Sicilia: ultimi giorni per le baby pensioni

16/12/2003


        Domenica 14 Dicembre 2003

        Il caso Sicilia
        Ultimi giorni per le baby pensioni
        PALERMO – La Sicilia prova a chiudere con le baby pensioni. La svolta è appesa a una norma inserita nella finanziaria regionale. Un grimaldello con cui il governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, proverà
        a scardinare la dorata anomalia pensionistica che da
        quarant’anni consente ai dipendenti regionali di andare
        in pensione con 25 anni di anzianità, o addirittura venti
        per le donne sposate, e con un trattamento pari al 108,3%
        dell’ultima retribuzione. Il testo è passato indenne dalla
        commissione Bilancio dell’Assemblea regionale e approderà in aula il 16 dicembre con l’obiettivo di dare il definitivo via libera prima di Natale.
        Se andrà in porto, la rivoluzione previdenziale archivierà
        per sempre le baby pensioni, di cui hanno goduto nell’ultimo decennio 2.883 dipendenti, prevedendo l’adeguamento "dinamico" alla normativa nazionale.
        La prospettiva immediata è quella della legge Dini:
        a riposo con almeno 57 anni di età e 35 anni di anzianità
        contributiva, in attesa che entri in vigore la riforma del
        Governo Berlusconi. L’allineamento alle norme statali, già in vigore per i dipendenti assunti dopo il 1986, si estenderà anche a chi è entrato negli organici regionali prima di quell’anno. Nei fatti il disegno di legge
        introduce un meccanismo misto, salvaguardando i diritti
        acquisiti previsti dalla normativa regionale e maturati
        fino al 31 dicembre 2003.
        L’altro elemento chiave del provvedimento è l’abrogazione di quella parte della legge regionale 10 del 2000 che ha riavviato la macchina dei prepensionamenti,
        fissando i contingenti di fuoriuscita dai vari rami dell’amministrazione regionale.
        Così, mentre 562 dipendenti entrati nei primi due
        contingenti hanno fatto appena in tempo ad andare via,
        sulla linea del traguardo sono stati fermati 4.020 regionali
        che aspiravano al collocamento anticipato a partire
        dal prossimo anno.
        L’operazione, contestata dall’opposizione di Centro-sinistra e da un pezzo del Polo (Alleanza nazionale), che chiedono di salvaguardare le aspettative dei dipendenti in uscita, secondo i tecnici dell’assessorato al Personale consentirà di risparmiare nei prossimi quattro anni 155 milioni di euro. E alzano la voce i sindacati che per il 16, quando la riforma debutterà in aula, hanno organizzato una manifestazione.
        Cuffaro però va dritto per la sua strada: «Non c’è spazio
        per costosi privilegi che danneggiano anche l’immagine
        dei dipendenti, quando a livello nazionale si stanno
        compiendo scelte rigorose». Il sistema del resto impone una razionalizzazione. Al 30 novembre i pensionati erano
        13.798 (a fronte dei 15.003 dipendenti in servizio) con
        un costo per le casse regionali di circa 392 milioni di euro
        l’anno. Parte consistente dell’intera spesa sostenuta per stipendi e trattamenti di quiescenza che supera ormai il miliardo di euro, con un incremento, notava la Corte dei Conti nel suo ultimo giudizio di parifica del rendiconto della Regione, del 20,75% rispetto a un anno prima.
        I tempi sono strettissimi: il 31 dicembre scadrà il blocco dei prepensionamenti e se la legge non dovesse passare,
        scatterà un esodo senza precedenti.

        GIUSEPPE MARINARO