Si impenna il fabbisogno

02/06/2004


      MERCOLEDÌ 2 GIUGNO 2004

       
       
      Pagina 28 – Economia
       
       
      LA CURVA DEL DEFICIT
      Peggiorano i conti pubblici dei primi cinque mesi. Il Tesoro: al netto dei condoni c´è un miglioramento
      Si impenna il fabbisogno
      Sale a 47,8 miliardi. La grande impresa perde posti

      LUISA GRION


      ROMA – Nei conti pubblici il rosso si allarga, ma il governo non si preoccupa, convinto com´è che arriveranno tempi migliori e «rilevanti entrate di carattere straordinario» in grado di ridurre il buco.
      L´allarme già lanciato dal governatore della Banca d´Italia Fazio, ieri ha trovato conferma nei dati ufficiali del Tesoro: tra gennaio e maggio il fabbisogno dello Stato ha toccato quota 47,8 miliardi di euro, contro i 36,9 dello stesso periodo dell´anno scorso. Un balzo di oltre dieci miliardi, il 29 per cento in più. Non solo: prendendo in considerazione il solo mese di maggio risulta che in un anno il fabbisogno è triplicato, passando dai 3,8 miliardi del 2003 ai 9,7 di quest´anno.
      Cos´è successo? Niente di grave, secondo il ministero. L´anno scorso – spiegano gli uomini di Tremonti – in quel periodo fioccavano nelle casse dello Stato 8 miliardi di entrate una tantum(il condono), per cui il paragone con quest´anno non può essere che perdente. Al netto di tali voci – assicurano – i conti risultano addirittura migliorati per 2 miliardi di euro.
      In realtà tornando al dato cumulato e paragonandolo ai conti del 2002 e del 2001 (annate non gonfiate da incassi speciali) il rosso di cassa sembra comunque viaggiare troppo velocemente, oltre 9 miliardi rispetto alla media. Comunque sia il ministero dell´Economia invita a non drammatizzare: presto – «nella seconda metà del 2004» – arriveranno «rilevanti incassi di carattere straordinario». Lo ha annunciato un comunicato di via XX settembre. Di cosa si tratterà? Probabilmente dei nuovi incassi in arrivo dal condono edilizio (che però è in attesa del giudizio della Corte Costituzionale) e della terza cartolarizzazione degli immobili: nuove una tantum che – assieme ai proventi dell´autotassazione – nei progetti del Tesoro garantiranno il ritorno all´equilibrio.
      Tale lettura non convince affatto l´opposizione: i dati sul fabbisogno – commenta Enrico Letta della Margherita – «fanno giustizia della falsità delle affermazioni di Berlusconi e sono il frutto di politiche sbagliate». Per Vincenzo Visco, ex ministro del Tesoro per l´Ulivo « i dati, purtroppo, erano largamente attesi; non c´è niente di nuovo sotto il sole».
      Ma conti pubblici a parte, anche dal fronte del lavoro non arrivano buone notizie: in un anno – dal marzo 2003 allo stesso mese di quest´anno – nella grande imprese (quelle con più di 500 dipendenti) si sono presi 17 mila posti di lavoro. Un calo secco dello 0,9 per cento fotografato dall´Istat e causato soprattutto da settori industriali (nelle aziende di servizi l´occupazione è aumentata dello 0,4). Sono andati male l´ energia e gas (meno 6 per cento), il tessile e abbigliamento (meno 5,2), gli apparecchi elettrici e quelli di precisione (meno 4,3). Sacconi, sottosegretario al Lavoro, è convinto che al di là della crisi i dati Istat siano anche il segno «del profondo cambiamento del modello organizzativo» dell´«evoluzione positiva dal vecchio assetto fordista al sistema a rete» dove le mansioni complementari al core business vengono affidate all´esterno.
      Di tutt´altro parere il sindacato: «Il fatto è che da troppo tempo manca una seria strategia industriale – commenta Carla Cantone della Cgil – il governo non ha idee, ma con Confindustria si deve aprire un nuovo capitolo, come Montezemolo ha auspicato. Se si lasciano andare le cose come un fatto del destino cinico e baro non siamo al declino. Si rischia di andare a rotoli».