Sicurezza, An resuscita il capofabbricato

03/02/2005





 
   
mercoledì 2 Febbraio 2005
SOCIETÀ






 

Sicurezza, An resuscita il capofabbricato
Un disegno di legge riforma i compiti dei vigilantes: «Proteggeranno le case per prevenire i reati»

C. L.


ROMA
Vigilantes trasformati in poliziotti. E i vecchi portieri di casa trasformati in vigilantes. Tutto nel nome della sicurezza che un disegno di legge della maggioranza vorrebbe trasferire dalla mani delle forze dell’ordine in quelle di nuovi soggetti dai contorni ancora troppo incerti. Grimaldello della riforma – che preoccupa non poco le opposizioni – è un concetto, quello di sicurezza sussidiaria intorno al quale ruota un testo di ridefinizione dei compiti degli istituti di vigilanza privati in discussione alla Camera. Presentato dall’ex maresciallo dei carabinieri, oggi deputato di An, Filippo Ascierto insieme al capogruppo Ignazio La Russa, il provvedimento ha subìto col tempo numerose modifiche, alcune delle quali talmente tecniche da rendere molti suoi passaggi oscuri perfino per i componenti della commissione Affari costituzionali che lo stanno esaminando. A partire proprio dal concetto di sicurezza sussidiaria. Che vuol dire? «Per la maggioranza si tratta di tutte quelle attività che si propongono di garantire ai cittadini la libera fruizione dei loro beni, anche immateriali» spiega la diessina Marcella Lucidi, per la quale la stessa definizione introduce un ulteriore interrogativo: cosa si intende per beni immateriali? «Sicuramente le opere dell’ingegno e la privacy. Ma poi? Temo che il governo voglia comprendere anche la tutela della persona fisica, compito che invece oggi è affidato alle sole forze di polizia».

Numeroso l’elenco dei soggetti ai quali, per il governo, sarebbe affidata la sicurezza sussidiaria. Guardie giurate a parte, si va dagli investigatori privati agli istituti di recupero crediti, alle attività antitaccheggio a quelle società che si occupano di accertamenti commerciali. «Strizzano l’occhio a tutti pensando di accontentare il maggior numero di persone», commenta sempre Lucidi.

Inevitabili i rischi che un simile allargamento comporta. Come dimostra quanto accaduto ieri, quando i membri della commissione Affari costituzionali hanno dovuto fare i conti con un emendamento che inseriva, tra i soggetti previsti dalla legge, anche il personale addetto ai servizi di sorveglianza ai luoghi di intrattenimento e spettacolo. «Sarebbe a dire i buttafuori», spiega Lucidi.

E i portieri? Che c’entrano i vecchi e rassicuranti custodi dei palazzi? Stando alle nuove norme, se l’attività di portierato viene affidata a un istituto di vigilanza, come capita per i grandi condomini, il vigilante dovrebbe essere iscritto in un registro presso la Questura e, cosa più importante, dovrebbe «riferire ogni circostanza utile per la prevenzione e la repressione dei reati». Insomma, spiega sempre la Lucidi, «il vecchio custode lascerebbe il posto al capo-fabbricato di memoria fascista».

Macché, replica secco l’autore della legge, il nazional-alleato Filippo Ascierto, secondo il quale quella dei capi-fabbricato «è una bufala della sinistra». «Se un condominio in futuro vorrà avvalersi di un portiere che svolga anche funzione di vigilanza e salvaguardia dell’immobile – spiega Ascierto – può scegliere tale figura tra coloro che sono stati appositamente formati, autorizzati e inseriti in un albo. Se invece vorrà il tradizionale portiere che effettua la pulizie e consegna la posta, lo potrà fare liberamente. La sinistra fa confusione su cose che sono invece molto chiare».