Siamo giovani, discriminate e «acrobate»: ma il futuro è nostro

22/11/2004

    sabato 20 novembre 2004

      Siamo giovani, discriminate e «acrobate»: ma il futuro è nostro
      Sondaggio Swg sulla «flessibilità» delle ragazze tra i 20 e i 34 anni. La campagna di Ds e Sinistra giovanile per sensibilizzare istituzioni e aziende

        Daniele Castellani Perelli

        ROMA Ai colloqui di lavoro ti chiedono se hai intenzione di avere un figlio, e ti senti discriminata. Quando vai a votare puoi scegliere praticamente solo nomi di uomini. Anche a casa senti che per la società sei sempre quella che deve dare di più. Sei una giovane donna d’oggi, e non è facile. La Sinistra giovanile, la coordinatrice delle donne Ds Barbara Pollastrini e il segretario Piero Fassino lanciano un’iniziativa per richiamare l’attenzione della politica sulla condizione delle donne.

        «Studiamo, lavoriamo, impariamo le lingue, siamo spesso più scolarizzate dei nostri amici maschi e spesso più ambiziose. Però ci fermiamo nei luoghi intermedi delle società e delle aziende», spiega Ivana Bartoletti, presidente dell’associazione Anna Lindh e appartenente all’esecutivo nazionale della Sinistra Giovanile.

        La campagna “Siamo donne e non acrobate” intende sensibilizzare gli enti locali, le istituzioni e le imprese affinchè «si impegnino sinergicamente per costruire un mondo di lavoro secondo i sogni e bisogni» delle donne, che vogliono avere il diritto di intraprendere una carriera senza essere costrette a rinunciare alla propria femminilità. La campagna prende spunto da un sondaggio condotto dalla Swg di Trieste, che ha intervistato 800 giovani donne tra i 20 e i 34 anni, provenienti da tutta Italia e con un elevato grado d’istruzione.

        Ne sono emersi due dati fondamentali: che da un lato le intervistate «appaiono consapevoli delle difficoltà che in quanto donne si troveranno ad affrontare sia nella vita lavorativa che familiare», ma che dall’altro «convivono con una proiezione verso il domani abbastanza fiduciosa, ancorata – se non generata – da un legame di marcata dipendenza e continuità con la famiglia d’origine». Dunque donne consapoveli di un destino più duro di quello degli uomini, ma donne forti, pronte alla speranza. Si dimostrano lontane da logiche assistenzialistiche, poco interessate a programmi di sostegno economico e riduzioni fiscali, e chiedono invece a gran voce meno precarietà, strutture (anche aziendali) a cui poter affidare i bimbi, e politiche del lavoro in grado di garantire loro orari conciliabili con la maternità.

        Delle intervistate solo il 27% è madre, ma 9 su 10 intendono diventarlo: «La maternità tende quindi ad essere rimandata – spiega l’analisi del sondaggio – ma resta comunque, e a dispetto delle difficoltà, un obiettivo». Tra i 20 e i 34 anni meno della metà delle giovani lavora, ma la percentuale scende al 27% al sud e al 14 nelle isole. La media salariale è bassa: circa 7 intervistate su 10 guadagnano infatti una cifra pari o inferiore ai 1000 euro (1 su 10 inferiore ai 500 euro). Due dati colpiscono in particolare: la grande differenza tra i salari del centro-nord e quelli del sud, e l’assenza di un forte malcontento, nel senso che le giovane donne sembrano quasi accettare rassegnate la povertà del proprio salario, forse perchè il 67% di loro vive ancora con i genitori. Sei su dieci si sentono discriminate, soprattutto nel mondo del lavoro, ritengono anche che le donne non godano ancora delle stesse opportunità degli uomini, e pensano che il posto di lavoro di una donna sia meno sicuro di quello di un uomo. Pur non avendo nessuna fretta di andarsene di casa, il 90% delle intervistate s’immagina, tra dieci anni, sposata (l’80% con figli). Nonostante le diffcioltà, questa generazione è più serena di quanto non ci si potrebbe aspettare nel guardare al proprio futuro: solo il 7% delle intervistate ritiene che il proprio futuro sarà contrassegnato da minor benessere rispetto alla famiglia d’origine, lo spettro della precarietà spaventa solo al 11% del campione e l’incognita della disoccupazione il 2%. Il 77% delle intervistate s’immagina invece, tra dieci anni, con un lavoro stabile.

        Sono «donne-acrobate», come dice la campagna dei Ds, e cioè flessibili e precarie in un mondo che in fondo non ha mai smesso di discriminarle. Ma sono forti, e «la forza dell’ottimismo», per loro, è molto più che uno slogan. È il loro pane quotidiano.