«Siamo pronti a scendere in piazza»

03/09/2003

      mercoledì 3 settembre 2003

      «Siamo pronti a scendere in piazza»
      I sindacati sono contrari a interventi strutturali. La Cgil chiede un incontro con Cisl e Uil

      Giampiero Rossi

      MILANO No a un intervento del governo, così come ventilato, su pensioni, scuola e sanità. In caso contrario la Cgil è pronta alla lotta. E sollecita a Cisl e Uil un confronto comune sui questi temi in un incontro che proporrà a breve. È questo, in sintesi, quanto deciso dalla prima riunione post-vacanziera della segreteria del sindacato di corso Italia.
      Una segreteria convocata per discutere dell’agenda alla ripresa del lavoro, alla luce «delle crescenti preoccupazioni circa il rallentamento dello sviluppo economico, i recenti
      dati negativi sulla crescita economica ed il grave dato del differenziale fra inflazione e salari».
      «La segreteria nazionale della Cgil – si legge nella nota diffusa al termine della riunione – ha espresso la propria contrarietà circa le ventilate intenzioni di intervento del governo in materia di pensioni, scuola e sanità. La Cgil è inoltre pronta a tutte le iniziative necessarie, qualora il governo intervenisse su queste materie. La segreteria della Cgil ha
      ribadito inoltre la volontà di aprire un confronto comune con le altre organizzazioni sindacali e per questo proporrà a Cisl e Uil un incontro».
      Per quanto riguarda invece il punto della situazione economica e sociale, l’appuntamento è aggiornato al 23 settembre, giorno in cui è convocata una riunione con i segretari
      generali delle categorie e delle strutture territoriali. Per ora domina la questione previdenziale, come spiega con ironia la segretaria nazionale Marigia Maulucci: «Quando
      chiediamo lo sviluppo in cambio chiedono le pensioni, quando chiediamo salari in cambio ci chiedono le pensioni… ora staremo attenti a non chiedere più nemmeno che ore
      sono».
      «Se il governo procederà con interventi strutturali sulle pensioni, lo scontro con il sindacato sarà duro», sottolinea il responsabile economico della Cgil, Beniamino Lapadula, secondo il quale il ministro del Welfare, Roberto Maroni, «dovrebbe dimettersi per coerenza. In un paese normale un ministro che per più di un anno ha negato qualsiasi intervento sulle pensioni raccontando bugie agli italiani – ha aggiunto – non può oggi dire tranquillamente e impunemente che gli interventi ci saranno anche se saranno equi. Dalle
      dichiarazioni emerge con chiarezza – afferma ancora Lapadula – che non c’è nessuna pregiudiziale della Lega e di Maroni ad intervenire sulle pensioni. Era chiaro da mesi quello che oggi si dice con chiarezza.
      Finalmente il ministro finisce di nascondere la verità». Secondo Lapadula «il problema del governo è un intervento strutturale che sostituisca le misure una tantum viste con
      preoccupazione da Bruxelles in un quadro di non governo della finanza pubblica». In questo caso, dunque, dice ancora il sindacalista, «lo scontro con il sindacato sarà aspro
      perché così si fanno pagare gli errori di due anni di malgoverno solo ad una parte dei cittadini, cioè i lavoratori dipendenti».
      Ma su questa posizione la Cgil non è sola e può contare sulla piena sintonia di Cisl e Uil: «Netta contrarietà a interventi strutturali in materia di previdenza e all’inserimento
      di misure restrittive sulle pensioni nella prossima legge finanziaria» è infatti la posizione che ribadisce la Cisl al termine della riunione di segreteria di ieri mattina. Come spiega
      una nota ufficiale, la Cisl «rimane anche contraria a eventuali modifiche sulle finestre di uscita, mentre rimane disponibile a discutere sulla base delle proposte di modifica presentate dal sindacato sulla delega previdenziale già presentata in parlamento».
      Ieri, però, la segreteria della Cisl ha anche discusso su quali eventuali iniziative intraprendere nel caso in cui il governo modificasse il sistema previdenziale in termini
      strutturali, e ha poi affrontato il tema della politica dei redditi rinnovando la richiesta al governo per l’apertura di un tavolo di confronto che serva a concordare misure antinflattive per tutelare il potere reale delle retribuzioni e delle pensioni.
      Toni minacciosi, infine, da partre della Uil: «Lo sciopero lo vedo molto vicino se il governo non userà buon senso sulla questione delle pensioni – dice il segretario generale
      Luigi Angeletti- vedremo cosa tirerà fuori. Noi pensiamo che non ci sia nessuna emergenza previdenziale.
      I conti dell’Inps sono in ordine, l’età media con la quale si va in pensione è vicina a quella che c’è in Europa, non siamo un popolo che va in pensione giovane. C’è insomma
      caricatura, propaganda: abbiamo solo bisogno di fare aggiustamenti. Speriamo che il governo usi il buonsenso».