“Sindacale” Call center, la «toppa» del direttivo Cgil

24/11/2006
    venerd� 24 novembre 2006

    Pagina 11 – Capitale&Lavoro

      Call center, la �toppa� del direttivo Cgil

        An. Sci.

        Il direttivo Cgil, due giorni fa, ha deciso di mettere una �toppa� all’avviso comune tanto contestato, quello che autorizza il ricorso al lavoro a progetto per gli operatori outbound . L’avviso contraddice in modo lampante le conclusioni del Congresso di marzo, che auspica l’eliminazione della figura del lavoratore parasubordinato per via legislativa e l’estensione dell’intero corpus dei diritti – oggi riservati ai soli subordinati – a tutto il lavoro �economicamente dipendente�. Come hanno riferito le cronache di ieri, il documento di Guglielmo Epifani � passato con 87 voti favorevoli, contro i 16 del testo di Dino Greco, che chiedeva il ritiro della firma. Il documento di Epifani rappresenta un compromesso con una parte della sinistra Cgil che aveva espresso contrariet� rispetto all’avviso comune: si � deciso di mantenere in piedi il testo dell’accordo con Cisl, Uil e imprese, indicando per� un’interpretazione �restrittiva� per la futura contrattazione. Il direttivo ha dato mandato alla segreteria nazionale di inviare una lettera a Confindustria, �possibilmente di carattere unitario�, che utilizzando �i nuovi spazi contrattuali aperti dall’avviso comune, ribadisca con nettezza� alcuni impegni negoziali. Sono dunque elencati i quattro punti su cui si impegna la Cgil (e, se mai accettassero, Cisl e Uil): 1) in situazioni come quella di Atesia, dove ci sia stato un intervento del servizio ispettivo, gli accordi dovranno essere coerenti con le conclusioni ispettive (non a caso Epifani aveva ribadito che �per la Cgil i 3200 lavoratori di Atesia sono subordinati�); 2) il lavoro autonomo non potr� avere costi e diritti inferiori rispetto a quelli previsti dal contratto nazionale, e dovr� avere come riferimento imprescindibile l’effettiva prestazione realizzata (in termini di autonomia, orari) e l’autodeterminazione delle modalit� di prestazione rispetto all’organizzazione aziendale; 3) la stabilizzazione deve andare di norma verso il lavoro a tempo indeterminato, negoziando orari tali da garantire una retribuzione equa e il rispetto dei contratti nazionali; eventuali contratti a termine dovranno rispettare causali, tetti e durata dei contratti nazionali; l’apprendistato dovr� avere autentici fini formativi e non usi impropri; 4) i lavoratori che non accetteranno la transazione sindacale sui pregressi salariali, avranno comunque l’assistenza della Cgil. Il punto 2, che fissa un lavoro autonomo pressoch� parificato al dipendente, � un generoso tentativo di far rientrare dalla finestra quanto delle tesi congressuali era stato messo alla porta. Come dire: se lavoro autonomo ci sar� (comunque reso pi� difficile dalla necessit� di dimostrare �l’autodeterminazione delle modalit� di prestazione rispetto all’organizzazione aziendale�), dovr� costare almeno quanto il lavoro dipendente, e riconoscere ferie, malattia, etc. (ma non, ovviamente, l’articolo 18). Tutto bene: ma Cisl, Uil e Confindustria come la vedono? L’avviso comune � stato firmato e adesso, ai singoli tavoli, sta alla forza contrattuale della sola Cgil difendere l’interpretazione �restrittiva�: fatica improba a cui vengono chiamate le strutture alle prossime trattative, pur di non ritirare una firma diventata pietra dello scandalo.