«Siamo tanti in Cgil, e anche in Cisl»

04/11/2003
il nuovo Riformista
 
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4 Novembre 2003
già ‘le Ragioni del Socialismo’
direttore Antonio Polito
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    empty image4 Novembre 2003
CONTIGUITÀ. L’AREA GRIGIA: ECCO PERCHÉ È POSSIBILE LA «DOPPIA MILITANZA»

«Siamo tanti in Cgil, e anche in Cisl» La strategia entrista dei fan di Galesi


Il segretario nazionale dei Carc sfida il sindacato a scovare i militanti comunisti con la tessera

A scanso di equivoci, e prima di tutto, Pietro Vangeli, il segretario nazionale dei Carc (Comitati d’appoggio alla resistenza per il comunismo), ribadisce il concetto su Mario Galesi: «È morto lottando contro contro uno Stato che va cambiato». Dunque, ribadisce Vangeli, «onore a Galesi», in totale sinotnia con quanto dichiarato alla Stampa di domenica dal responsabile del Carc di Torino e delegato Cgil Valter Ferrarato. Cacciato per questo dal sindacato, che su di lui aveva peraltro già aperto un procedimento di espulsione, dopo che Ferrarato, e proprio al Riformistaapologia di brigatismo: «Non siamo ipocriti, la classe operaia non arriverà mai al potere attraverso libere elezioni e quindi prima o poi le masse popolari dovranno organizzarsi in modo cruento»). Ma Vangeli non caduto Ferrarato, i Carc restano dentro il sindacato «perchè – spiega – di nostri miltanti nella Cgil ce ne sono ancora molti e qualcuno pure nella Cisl». Proprio così, la Cisl. Vangeli invita a non stupirsi: «Noi scegliamo in quale sindacato entrare a seconda delle situazioni. Ci sono categorie o aziende in cui la Cisl è più a sinistra della Cgil, e allora i nostri militanti entrano nella Cisl». Nè, secondo il leader dei Carc, deve provocare sorpresa il fatto che una organizzazione così feroce nei giudizi sul vi pratichi l’entrismo: «Questo è da più di trent’anni un sindacato corrotto e complice della borghesia imperialista, se siamo dentro non è perché vogliamo scalarlo o averne un tornaconto economico, guadagnando qualche funzionario stipendiato, ma perché proviamo, dove possibile, a influenzarne la politica per una reale rappresentanza degli interessi dei lavoratori. Se la Cgil non ci vuole, noi come altri, pubblichi la lista nera delle organizzazioni con cui c’è incompatibilità, così che i compagni sapranno come regolarsi». Nel frattempo, fa capire, che il sindacato si arrangi a scovare quelli rimasti.
Vinncezo Scudiere, segretario della Cgil piemontese che ha firmato l’espulsione, giura che l’operazione setaccio è cominciata e che il provvedimento scattato due giorni fa contro Ferrarato ha solo precorso i tempi, precedendo di poco l’esito della procedura disciplinare già avviata contro di lui in comissione di garanzia dopo l’intervista al Riformista. Nonostante fosse membro del comitato direttivo provinciale del sindacato edili, Scudiere nega che Ferrarato abbia potuto svolgere un ruolo politico di rilievo («Se lo incontrassi non saprei riconoscerlo») e ne spiega così la carriera interna: «Quando fu cooptato negli organismi dirgenti ignoravamo che fosse dei Carc. La sua nomina era dovuta a una criterio di rappresentanza delle aziende del territorio, fu scelto piccola cooperativa in cui lavora». Dopodiché «si è mimetizzato, ha agito senza svelare le sue reali posizioni», anche se, aggiunge Scudiere, «senz’altro lo scopo della sua presenza nel sindacato era quello di fare propaganda». D’ora in poi, garantisce il segretario piemontese, «l’incompatibilità tra la militanza nei Carc e sarà automatica». Ma su questo punto e sul perché il provvedimento non scattò immediato dopo le prime dichiarazioni qualcosa non torna. Innanzitutto perché l’incompatibilità era già stata deliberata un anno fa dai competenti organi del sindacato. Nell’ottobre dello scorso anno la Fiom di Reggio Emilia aveva già espulso un militante dei Carc, Renzo Gemmi, dopo che il suo nome era uscito sulle cronache tra quelli degli indagati per l’omicidio D’Antona. , come conferma il segretario Guido Mora: «Quando in estate uscì la notizia che Gemmi era indagato, subito scattò la sopsensione cautelare. Quindi svolgemmo una nostra inchiesta sui Carc, che avevano anche parteciapto con uno striscione a una nostra manifestazione a Modena, e appurammo che tra gli obiettivi del movimento c’era la costruzione di un partito comunista clandestina. A quel punto passammo alla Commissione nazionale statuto, che in ottobre decretò l’espulsione e l’incompatibilità tra l’appartenenza ai Carc e quella al sindacato»


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