Sicurezza: quattro morti al giorno

29/03/2005
    martedì 29 marzo 2005

    primati italiani

      Quattro morti al giorno
      978mila infortuni l’anno

      ROMA Un quarto degli incidenti mortali sul lavoro che si verificano in un anno nell’Europa dei quindici si registrano in Italia: nel 2003 sono stati 1.394, quattro morti al giorno. Complessivamente gli infortuni sono stati 978mila. Il nuovo rapporto Inail è atteso per la fine di aprile, alcune stime relative al 2004 diffuse in dicembre danno il «fenomeno» in lieve flessione, ma come dice la segretaria confederale della Cgil Paola Agnello Modica «il calo non è certo sufficiente visto che poi si devono aggiungere circa 300 morti l’anno per malattie professionali, oltre le tante malattie non riconosciute, non tabellate, non denunciate». Le statistiche peggiori sono per donne e immigrati «anche a causa della precarietà del lavoro e delle attività più rischiose o con minor formazione e informazione». Sempre l’Inail valuta che con una corretta gestione aziendale, il 40% degli infortuni gravi e mortali potrebbero essere evitati».

        Non è in questa direzione che va il disegno del governo con il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, un codice bocciato dai sindacati che lo definiscono «una rivoluzione copernicana a ritroso», se passasse così come è «sarebbe un altro durissimo colpo al mondo del lavoro», continua Agnello Modica, «si azzerano principi e regole che, prima ancora che materia sindacale pensavamo fossero fondamento consolidato della nostra democrazia. Ma il governo ha deciso di assecondare le aree più retrive dell’imprenditoria italiana». Le parti sociali sono state consultate poco e male dall’esecutivo che però si è visto frenare dalla Conferenza Stato-Regioni che ha dato parere negativo, ed è l’unico parere vincolante. Quindi gli emendamenti presentati dalle Regioni non potranno essere ignorati. Le Regioni hanno contestato la bozza di decreto anche sotto il profilo della legittimità costituzionale, visto che la sicurezza del lavoro è materia «decentrata», lo Stato dovrebbe occuparsi dei principi, non anche dei dettagli come invece ha pensato bene di fare il ministero del Welfare. Cgil, Cisl e Uil hanno elaborato un documento unitario con osservazioni molto critiche (per gran parte coincidenti con quelle del procuratore aggiunto Raffaele Guariniello) ma anche proposte, e ora si aspettano di essere convocati.