«Siamo un milione» La piazza è delle donne

14/02/2011

A Roma il palco più «caldo» . «Ora facciamo gli Stati generali»
ROMA — Angela Finocchiaro scende dal palco e quasi non crede al «regalo meraviglioso» che le donne di piazza del Popolo hanno fatto a loro stesse e al Paese, al «movimento spontaneo che è nato» sull’onda del caso Ruby e che «andrà avanti» , fino a cambiare il volto delle istituzioni: «Adesso dobbiamo andare al governo» . Un premier donna? «Sì che sarebbe bello…» , invoca una svolta l’attrice che ha gridato, dal palco, «siamo un milione» . «Se non ora, quando?» . Novanta secondi di silenzio e l’interrogativo, la cui risposta è «adesso!» , rimbalza in 230 città, da Roma a Milano, da Napoli a Palermo, da Padova a Firenze, da New York al Mozambico. Centinaia di migliaia di donne ma anche tanti uomini, anziani, bambini, scendono nelle piazze e chiedono le dimissioni di Berlusconi, scrivendo una nuova pagina politica e di storia del costume. Non c’è un vessillo di partito, qualcuno parla di «rivoluzione culturale» e certo i volti, le voci, gli striscioni raccontano un’Italia che vuole cambiare ed evocano un risveglio, una riscossa più civica che femminista. Antiberlusconismo, sì. Ma più che un’ossessione, come in tante manifestazioni di sinistra o del popolo viola, sembra ansia di recuperare il tempo perduto. Lo dice la storia della ragazza modenese in piazza perché sa «cosa vuol dire essere toccata da un uomo che potrebbe essere tuo nonno» , lo conferma l’infermiera di 39 anni, appena rimasta incinta: «Non posso dirlo al lavoro sennò mi licenziano» . Le sciarpe bianche, gli ombrelli rossi delle prostitute. I fischi al nome di Giuliano Ferrara, che ha denunciato il «moralismo» della piazza. I cartelli fai da te. «Sono la nonna di Mubarak» , ha scritto una signora dai capelli bianchi. E un’altra: «Napolitano, una Clio tutta la vita. Berlusconi, una escort tutte le notti» . Protesta rabbiosa, pacifica, colorata. «Vogliamo un Paese che rispetta le donne» , invoca il maxistriscione rosa issato sul Pincio. E un cartello bianco: «Dio non è in vendita, come farai?» . Sullo stesso palco la poetessa Patrizia Cavalli e l’attrice Isabella Ragonese, la femminista storica e la dirigente finiana, unite da un «basta» trasversale che ridisegna il profilo delle opposizioni. Per l’avvocato Giulia Bongiorno, di Fli, è un trionfo: «Il festino hard non può essere il criterio di selezione della classe dirigente. Vi accusano di moralismo perché hanno paura di voi. Se quel che nasce qui prosegue, si crea qualcosa di travolgente» . I primi a essere travolti dall’onda delle donne sono i leader del Pd, cacciati dal retropalco. Franceschini fa appena in tempo ad approdare in una piazza che «va ben oltre i confini tradizionali del centrosinistra» e il suo tempo è già scaduto. Licia Conte, comitato organizzatore, lo prega di accomodarsi oltre le transenne: «Non vogliamo che diventi la piazza dei partiti, i leader vadano tra la gente» . Fuori tutti e fine di un’era. Fuori Bersani, fuori Veltroni, fuori D’Alema, fotografati tra la folla con le rispettive mogli. Il Pd è ammesso, ma solo al femminile. Ci sono Bindi, Finocchiaro, Turco, Melandri. E poi attrici come Valeria Solarino e Sabrina Impacciatore. Commuove l’appello «alle autorità civili e religiose» di suor Eugenia Bonetti, una vita tra le ragazze abusate. La protesta, nata dal passaparola, vive delle angosce e dei sogni delle persone comuni. La studentessa Sofia Sabatino ha scritto a Ruby contro un modello sociale «dove tutto può essere comprato» , dove le ragazze sono «sempre più nude e sempre più in silenzio» . La regista Cristina Comencini grida «lavoro e libertà ci sono dovuti, adesso» . E anche per Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, «la misura è colma» . Francesca Izzo, una delle ideatrici, dà appuntamento all’ 8 marzo: «Da questa piazza non si torna indietro. Ci impegniamo a costruire gli Stati generali delle donne italiane…» .