«Siamo tutti con la Cgil e contro Berlusconi»

15/07/2002


15.07.2002
«Siamo tutti con la Cgil e contro Berlusconi»

di 
Gianni Marsilli


 La parola d’ordine è evitare polemiche personalistiche. Il livello di guardia è stato raggiunto dentro di Ds. Bisogna abbassare i toni. La catena di dichiarazioni e interviste ha fatto crescere troppo la tensione interna fino all’ultima polemica fra Berlinguer e D’Alema. E ora si guarda all’appuntamento di domani, il direttivo della Quercia, per capire se è ancora possibile arrivare ad un documento unitario che quanto meno fissi i punti di condivisione di tutta questa vicenda politico-sindacale.

Domenica, Piero Fassino dalla festa dell’Unità di Roma ha fatto un appello unitario al partito, invitando al rispetto reciproco: «Io conosco questo partito da più di trent’anni , ci sono dentro e posso escludere che lo spirito dei suoi militanti guardi con favore a qualsiasi ipotesi di scissione…Io parto da quello che la gente ci chiede: non litigate, siate uniti. La gente ci chiede di dare messaggi di unità. Abbiamo quindi tutti il dovere di condurre il nostro dibattito avendo ben presente la domanda della nostra gente». Si tratta quindi di condurre il dibattito «con grande senso di responsabilità, di rispetto reciproco e direi di serenità». Ha messo mano ai ricordi, il segretario della Quercia, rivelando anche un inedito: «Quando D’Alema divenne primo ministro propose a me di fare il segretario. Io gli feci notare che sarebbe stato più opportuno eleggere Veltroni. Così è stato. E Veltroni è stato un ottimo segretario». Ancora: «Ho avuto la fortuna di stare in direzione quando Enrico Berlinguer era segretario e l’ho visto andare in minoranza più di una volta. Bisogna sgombrare il campo da contrapposizioni artificiose. Non si può accreditare l’idea che ci sia tra di noi chi non vuole fare l’opposizione a Berlusconi. Sia chiaro: l’opposizione a Berlusconi la vogliamo fare tutti così come nessuno nel nostro partito è contro la Cgil. Io e Cofferati stiamo dalla stessa parte del campo e, vorrei aggiungere, il dibattito con Cofferati non è stato affatto uno scontro né un conflitto, a partire dal giudizio comune che abbiamo dato sul patto siglato da Cisl e Uil con il governo». Adesso la vera discussione, ha sottolineato Fassino, «è come fare per allargare lo schieramento delle forze in campo e come fare in modo che la Cgil non sia isolata, che l’Ulivo possa essere un punto di unità politica e sociale». Infine, «non sottovaluto il fatto che Cisl e Uil abbiano firmato un accordo separato, credo però che non bisogna mai dare la divisione per scontata e porsi invece l’obiettivo di superarla». Perché «la divisione non rafforza nessuno, nè i lavoratori né i sindacati, e la storia ci dice che la capacità contrattuale aumenta quando si è uniti». Guai, quindi, «dare per scontato che la divisione sia irreversibile». «Come andremo ai rinnovi contrattuali? Con piattaforme unitarie o separate? Come affronteremo la riforma della scuola da settembre? E il contratto del pubblico impiego, firmato da Cgil,Cisl,Uil insieme? Come costringeremo il governo ad onorarlo?». Per tutte queste ragioni, ha ribadito Fassino, «io non regalo nessuno alla destra». A chi gli chiedeva del futuro di Cofferati, Fassino ha risposto: «Come segretario di questo partito sento il dovere di creare le condizioni perché Cofferati resti una risorsa. Tutte le porte gli sono aperte».
Anche dal correntone toni più distesi. In una nota, «Aprile», l’associazione della minoranza interna, ieri ha espresso solidarietà a Giovanni Berlinguer ma ha anche invitato ad «evitare personalismi nel confronto»: è «indispensabile ritrovare forme e modi di discussione adeguati per definire il più netto impegno dei Ds in questa fase così delicata».
«E’ davvero singolare – si legge nella nota – che la segreteria dei Ds abbia risposto con toni tanto accesi ad un giudizio politico del tutto legittimo che aveva a che fare con le linee politiche dibattute in questi giorni. Si è sostenuto infatti da Giovanni Berlinguer, con chiarezza, che certe valutazioni date sulla natura dell’attacco alla Cgil potevano apparire troppo elusive, rischiando così di facilitare l’attacco medesimo. Dobbiamo essere tutti consapevoli, invece, della natura dell’azione del governo, tutt’altro che un incidente di percorso bensì parte di un disegno più vasto costruito da una destra autoritaria, pronta a rompere le fondamenta delle relazioni con le organizzazioni sindacali».