«Si riparte dal Libro bianco»

29/03/2002





Dopo lo sciopero Cisl e Uil pronte a un confronto anche sulle pensioni
«Si riparte dal Libro bianco»

Massimo Mascini
ROMA – È credibile pensare che dopo lo sciopero generale sia possibile ripartire con il dialogo tra Governo e sindacati? Una risposta a freddo farebbe credere di no, perché lo sciopero generale non è un rito, non può finire tutto con una spallata, tanto meno se questa spallata non apre la porta chiusa, ma fa solo male a chi la dà. Ma in politica, e questa è politica purissima, anche se svolta da attori non politici, ma sociali, in politica le cose si regolano con altri metri ed è logico che si guardi con interesse e attenzione a cosa accadrà dopo lo sciopero generale. Anche perché il corpo sindacale non è un tutto unico, al contrario esistono mille sfaccettature all’interno anche delle singole confederazioni, le parole d’ordine cambiano con il trascorrere del tempo, le urgenze si modificano. E per questo gli interrogativi sono già iniziati. Non ovunque, peraltro. In Cgil, per esempio, il dopo sciopero generale è ancora molto lontano. Molto perché tutta la macchina confederale è andata al massimo in queste settimane, prima per la preparazione della grande manifestazione del 23, poi per reagire agli attacchi terroristici e poi alle gravi accuse che sono state lanciate verso il sindacato e in particolare verso la Cgil da esponenti del Governo. Ma anche perché è viva la speranza, e forse di più, che la pressione dello sciopero generale faccia davvero cambiare idea al Governo. «Stiamo lavorando attivamente perché lo sciopero generale riesca al meglio – dice Beppe Casadio, segretario confederale Cgil – perché crediamo utile e possibile che il Governo e la maggioranza cambino opinione, decidano altrimenti. Conosciamo i numeri del Parlamento, capiamo che è legittimo si vada avanti sulla linea finora seguita, ma anche le pressioni sociali sono importanti e possono fare la differenza». In Cisl e Uil la riflessione è già iniziata. «Dopo lo sciopero generale – dice Pier Paolo Baretta, segretario confederale Cisl – bisognerà tornare a dialogare». Ma a suo avviso servono due chiarimenti di ordine generale. «Ci devono spiegare – dice – perché ci è stato sottratto il tavolo di trattative. I sindacati che volevano dialogare, e noi eravamo tra questi, a un certo punto hanno visto sparire questa possibilità di confronto. E nelle ultime ore dietro il terrorismo è emersa almeno della confusione nella maggioranza sul ruolo del sindacato e la sua importanza. È evidente che ogni possibilità di dialogo passa necessariamente da questi chiarimenti». Secondo la Cisl una nuova fase di dialogo potrebbe partire dal Libro bianco e dal documento Brambilla sulla previdenza. «Non dalle deleghe – precisa Baretta – perché tutti dobbiamo fare un passo indietro, noi accettando come basi di dialogo il Libro bianco e il documento Brambilla, il Governo accettando che si riparta da lì». Una nuova fase che però a giudizio del segretario della Cisl dovrebbe essere caratterizzata anche da un nuovo protagonismo della Confindustria. «Finora – è Baretta che parla – il dialogo si è svolto essenzialmente tra Governo e sindacato, con la Confindustria acquattata dietro il Governo. Sarebbe ora forse che le parti sociali riacquistassero dei margini di autonomia, che alcune materie tornassero nella disponibilità di imprenditori e sindacati». Diversi gli umori dentro la Uil. Luigi Angeletti è stato chiaro nell’affermare che la confederazione è pronta ad arrivare fino alla prova di forza del referendum se il Parlamento dovesse varare il ridimensionamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. «Per questo – afferma Paolo Pirani, segretario ocnfederale Uil – il Governo commetterebbe un errore pensando che il periodo da qui allo sciopero generale sarà solo una parentesi necessaria, dopo la quale il dialogo riprenderà come nulla fosse». Ma allo stesso tempo, assicura Pirani, «il sindacato è pronto al dialogo, se ne esistono le premesse. Allora, per quanto riguarda il sindacato, si tratta di mettere a punto una piattaforma rivendicativa seria, che ci accomuni tutti, sui temi caldi, la formazione, gli ammortizzatori sociali e naturalmente il mercato del lavoro. Senza più le modifiche all’articolo 18». È il sindacato che deve costruire le basi del dialogo, ma nel Governo deve esserci una parallela disponibilità, altrimenti cade tutto subito e resta il muro contro muro. «Ma anche questo è difficile perché – ricorda Pirani – quelli dei controllori di volo negli Stati Uniti e dei carbosiderurgici nella Gran Bretagna, erano problemi reali di quei paesi: l’articolo 18 non è un problema, lo si è fatto diventare tale, possiamo metterlo da parte».

Venerdí 29 Marzo 2002