Sicurezza sul lavoro monito di Napolitano

11/10/2010

MODENA – «Inammissibili superficialità e gravi negligenze». Quella contro le morti bianche è una delle preoccupazioni e delle battaglie che contraddistinguono il settennato di Giorgio Napolitano: la lotta per la sicurezza su lavoro. Troppi morti, una strage giornaliera, sulla quale il Quirinale ha lanciato messaggi su messaggi, cercando di sensibilizzare la politica per arginare il problema. Ieri, l’ennesimo appello, approfittando della 60/a giornata indetta dall’Anmil (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi sul Lavoro) a Modena: «Nonostante i progressi che hanno contribuito a contenere il grave fenomeno, continuano purtroppo a registrarsi ogni giorno infortuni sul lavoro, troppo spesso mortali, anche a causa di inammissibili superficialità e gravi negligenze nel garantire la sicurezza dei lavoratori». Rinnovando la solidarietà e la vicinanza alle vittime, il capo dello Stato ha aggiunto che «l’incolumità e la salute dei lavoratori costituiscono valori primari per la società e la loro tutela è interesse non solo del singolo lavoratore, ma di tutta la collettività. Dobbiamo perseguire con impegno – ha esortato Napolitano – una politica sistematica e continua di prevenzione e promozione della salute nei luoghi di lavoro, ispirata ad una cultura della legalità e sicurezza e basata su una costante e forte vigilanza sul rispetto delle norme e delle condizioni di lavoro».
Tanti gli interventi del capo dello Stato sul tema. Il 1° maggio di tre anni fa venne dedicato proprio a questo. «E’ assurdo che si debba morire sul lavoro. E aggiungo io, per salari bassi, talvolta indecenti». Parole durissime e appassionate, pronunciate davanti ai famigliari delle vittime. «Non limitiamoci alla denuncia» ma bisogna sentire «il dovere istituzionale di reagire, di indignarsi, di gettare l’allarme, di sollecitare risposte. Dobbiamo volere condizioni di lavoro più umane, più civili, più rispettose dei bisogni e della dignità di tutti. Dobbiamo volere un’Italia migliore». «E’ un problema non nuovo ma più che mai scottante, che deve costituire oggetto di costante impegno nel presente e nel futuro, di cui ognuno di noi deve sentire tutto il peso umano e sociale». Le medie annuali sono spaventose: circa un milione di feriti e più di mille morti, una media di tre al giorno.
Secondo i calcoli Anmil, le morti di cui i giornali hanno dato conto fino a settembre erano circa 350. I numeri dell’Osservatorio sulla Sicurezza di Vega Engineering di Mestre parlano di una media giornaliera, drammatica, che non ha rallentato neppure durante il periodo estivo. Cinquanta morti solamente in agosto. Lombardia e Veneto sono sempre prime nella graduatoria delle morti bianche, rispettivamente con 54 e 40 vittime. Mentre la Sicilia risale dal quarto posto al terzo e con la Puglia, sempre sul podio, ne conta 29. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha indicato le strade da seguire per centrare l’obiettivo di diminuire ulteriormente questa strage quotidiana, a cominciare dalla piena applicazione del testo unico che coniuga la formazione alla vigilanza. E proprio sulla vigilanza i carabinieri avranno un impegno maggiore e più diretto nei controlli.