Si svuota il carrello del Sud Italia

04/06/2012

Consumi stabili (-0,3%) ma nelle regioni meridionali la flessione supera il 4%

Brusca frenata del fatturato della distribuzione moderna al Sud. In un contesto nazionale difficile, di consumi deboli e di volumi in calo, è il Mezzogiorno a mostrare la maggior debolezza. Dall`Abruzzo alla Snicilia, infatti (si veda cartina a fianco), il dato delle vendite registra una flessione superiore al 4%, mentre il totale Italia documenta un lieve calo (-0,35) e regioni come Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d`Aosta segnano addirittura una crescita (+0,7%). In termini generali, e per tutti gli esercizi commerciali, i primi quattro mesi del 2012 – in base ai dati forniti da Nielsen hanno confermato il trend negativo divolumi che si era affermato nel secondo semestre del 2011. «Segnali – spiega Nicola De Carne, retailer client business partner di Nielsen – che raccontano una congiuntura difficile ma che, soprattutto, evidenziano l`impossibilità per la Gdo di assorbire gli aumenti dei prezzi, come fatto invece nel passato. Questo ha portato a una modifica delle strategie di acquisto, oggi sempre più orientate verso il miglior rapporto qualità/prezzo, ma anche verso la rinuncia». Strategie che hanno avuto il merito di contenere l`inflazione. Se i consumatori italiani avessero acquistato, nel primo quadrimestre del 2012, gli stessi prodotti dell`anno prima, avrebbero speso il 4,4% in più. L`aumento reale dei prezzi, invece, è stato del 2,6% alla luce della maggiore ricerca di offerte o di buone occasioni di prezzo. Questi, infatti, cercano attivamente prodotti in promozione (il 55% del campione di Shopper Trends Italia2ol2, Nielsen), comprano solo l`essenziale e tagliano il superfluo (54%), comprano meno in generale (27%) e passano a marchi più economici (2o%). La maggiore attenzione degli italiani verso l`acquisto al giusto prezzo si evidenzia anche nella continua crescita dalla Marca Privata. Nell`ultimo anno (terminato ad Aprile 2012) questa ha raggiunto gli 8,5 miliardi di fatturato, rappresentando il 17,4% del totale delle vendite del largo consumo. Una crescita continua: nel 2001 il Private Label rappresentava infatti i113,2%, nel 2008 è passato al 14,1, nel 2009 al 15,1%, nel 2010 al 15,7%, per poi passare nel 2011 al 16,5%. «Anche se la Matta Privata a buon prezzo rappresenta il grosso dei volumi complessivi – aggiunge De Carne – la crescita registrata da questo segmento riguarda anche i prodotti di fascia alta. Oggi, infatti, la Marca Privata presidia nuovi segmenti di mercato come il Biologico, il senza glutine, il dietetico». Nell`ultimo anno (terminato ad aprile 2012) le vendite del Pri, vate Label Biologico si sono attestate a195 milioni di euro, registrando un incremento del 15,5%; quelle dei prodotti aproteici senza Glutine sono cre- sciute del 26% (7 milioni di euro). Segno, questo, della capacità della Marca Privata di cogliere i trend emergenti del benessere e della salute. Se il Private Label rappresenta ormai il 17,4% del totale del largo consumo, guardando solo alle vendite di Coop il dato aumenta sensibilmente. «Il primo trimestre del 2012 – spiega Roberto Nanni, responsabile marketing prodotti Coop la nostra Marca Privata ha rappresentato il 26,7% del totale delle vendite del Grocery, registrando un incremento del 15%. La Coop, infatti, ha sempre creduto e insistito molto sui prodotti a marchio proprio, non solo per la leva commerciale che questi rappresentano, ma anche per il loro ruolo di veicoli di valori distintivi della Coop, come la sostenibilità ambientale e sociale. La nostra Marca Privata, infatti, ha sempre avuto – rispetto ai competitor- risultati più performanti sia nella quota, sia nel trend. Un vantaggio che si consolida grazie alle crescenti attività di supporto promozionale». Nel 20u, infatti, la Marca Privata ha rappresentato il 9,7% delle presenze nei volantini promozionali. In crescita la pressione promozionale di prezzo sul Private Label: se infatti questa riguardava, nel 2o11, i119,2% dei prodotti, nei primi quattro mesi del 2012 è passata al 21,3%, riducendo la forbice di pressione tra il totale del Grocery e la Marca Privata.