto del’93 vuol dire �ridiscutere� (e dunque svellere) l’attuale struttura contrattuale. I riformisti interni sono molto pi� possibilisti, ma con rigorosi paletti. �Innanzitutto deve essere chiaro – spiega il presidente dell’Ires-Cgil Agostino Megale – che l’aumento della produttivit�, che non � un mostro, come pensano i massimalisti della Fiom, deve andare di pari passo con il superamento della precariet� e dunque sarebbe meglio parlare di patto per la produttivit� e la stabilit� del lavoro. Poi, bisogna coinvolgere anche il sindacato. Trovo curioso che il presidente D’Alema, al suo seminario, non l’abbia fatto�. Megale, per cominciare, propone di dare vita a dei �forum� sulla produttivit�, per capire come si forma e a chi va, ma rifiuta l’idea, �cara a Bombassei (vicepresidente di Confindustria, ndr.) che si produce di meno perch� si lavora di meno e si sciopera di pi�. E’ vero il contrario: in Italia si lavora di pi� della media Ue e le ore di sciopero sono fisiologiche, il vero problema � il nanismo industriale�. Per Megale, per�, �il 2007 � l’anno buono affinch�, assieme agli ammortizzatori sociali e alla stabilit� del lavoro, si metta mano al patto per una nuova politica dei redditi�. Solo che Confindustria si rifiuta – e lo ha ribadito anche ieri con una nota ufficiale – di buttare a mare la legge Biagi, che difende (�le norme sulla flessibilit�, a partire dal pacchetto Treu, hanno fatto crescere di tre milioni i posti di lavoro�, spiega la nota) ma anche e soprattutto di �sfogliare i petali della margherita uno ad uno, come cerca di fare il ministro Damiano con l’ipotesi di avviso comune sui contratti a termine. Bisogna affrontare invece i problemi tutti assieme, all’interno di un nuovo quadro e, appunto, di un nuovo patto sociale�. La parola torna alla Cgil.