Si stringe il cerchio su Parmatour

23/02/2005

    Mercoledì 23 febbraio 2005

      sezione: FINANZA E MERCATI – pagina 36

      IL CRACK DI COLLECCHIO•L’inchiesta di Parma sul troncone delle attività turistiche potrebbe essere a una svolta
      Si stringe il cerchio su Parmatour
      Nel mirino i rapporti con Banca di Roma, i legami con Ciarrapico e il mondo politico

        GIUSEPPE ODDO

          PARMA • Il recente attivismo della Procura di Parma, dove ieri sarebbe stato interrogato per la seconda volta nell’arco di tre giorni Nicola Catelli, l’ex manager del settore turistico del gruppo Tanzi, lascia ritenere che i magistrati siano di fronte a importanti scoperte. Il filone d’indagine nel quale è impegnato da circa un anno il sostituto procuratore Vincenzo Picciotti sta rivelandosi una miniera.

          A individuare i tasselli mancanti dell’inchiesta relativa alle varie Itc& p, Ecp, Hit, Parmatour ( le diverse denominazioni che ha assunto negli anni la holding del settore turistico della famiglia Tanzi) sembra abbia contribuito in modo determinante Calisto Tanzi durante gli ultimi interrogatori, non a caso segretati.

          La Procura starebbe mettendo a fuoco sia il ruolo della Banca di Roma di Cesare Geronzi, sia alcune operazioni alle quali Tanzi s’era prestato in cambio del sostegno finanziario dell’istituto capitolino, sia i collegamenti col mondo politico, che a questo punto entrerebbe a pieno titolo anche nel troncone del turismo oltre che nell’inchiesta principale sulle cause della bancarotta della Parmalat.

          Del resto Catelli ha orbitato a lungo in questo mondo. Egli era stato il braccio destro di Sergio Piccini, l’uomo dei rapporti istituzionali della Parmalat, l’ex sindacalista della Cisl deceduto in un incidente d’auto nel 2000, che per conto di Tanzi mantenne fino al ‘ 97 i contatti con partiti e uomini politici. E, insieme a Piccini, Catelli aveva occupato posizioni manageriali di primo piano nella Itc& p e nell’Ecp, la joint venture costituita nel ‘ 96 con le Fs di Lorenzo Necci e smontata l’anno successivo, della quale Catelli era stato l’amministratore delegato.

          Catelli, inoltre, era anche un uomo di collegamento con Banca di Roma. E avrebbe svolto in particolare una parte rilevante nella vicenda della Ciappazzi, la società siciliana di acque minerali appartenuta a Giuseppe Ciarrapico, che Tanzi avrebbe acquistato in seguito alle pressioni di Geronzi. La Ciappazzi si rivelò tuttavia un’azienda fantasma, perché, in base alla legge regionale siciliana, il cambio di proprietà aveva provocato la fine delle concessioni. E Tanzi s’era infatti adoperato, tra l’altro col ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia ( di Forza Italia), per ottenere una modifica legislativa che gli consentisse di riavviare l’azienda.

          Ma la storia non finisce qui. L’ex gruppo Ciarrapico, il " re" delle acque minerali, noto soprattutto per il suo legame privilegiato con Giulio Andreotti, sarebbe al centro di altre operazioni che sembrano condurre ancora una volta verso le aziende del gruppo Tanzi. L’attenzione dei magistrati sarebbe in particolare concentrata sulle cliniche dell’imprenditore ciociaro. Ma il riserbo su questo punto è totale.

          L’inchiesta sta avendo in altre parole sviluppi imprevisti. Sembra anche confermata l’indiscrezione circolata sabato scorso a Parma, al termine dell’interrogatorio di Tanzi, secondo cui la Procura starebbe valutando, come misura cautelare nei confronti di esponenti del mondo bancario al centro delle indagini, provvedimenti di interdizione dalle cariche sociali.

          I magistrati che indagano su Parmalat non hanno tuttavia deciso ancora oggi se l’indagine principale sulle cause della bancarotta debba concludersi con una richiesta di rinvio a giudizio esclusivamente nei confronti di amministratori, sindaci e revisori del gruppo emiliano o se essa debba essere estesa già in questa fase a qualche banca.

          La più indiziata, in questo caso, anche alla luce dei recenti sviluppi, sarebbe proprio Banca di Roma.