Si riparte dall’Alpitour

05/07/2004

    1 luglio 2004 – N.27





     

    Economia e Carriera



    Si riparte dall’Alpitour
     
    di
     Raffaella Galvani

    25/6/2004

     
     

    Ceduto il Club Med, gli Agnelli puntano sull’Italia e su un nuovo manager. Mentre Ventaglio e Valtur studiano vacanze anticrisi.

     

    Di un fatto è certo Mauro Piccini
    , 45 anni, romano, da quattro mesi presidente dell’Alpitour, il tour operator che fa capo all’Ifil degli Agnelli: per battere la crisi oggi i turisti bisogna andarli a cercare anche in capo al mondo. E lui è disposto a spingersi fino in Cina, dove a settembre aprirà due uffici di rappresentanza a Pechino e Shanghai. Dopo la Cina è in lista la Russia.

    Piccini vive di turismo dai tempi dell’università, ha fondato diverse società di gestione alberghiera tra cui l’ultima, l’Altamarea, è oggi partecipata al 60 per cento dalla Alpitour: insomma, è uno del mestiere. Sa che per l’industria italiana del turismo è tempo di fare un salto di qualità; sa anche che la sfida è dura.
    La crisi ha colpito persino colossi dei viaggi da miliardi di euro come la tedesca Tui, che a gennaio ha tagliato anche la sua partecipazione nell’Alpitour. E in Italia, senza parlare del caso Parmatour, molti grandi operatori hanno dovuto chiamare al loro capezzale manager di lunga esperienza, come
    Franco Tatò, da tempo attivo alla Valtur e oggi nel cda, o Claudio Calabi, ex numero uno del gruppo Camuzzi, cooptato a metà giugno ai Viaggi del Ventaglio come amministratore delegato.

    «Per tutti è prioritario recuperare redditività in uno scenario che resta difficile» avverte Piccini, che dal suo predecessore Daniel John Winteler, attuale amministratore delegato dell’Ifil, ha ereditato un gruppo che nel 2003 ha chiuso il primo bilancio in attivo di 700 mila euro dopo due anni di rosso. E anche una certezza: gli Agnelli, che pure hanno venduto nei giorni scorsi la partecipazione nel Club Méditerranée, sono decisi a restare in Alpitour, dove hanno approvato un piano di investimenti di 100 milioni di euro. «L’arrivo a metà giugno come vicepresidente di Lupo Rattazzi, già fondatore della Air Europe, è un segnale».

    Certo all’Ifil, orientata verso una gestione più dinamica del passato, da Piccini vogliono risultati a tempi più medi che lunghi
    . Il suo piano? «Senza trascurare il turismo italiano all’estero, che rappresenta ancora il 70 per cento del nostro giro d’affari, sono convinto che dobbiamo puntare sul cosiddetto incoming, ovvero attrarre gli stranieri di livello medio-alto in Italia, allungando la stagionalità e offrendo più servizi» dice Piccini. Una valutazione che nasce da precise richieste di tour operator internazionali, da Neckermann a Kuoni, con cui l’Alpitour (che con l’incoming oggi copre il 10 per cento del business ma conta di salire al 25 in due anni) ha rapporti commerciali.
    «In Sardegna abbiamo lanciato un albergo con talassoterapia che resta aperto tutto l‘anno per clienti svizzeri e tedeschi e contiamo di allargare la formula a tutte le regioni del Sud» conferma Piccini. Ecco perché il gruppo, che solo tre anni fa aveva un solo villaggio in Italia, oggi ne conta 24 e già prevede di aprirne altri quattro nel 2005 per arrivare a 50 entro il 2006. Sta inoltre lavorando con la Sviluppo Italia, finanziaria pubblica di intervento, per rilevare, dopo quelle di Stintino, Alimini e Simeri, la gestione di nuove strutture turistiche in costruzione al Sud.

    La Sviluppo Italia aveva anche lanciato il progetto di un polo che avrebbe dovuto unire Alpitour, Valtur, Cit e Parmatour, ma l’idea non è piaciuta a nessuno
    . «Il settore più che di poli o supergruppi ha bisogno di ridimensionare l’offerta sulla effettiva domanda, per evitare la politica di svendita in atto, quindi recuperare efficienza operativa e redditività» spiega Bruno Colombo, presidente dei Viaggi del Ventaglio, secondo operatore del settore, deciso a uscire da solo dalle difficoltà del momento.
    I guai, per Colombo, non sono imputabili alla attività industriale, ma alle perdite da cambi e derivati e al bond da 100 milioni in scadenza a maggio 2005. Un fronte delicato che la società ha scelto di affrontare con una serie di iniziative nell’ambito di un piano industriale triennale, ma anche chiamando alla guida un manager d’esperienza come Calabi. «Ci siamo conosciuti tre mesi fa per caso, era interessato all’industria del turismo per possibili investimenti. Ho trovato in lui la professionalità e le capacità necessarie al gruppo. È finita che gli ho chiesto di lavorare con me» racconta Colombo.

    Sulla scrivania di Calabi c’è soprattutto il problema del bond
    . Per risolverlo è allo studio la possibilità di utilizzare alcuni dei sei villaggi di proprietà da dare in garanzia a fronte di nuovi finanziamenti oppure da cedere con la formula del lease-back. Inoltre in autunno scatterà un aumento di capitale da 50 milioni (24 già versati da Colombo) che porterà probabilmente dal 2 al 10 per cento la partecipazione dei nuovi soci veneti della Happy Idea, entrati nel Ventaglio ad aprile. «Ma conserverò la maggioranza» assicura Colombo. Che da mesi, piano industriale alla mano, segue una politica di razionalizzazione della struttura, con la vendita di alcuni uffici (Genova e Trieste) e l’uscita da attività non ritenute centrali (dal golf agli hotel di lusso).
    Solo tagli in vista? «Una società di viaggi non può star ferma» dice Colombo, che con l’arrivo di Calabi è deciso a ritornare a tempo pieno a quello che sa far meglio: strategia e sviluppo
    . I punti chiave? Senza dimenticare l’estero, con un villaggio appena aperto in Madagascar e uno previsto per il 2005 a Boa Vista, Capo Verde (mete valide tutto l’anno), gli sforzi saranno concentrati sull’Italia, con nuovi insediamenti in Sardegna e in Sicilia. E sul potenziamento della rete Ventapoint, per arrivare a 400 agenzie entro l’anno e a mille nel 2006.

    La parola d’ordine al Ventaglio oggi è: ritorno al core business, ovvero i villaggi, una tipologia di vacanza su cui la famiglia Colombo ha saputo costruire una immagine forte
    .
    Sui villaggi vacanze punta anche la Valtur, che esce da tre anni di cura dimagrante sotto la supervisione della Banca Intesa e la consulenza di Tatò, che ha ridimensionato programmi e obiettivi di crescita, concentrando l’attività sul business storico. «È stata la scelta giusta, chiuderemo i conti in attivo» sostiene l’amministratore delegato Maria Concetta Patti. Dopo cinque anni di perdite, il 2004 assegnerà la svolta per il gruppo turistico acquistato dalla sua famiglia nel 1997.

    Merito anche di un finanziamento accordato dalla Banca Intesa all’inizio del 2004. In vendita ci sono quattro villaggi sugli 11 di proprietà del gruppo. «Quei soldi ci permettono di affrontare lo spin-off con serenità» dice Patti. Insomma, si riparte.

    (ha collaboratoAlessandra Gerli)