Si ferma Fiat auto, 30 mila in «cassa» Epifani: il Lingotto non rispetta gli impegni. Stop da Termini a Val di Sangro

23/02/2010

Sono 30 mila i lavoratori del gruppo Fiat che, da ieri fino al 7 marzo, resteranno in cassa integrazione abbandonando l’attività negli stabilimenti di Mirafiori, Termini Imerese, Pomigliano d’Arco, Melfi, Cassino e Val di Sangro. È la conseguenza della decisione assunta dal Lingotto a fine gennaio, che ha comportato, ad esempio, che 5.500 operai della Mirafiori siano rimasti a casa.
Quanto al sito siciliano, ieri il vice presidente del gruppo John Elkann ha tagliato corto: «Su Termini Imerese abbiamo già detto tutto», con ciò volendo ribadire che lo stabilimento chiuderà a fine 2011. Ieri sono iniziate due settimane di cassa integrazione ma la protesta continua: per sabato prossimo è previsto l’ennesimo corteo, e un presidio ai cancelli dello stabilimento per chiedere all’azienda di rimanere e al governo nazionale di mobilitarsi. «Spero che nei prossimi giorni si possa trovare una via d’uscita per Termini Imerese – ha detto il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni -. Di sicuro la notizia dell’aumento dei compensi ai manager Fiat mal si concilia con le difficoltà di bilancio annunciate dall’azienda».
Ma ieri sono stati gli operai della Fiat Fma di Avellino a muoversi, occupando la sala del consiglio provinciale per stigmatizzare l’azione di polizia che, nella notte tra sabato e domenica, ha prodotto lo sgombero della catena umana di operai che tentavano di bloccare i tir carichi di motori destinati agli stabilimenti del gruppo di Cassino e della Turchia.
Il prossimo venerdì è previsto un incontro presso il ministero dello Sviluppo economico: gli operai chiederanno il trasferimento nel loro sito della produzione dei motori destinati alla Panda e un piano industriale che dissolva il rischio di chiusura per gli oltre 1.500 dipendenti. «L’enorme dispiegamento di forza di polizia per fare uscire i motori dalla fabbrica è il primo intervento pubblico nella crisi del gruppo» ha affermato Giorgio Cremaschi della segreteria Fiom.
«Una Fiat che non ha a cuore il futuro dell’occupazione degli stabilimenti italiani non va bene» ha incalzato il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, aggiungendo che a Termini «la Fiat aveva dato una disponibilità a restare e a investire due anni fa, oggi poi effettivamente ha cambiato idea».
Ma la situazione di difficoltà non riguarda solo la Fiat, secondo il leader della Cgil «le altre grandi crisi ancora non trovano uno sbocco». E questa settimana molti nodi verranno al pettine sul fronte dell’occupazione. Oggi il governo si occuperà del caso dell’ex Eutelia, domani di Glaxo, giovedì sarà la volta di Omsa e Alcoa. Non c’è ancora una data invece per il confronto azienda-sindacati dell’Antonio Merloni, anche se nell’ultimo incontro era stata definita la data del 28 febbraio come termine ultimo per siglare l’accordo di programma per l’area nelle Marche, Umbria e Emilia Romagna, dove sorgono gli stabilimenti del gruppo.