Si lavora al baratto: scalini contro precari

30/07/2007
    sabato 28 luglio 2007

    Pagina 2 – Primo Piano

    Retroscena
    Padoa-Schioppa non si fida
    «Epifani è ondivago»

      Si lavora al baratto
      scalini contro precari

        Secondo Palazzo Chigi
        il leader della Cgil
        è in difficoltà con i suoi

        Pronto un pacchetto
        di correzioni al testo
        da proporre in aula

          FABIO MARTINI

          ROMA
          Al piano nobile di palazzo Chigi si erano fatte le 4 di notte, la trattativa sulle pensioni aveva esaurito gli ultimi margini, si trattava di dire sì o no, ma il segretario della Cgil Guglielmo Epifani chiese ancora un po’ di tempo: «Ne riparliamo lunedì». E fu a quel punto che Romano Prodi sussurrò all’orecchio di Tommaso Padoa-Schioppa: «Mi devo fidare?». E il ministro dell’Economia, altrettanto in confidenza: «Secondo me no…». L’alba del 20 luglio è poi finita come si sa: Epifani ha chiesto di riflettere ancora un po’, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni gli ha urlato che l’accordo andava fatto, Prodi ha chiesto al leader Cgil un sì o un no, minacciando di dimettersi. Fino a quando all’alba Epifani firma, sia pure soltanto «per presa d’atto».

          Romano Prodi e Tommaso Padoa Schioppa stimano Guglielmo Epifani ma nelle ultime settimane si sono fatti l’idea – irriferibile in pubblico – che la pressione della sinistra sindacale abbia reso «un po’ troppo ondivago» il segretario generale della Cgil. E questa convinzione, forse, spiega un episodio altrimenti incomprensibile. Ieri, durante l’incontro sui temi del mercato del lavoro chiesto a Prodi dai quattro ministri della sinistra massimalista, ad un certo punto il presidente del Consiglio si è fatto sfuggire un’affermazione ben percepita dal ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi: «La Cgil? Il testo sul Welfare lo ha accettato…». Attimo di silenziososo sconcerto tra gli astanti: da quel che è noto, la Cgil finora non ha ufficialmente accettato alcun testo, tantomeno la parte che riguarda il mercato del lavoro. Perché il presidente del Consiglio ha fatto correre quella interpretazione? «Probabilmente pensano di farci saltare i nervi», dicono al quartier generale della Cgil. E da lì rimpallano l’accusa: ondivago semmai è Prodi, che prima ha fatto sponda con i sindacati confederali per fare breccia nel muro della sinistra radicale sulla questione delle pensioni e ora, sul fronte del mercato del lavoro, immagina di appoggiarsi sui quattro partiti per mettere la Cgil con le spalle al muro.

          Certo, ognuno la tira dalla sua parte, ma è pur vero che la presidenza del Consiglio apre continuamente e pubblicamente nuovi tavoli di trattativa. Ieri all’ora di pranzo ha “apparecchiato” quello con i partiti della sinistra massimalista. Due dei quali – Prc e Pdci – a inizio settimana si erano resi protagonisti di una spettacolare conversione: venerdì 20 luglio in Consiglio dei ministri avevano dato via libera all’accordo sulle pensioni appena sottoscritto con i sindacati, ma 24 ore dopo erano tornati sulle barricate, con tanto di manifesti affissi sui muri: lo scalone va abbattutto tutto e subito. Ma ieri mattina Prodi ha accettato di incontrarli perché, da alcuni segnali, ha capito che un’intesa sul lavoro flessibile può “ammorbidire” il Prc (meno il Pdci) sulla questione-scalone. In altre parole da ieri si lavora ad uno scambio: via libera agli scalini, purché si rendano meno precari i lavori a tempo determinato. E infatti nell’incontro a palazzo Chigi si è discusso di un pacchetto di misure che consentano di correggere il testo già sottoposto alle altre parti sociali, Confindustria in testa. E il presidente del Consiglio ha voluto gratificare i partiti della sinistra massimalista, che si erano lamentati delle recenti dichiarazioni di Francesco Rutelli: «Niente alleanze di nuovo conio: io sono e resto il presidente del centrosinistra».