Sì di Camusso, mezzo sciopero

04/03/2011

Mobilitazione generale di 4 ore il 6 maggio. Sacconi: scelta politica
ROMA— Alla fine, un mezzo sciopero generale: 4 ore venerdì 6 maggio con manifestazioni territoriali. Così ha deciso il segretario della Cgil, Susanna Camusso, che, fin da quando è arrivata alla guida del sindacato rosso, lo scorso 3 novembre, è stata pressata dalla Fiom (metalmeccanici), dalla Fp (funzione pubblica) dalla sinistra interna e infine dalla Filcams (commercio) affinché proclamasse lo sciopero generale. Camusso, all’inizio, non ne aveva alcuna voglia. Ha cercato piuttosto di riaprire il dialogo con la Confindustria e con Cisl e Uil, proponendo una trattativa sul tema della rappresentanza, ma non ha trovato sponde. Nel frattempo la situazione è peggiorata su diversi fronti. Con la Fiat e la Federmeccanica nessun progresso, anzi lo scontro sembra senza via d’uscita. Nel pubblico impiego gli altri sindacati hanno raggiunto un nuovo accordo col governo per scongiurare i tagli della parte variabile dello stipendio possibili in seguito alla riforma Brunetta. E la rottura tra la Cgil e Cisl e Uil si è consumata anche nel commercio, dove il sindacato guidato da Camusso non ha firmato il contratto del terziario. A completare il quadro anche il viaggio al Sud, il 9-10 febbraio, compiuto insieme dai leader di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, e dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, a rinsaldare un rapporto già buono. Esclusa, ancora una volta, la Cgil. Alla fine, lo sbocco dello sciopero generale è stato per Camusso quasi naturale. Una protesta che assorbirà quelle del pubblico impiego, della scuola e del terziario, già previste. Peccato che, assolta la funzione di dare sfogo alla lotta, lo sciopero generale «da soli» , oltre che destinato ad avere un debole effetto, rischia di approfondire il solco tra la Cgil e gli altri sindacati e la Confindustria. Tanto più che la mobilitazione arriverà a pochi giorni dalla celebrazione del primo maggio, che i tre leader guideranno insieme a Marsala, in omaggio ai 150 dell’unità d’Italia. Già ieri la polemica si è accesa tra Camusso e Bonanni. Il segretario della Cgil ha accusato Cisl e Uil di «resa senza condizioni» nei confronti del governo, che Camusso boccia senza appello: «Noi vogliamo bene al nostro Paese ed è per questo che pensiamo che Berlusconi se ne debba andare, perché lui non vuole bene al Paese. Il premier inquisito che non si presenta in tribunale è il motivo per cui l’opinione pubblica internazionale ci considera un Paese inaffidabile: il primo ostacolo agli investimenti stranieri è proprio il premier» . «La vera resa senza condizioni — ha replicato il leader della Cisl, Bonanni — è quella del segretario della Cgil di fronte alle realtà estremistiche presenti nella sua organizzazione che la obbligano a scioperare e ad andare in piazza con i partiti in piena campagna elettorale per le amministrative» . Dura anche la reazione di Angeletti per la Uil: «C’è da chiedersi se la Cgil sia ancora un sindacato. Per ora sembra solo intenzionata a proseguire nella deriva dell’agitazione tutta politica» . Nella polemica è intervenuto anche il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: «La proclamazione dello sciopero era scontata in chi da tempo ha fatto la scelta, tutta politica, di supplire alla debole opposizione parlamentare» . «In nessun Paese occidentale — replica per il Pd Achille Passoni— un ministro attacca lo sciopero dei lavoratori»