Si riparte da Fisco e sviluppo

09/03/2004

        sezione: ITALIA POLITICA
        data: 2004-03-07 – pag: 9
        autore: LI.P.
        Cgil, Cisl e Uil
        i temi dell’assemblea unitaria

        Si riparte da Fisco e sviluppo

        ROMA • Fermarsi sulle pensioni, congelare la riforma fiscale, potenziare la spesa sul welfare,
        riaprire una stagione di politica dei redditi attraverso il controllo delle tariffe, destinare il 45% delle risorse disponibili al Mezzogiorno, puntare sulla ricerca attivando meccanismi semplificati di incentivi diretti alla piccola e media impresa. Cgil, Cisl e Uil ripartono insieme con obiettivi ambiziosi. Riscrivere la politica economica del Governo e allo stesso tempo darsi un profilo diverso affiancando allo sciopero
        generale del 26 marzo un disegno alternativo per il Paese.
        Il testo non è ancora pronto, l’ultimo giro di correzioni ci sarà ancora lunedì: si lavora su idee già messe in campo come l’accordo con Confindustria sulla politica industriale e sulle ultime proposte nate con la vicenda delle pensioni. Il documento sarà poi affidato all’assemblea del 10 marzo, quando al Palalottomatica di Roma 6mila delegati di Cgil, Cisl e Uil daranno il via libera allo sciopero e alla piattaforma sindacale.
        «Rilanciare il testo scritto con Confindustria — dice Paolo Pirani, segretario confederale della
        Uil — non è privo di significato. La nostra assemblea si svolgerà quasi in concomitanza con l’elezione del nuovo presidente degli industriali.
        Il segnale politico che vogliamo dare è di riprendere il meglio, cioè un accordo, di una stagione di relazioni sindacali contraddistinta invece da scontri
        e strappi che non ha portato alcun risultato neppure alle imprese».
        Si ricomincia non da zero, quindi, ma per arrivare dove? «A un nuovo patto sociale. Quel testo
        — auspica Pirani — può essere una base di dialogo e un’opportunità per noi e per i nuovi vertici di Confindustria per guardare in prospettiva alla discussione sull’accordo del ’93 e alla riforma della contrattazione».
        La previdenza è al primo punto. E la proposta è quella di accantonare la riforma, o meglio, di far approvare dal Parlamento solo la previdenza complementare (su cui c’è l’accordo) e rimandare alla verifica del 2005 la spina dell’aumento dell’età pensionabile. Naturalmente, se si parla
        di pensioni si parla anche di stato sociale: la riforma degli ammortizzatori, il raddoppio dell’indennità di disoccupazione, il fondo per la non-autosufficienza, l’effettivo stanziamento dei soldi promessi dal Patto per l’Italia.
        Nel capitolo welfare è compresa anche la sanità (il fondo sanitario deve essere adeguato alla media
        della spesa sanitaria europea; una parte delle risorse deve essere destinata a riequilibrare i bilanci sanitari regionali) e la scuola, così come le politiche abitative.
        Lo sviluppo è il capitolo centrale. Il collante tra il «no» ai tagli alla spesa sociale, il «no» alla riforma fiscale di Tremonti e il «sì» a politiche di investimenti sul Mezzogiorno e sulla ricerca.
        In particolare, il Sud deve diventare il polo di attrazione centrale di tutti gli interventi pubblici: il
        45% delle risorse deve essere concentrato nelle aree meridionali sia attraverso investimenti in
        infrastrutture che in incentivi all’impresa principalmente finalizzati alla ricerca. Sull’innovazione, la corsia preferenziale ce
        l’hanno le piccole e medie aziende destinatarie di incentivi diretti per tutti gli investimenti in ricerca. Sul fronte fiscale si chiede al Governo l’azzeramento della delega che annulla il principio di progressività e un cambiamento di rotta totale dopo la politica dei condoni e dei concordati che ha rotto il rapporto di fiducia con il lavoro dipendente. Un rapporto da recuperare togliendo le penalizzazioni che derivano dalla mancata restituzione del drenaggio fiscale, da una maggiore imposizione sul Tfr, dalla cancellazione di specifiche detrazioni per i pensionati.
        Non manca il rilancio della politica dei redditi: la richiesta al Governo è di agire sul fronte delle tariffe. Della riforma dell’accordo del ’93 si
        parlerà in altri momenti e in altre sedi.
        In attesa dell’ufficializzazione dei nuovi vertici di Confindustria.