“Sicurezza 3″ Una tutela più ampia con meno formalismi (M.Tiraboschi)

19/11/2004

    venerdì 19 novembre 2004


    sezione: NORME E TRIBUTI – pag: 25
    ANALISI
    Una tutela più ampia con meno formalismi
    di MICHELE TIRABOSCHI
    Il Testo Unico della normativa in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, varato in prima lettura dal Consiglio dei ministri, è un provvedimento imponente (ben 187 articoli, XIII Titoli e XVI allegati tecnici) che si caratterizza per un campo di applicazione vastissimo. Una volta approvato in via definitiva, presumibilmente entro marzo del 2005, il decreto interesserà infatti non solo tutti i settori di attività, pubblici e privati, ma anche tutti i lavoratori, indipendentemente dal tipo di contratto che li lega a un determinato utilizzatore, collocandosi così ben oltre la tradizionale area del lavoro dipendente.

    Il Testo Unico è infatti destinato a trovare applicazione non solo nell’ambito del lavoro atipico, che notoriamente presenta elevati profili di criticità proprio con riferimento al grado di incidenza del fenomeno infortunistico, ma anche in quello del lavoro autonomo. Integralmente, e per quanto compatibile, con riferimento alle co.co.co., anche nella modalità a progetto di cui alla legge Biagi, là dove la prestazione, pur svolta in regime di autonomia, venga realizzata nell’ambiente di lavoro di cui è responsabile il committente. Solo parzialmente, invece, per le prestazioni di lavoro autonomo rese senza vincolo di coordinazione e continuità, rispetto alle quali troveranno applicazione unicamente i precetti in materia di sorveglianza sanitaria e le regolamentazioni relative ai dispositivi di protezione individuale.


    L’estensione del raggio di azione della normativa antinfortunistica, che supera in modo significativo il tradizionale atteggiamento formalistico rispetto ai temi della sicurezza, dovrebbe peraltro risultare adeguatamente bilanciata, sul piano degli oneri per il sistema delle imprese, da uno sforzo di coordinamento, razionalizzazione e semplificazione delle disposizioni vigenti, frutto della stratificazione alluvionale di norme, molte delle quali di derivazione comunitaria, emanate nell’arco di oltre 50 anni.


    Ne dovrebbe beneficiare, prima di tutto, il sistema delle piccole e medie imprese, a cui la disciplina attuale impone adempimenti burocratici e obblighi procedurali, taluni dei quali sanzionati penalmente, pensati per l’impresa di grandi dimensioni, con rapporti di lavoro stabili e con una struttura organizzativa in grado di ammortizzarne i costi. Vero è, peraltro, che l’eccesso di regolamentazione legislativa e formalismo, che caratterizza l’attuale normativa in materia di salute e sicurezza, ha finito il più delle volte per disincentivare le piccole e medie imprese a cogliere e realizzare gli aspetti sostanziali, di natura organizzativa e comportamentale, che rendono effettivo il perseguimento della tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.


    A fronte di una normativa farraginosa e complessa — difficilmente esigibile soprattutto nel contesto della piccola impresa — gli operatori economici si sono infatti orientati, il più delle volte, al mero soddisfacimento degli aspetti puramente formalistici. Prova ne sia il fatto che, nell’arco dell’ultimo decennio, l’aumento degli infortuni mortali sul lavoro nell’industria è stato pari a 31,5%, a fronte di un incremento pari addirittura al 71,5% nelle imprese di dimensioni minori. Di qui l’idea, invero tutta da verificare sul piano della pratica applicativa, di una tecnica legislativa per obiettivi più che per regole formali, attraverso normative più facilmente accessibili e adattabili ai diversi contesti organizzativi e alle modalità, oggi sempre più differenziate e articolate, di svolgimento del lavoro.


    Emblematico, da questo punto di vista, è il ruolo assegnato alla bilateralità, nella convinzione che soprattutto le aziende di dimensioni minori possano beneficiare di una semplificazione degli adempimenti di sicurezza ove, su base volontaria, aderiscano a un ente bilaterale, a cui vengono ora affidati delicati compiti di controllo sociale sulla effettiva applicazione dalla disciplina prevenzionistica.


    Altrettanto significativo, poi, è il rinvio alle norme di buona tecnica e alle buone prassi che, fermo restando un nucleo intangibile di obblighi fondamentali, fanno diretto riferimento a soluzioni organizzative o procedurali considerate rispondenti ai requisiti generali di salute e sicurezza e a cui dovranno corrispondere gli standard tecnico-costruttivi di macchine, impianti, apparecchi elettrici e di altri settori specifici di interesse per la tutela dei lavoratori. Una tecnica, questa, con cui è stato possibile discernere, nell’area penalmente sanzionata della legislazione degli anni Cinquanta, le norme obsolete, da eliminare, dalle norme tutt’ora valide e da mantenere a presidio dell’obiettivo della tutela del lavoratore.


    Il quadro qui sommariamente descritto ci consegna una riforma fortemente innovativa e anche coraggiosa, dunque. Ma per questo indubbiamente soggetta a critiche, perplessità e forti contrapposizioni. L’auspicio è che l’esperienza maturata negli ultimi anni sulla legge Biagi e sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori abbia insegnato qualcosa tanto al Governo che alle parti sociali. In coerenza con i tempi della delega, restano infatti almeno cinque mesi per valutare attentamente, e nel merito, i punti di forza e le criticità del testo elaborato dal Governo, prima della sua approvazione definitiva. E sarebbe davvero il caso che, almeno questa volta, in una materia che incide pesantemente sui diritti fondamentali ed elementari della persona che lavora, il tempo a disposizione venisse proficuamente impiegato da Governo e parti sociali in uno sforzo comune per correggere e migliorare il testo.


    Di una ennesima battaglia di religione, combattuta sui giornali e a colpi di propaganda, da un lato come dall’altro dell’area politica e sindacale, non ne sente il bisogno proprio nessuno. Di certo non i lavoratori, ma neppure le imprese che, in questa delicatissima materia, non chiedono altro che norme chiare ed esigibili.

    Tiraboschi@unimore.it