“Sindacale” Bonanni: subito il patto sulla produttività

30/10/2006
    luned� 30 ottobre 2006

    Pagina 5 – Primo Piano

    Bonanni: facciamo subito
    il patto sulla produttivit�

      intervista
      LUIGI GRASSIA

        �Il patto per la produttivit� va fatto subito: perch� serve alla competitivit� del Paese e perch� � l’unico modo per dare buste paga pi� consistenti ai lavoratori, dopo anni e anni passati a trattare sui contratti solo per recuperare i buchi scavati nei redditi dall’inflazione�. Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, sollecita il governo a inserire la sua proposta in Finanziaria e rilancia l’idea di una partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, a partire dalle prossime �utility� da privatizzare.

        Ma questo patto per la produttivit� non sar� il solito slogan? Qual � la sostanza?

          �Prodi dice che l’Italia deve crescere almeno del 3% all’anno come la Spagna. Io da sindacalista commento: bene, questo mi piacerebbe molto, perch� se si crea pi� ricchezza poi la si redistribuisce. Per� la Spagna dimostra che la crescita va stimolata, gestita. In Spagna si incentivano fortemente gli accordi sociali. Lo faceva gi� il centrodestra di Aznar e ora lo fa la sinistra di Zapatero. Invece, in Italia il governo vuol fare le nozze coi fichi secchi. Noi abbiamo condiviso il taglio del cuneo fiscale ma adesso io dico che il taglio va affiancato con un altro strumento che stimoli la produttivit�.

          Quindi?

            �Chiunque giri per l’Italia si accorge che la prima richiesta degli imprenditori � avere flessibilit� sugli orari e sull’organizzazione del lavoro, perch� il ritmo, l’altalena delle commesse nell’economia globalizzata impongono questo tipo di flessibilit�. Bene, questo tipo di flessibilit� pu� essere concesso, in cambio di pi� salario e di forti detrazioni fiscali sugli incrementi salariali derivanti dalla maggiore produttivit�.

            Tecnicamente si pu� tassare una specifica fetta del salario in base alla sua origine?

              �Certo. Gi� adesso la contrattazione di secondo livello gode di uno sgravio contributivo del 3%. Io poi vengo dall’edilizia dove c’� uno sgravio per le aziende che garantiscono a ogni lavoratore le 40 ore settimanali�.

              Un’altra obiezione: se gli imprenditori dicono va bene trattare sugli orari, ma allora trattiamo anche su tutte le altre forme di flessibilit�, per esempio la stabilit� del posto di lavoro?

                �Noi siamo pronti a discuterne. Poi si vedr�. Adesso � importante rimettere in moto la discussione fra le parti sociali. In questo momento il dibattito sui temi economici e sociali � stanco, � sciatto. Si sentono sermoni da certi pulpiti, da certi falsi riformisti che parlano solo di tagliare le pensioni e il pubblico impiego. Invece, quando noi parliamo di patto sulla produttivit� il governo nemmeno risponde. � quantomeno anomalo. Parlano di fase 2: ma che cosa vogliono dire? Ha c�lto nel segno il senatore Ciampi quando ha detto che questa Finanziaria sembra non avere una “missione”�.

                Lei ha accennato ultimamente alla necessit� di far partecipare i lavoratori alla gestione delle imprese.

                  �Il primo esempio � la nascente superbanca Sanpaolo-Intesa, nel cui consiglio di sorveglianza crediamo che possa sedere un esperto indipendente indicato dai lavoratori. Sarebbe utile aprire una discussione anche sulla non rinviabile privatizzazione delle imprese di servizi. Se i lavoratori fossero presenti nel capitale di queste e altre imprese con i loro risparmi, e avessero i loro rappresentanti nei consigli, ci sarebbe una spinta alla produttivit�.

                  Questo si � gi� provato con altre privatizzazioni. Si distribuiscono un po’ di titoli, cos� per un anno non si sciopera. Poi i lavoratori vendono i titoli e tutto riprende come prima. Penso a una compagnia che ora rischia di fallire…

                    �No, io non sto pensando a partecipazioni di breve periodo. Ma per prendere spunto da quello che ha detto lei, le privatizzazioni in Italia sono state fatte malissimo. False liberalizzazioni hanno creato dei monopoli privati, in cui i proprietari non sono interessati a investire ma solo a incassare senza fatica. Ci sono concessioni telefoniche o autostradali senza garanzie di tutela del bene pubblico. Invece servono liberalizzazioni vere, nelle imprese, nelle professioni e anche nei taxi�.

                    Due manifestazioni contemporanee a Roma: quella dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil, e quella dei commercianti.

                      �La differenza � che noi chiederemo che tutti paghino le tasse mentre loro, immagino, si lamenteranno che le tasse sono gi� alte. Il che � vero, ma solo perch� in troppi non le pagano. L’83% del gettito fiscale viene dai lavoratori dipendenti�.