«Sì, un accordo separato»

11/06/2002
        11 giugno 2002



        «Sì, un accordo separato»
        Cisl e Uil parlano esplicitamente di questa «possibile prospettiva».


        CARLA CASALINI


        Hanno avuto ragione i delegati metalmeccanici padovani della Oms-Firema, che hanno indetto ieri un’ora di sciopero-assemblea, preliminare alle due ore con manifestazione di zona per domani, chiarendo, nelle parole della Rsu, che si intendeva discutere anche «contro la trattativa di Cisl e Uil» col governo sul «lavoro» e sull’art.18. Ieri, infatti, i dirigenti di Cisl e Uil hanno detto ufficialmente quel che si poteva pensare del percorso che avevano in testa quando hanno accettato di sedersai con Berlusconi a discutere anche sui licenziamenti individuali illegittimi. Hanno parlato della prospettiva di un «accordo separato». La contorsione del linguaggio è spia della pesantezza di una tale scelta nelle parole del segretario confederale Cisl Pier Paolo Baretta: «l’utilità di stare insieme è indubbia, ma temo che non si rivelerà impossibile la conclusione di patti separati»; e in quelle del segretario Uil Paolo Pirani: «dal tavolo negoziale vogliamo un risultato positivo: il problema è fare un accordo condiviso tra i lavoratori, è una strada difficile e non c’è in prospettiva un rapporto unitario».

        Poi, nella discussione organizzata dal Cnel in memoria di Marco Biagi, dove sono piombate simili dichiarazioni, Baretta si è premurato di soffiare un po’ di fumo anestetico, onde mitigare, e confondere le acque: «un accordo separato è possibile solo sul tavolo a cui la Cgil non siede», «non è nemmeno obbligatorio arrivare a un accordo: il governo è la controparte naturale con cui bisogna discutere, gli accordi si fanno quando ce ne sono le ragioni, è la discussione sulla strategia la questione più urgente…». Ma non pare pensabile che Cisl e Uil se la possano eventualmente cavare scivolando via a un certo punto da una porticina laterale , dopo aver discusso solo di «strategia», con Berlusconi che sogna il suo accordo di luglio.

        Cofferati aveva battuto anche su questo «incomprensibile errore» di tempistica, per un sindacato, oltre che sul merito pesante del voltafaccia di Cisl e Uil, dopo lo sciopero generale unitario: «e poi, come accettare la data di Berlusconi, il mese di luglio», quando, se Cisl e Uil volessero chiamare i lavoratori «si troverebbero con le fabbriche e gli uffici chiusi per ferie?». Ieri Guglielmo Epifani ha ribadito che la Cgil proseguirà da sola la battaglia che pure i sindacati avevano intrapreso insieme: sì, anche con «lo sciopero generale», su cui il direttivo discute oggi e domani. E al ministro Maroni che accusa la Cgil di «inaugurare» uno sciopero contro «il dialogo», ossia contro gli altri sindacati, Epifani ripete: no, guardi, lo sciopero è contro «il governo e la Confindustria».