Si chiama mobbing, se lo conosci lo eviti

04/04/2002






      PREPOTENZE IN AZIENDA

      Crescono i casi di angherie e persecuzioni, aumentano le denunce. Ma come ci si può difendere?

    Si chiama mobbing, se lo conosci lo eviti

    Una forma di violenza psicologica
    Una delle ultime sentenze è di pochi giorni fa: il giudice del lavoro di Cuneo ha condannato il ministero della Pubblica istruzione, che in sede giudiziaria aveva surrogato il preside, al pagamento dei danni e alle spese legali per 20.500 euro. Il ricorso era stato presentato da tre docenti che avevano accusato il preside di averli «sottoposti ad una sorta di processo continuo e ad una vera e propria persecuzione». La prima sentenza in Italia è invece del novembre 1999. E’ il tribunale di Torino ad occuparsi della denuncia di un’operaia del settore plastico. La donna chiede un risarcimento per i danni biologici dovuti al grave stato di depressione in cui era caduta dopo i ripetuti maltrattamenti subiti da un caporeparto. L’azienda viene condannata. In mezzo a queste due vicende giudiziarie migliaia di storie. Migliaia di storie di aggressioni, di ostracismo, di ingiustizie, di angherie, di emarginazioni, di solitudini, di carriere rovinate, di trasferimenti illegittimi, di depressione, di malattie gravi, di lotte sindacali, di piccole e grandi vigliaccherie. Migliaia di storie di mobbing che sono la faccia scura della storia del lavoro. Eccolo il mobbing. In poche domande e risposte. Per conoscerlo. Per fronteggiarlo. Per combatterlo. Per sconfiggerlo.
    Che cosa si intende per mobbing?
    Il mobbing è una forma di violenza psicologica che viene esercitata sul posto di lavoro. In un documento dell’associazione contro lo stress psico-sociale e il mobbing fondata in Germania nel 1993 è scritto: «Si tratta di una comunicazione conflittuale tra colleghi o tra superiori e dipendenti nella quale la persona attaccata viene posta in una posizione di debolezza e aggredita direttamente o indirettamente da una o più persone in maniera sistematica, frequente e per un lungo periodo, con lo scopo di estrometterla da mondo del lavoro…».
    Quali forme può assumere?
    La semplice emarginazione, le continue critiche, la diffusione di maldicenze, l’assegnazione alla vittima predestinata di compiti dequalificanti, l’attacco sistematico per compromettere anche l’immagine sociale nei confronti di colleghi, clienti o superiori. In alcuni casi il mobbing ha portato ad azioni di sabotaggio del lavoro.
    Lo scopo del mobbing?
    Lo scopo del mobbing è quello di eliminare una persona che è, o è divenuta, in qualche modo scomoda distruggendola psicologicamente e socialmente, in modo da provocarne il licenziamento o da indurla alle dimissioni. Spesso si fa mobbing su un lavoratore p er semplice gelosia . In più di un’occasion e il mobbing punta al licenziamento di un dipendente senza che si crei un caso sindacale.
    Quanti lavoratori soffrono di mobbing?
    Negli Stati Uniti un americano su cinque dice di essere stato vittima di bullying tiranneggiamenti sul posto di lavoro. In Sud Africa il 77 per cento dei lavoratori dichiara di essere stato vittima di ostilità. In Europa, secondo il Rapporto dell’International Labour Office del 1998, è la Gran Bretagna con il 16,3 per cento di lavoratori il Paese con il più alto numero di mobbizzati. Seguono la Svezia 10,2 , la Francia 9,9 , la Germania 7,3 . L’Italia si colloca negli ultimi posti della classifica con il 4,2 . Gli esperti sottolineano che il dato non rappresenta la realtà in modo scientifico, visto che spesso le violenze non vengono denunciate. Le ultime cifre attendibili parlano di un milione e mezzo di mobbizzati cui sono da aggiungere i familiari, per un totale di circa cinque milioni. Nel 2001 la Commissione europea ha contato dodici milioni di casi in tutta Europa.
    Quali sono le categorie ritenute più a rischio?
    Le vittime del mobbing hanno generalmente tra i 45 e i 55 anni. Appartengono all’alta dirigenza o ai livelli più bassi. Senza distinzioni. Molte sono donne che vivono sulla pelle l’escalation dell’angheria in azienda. Di solito il primo allarme suona con la molestia sessuale. Di fronte al rifiuto scatta il mobbing vero e proprio .
    Che danni ci sono per la salute dei lavoratori?
    Alcuni ricercatori ritengono che il mobbing sia un grosso problema che contribuisce all’insorgere di malattie cardiovascolari. Tra i mali, inevitabili, del mobbing sono comunque da registrare la sindrome da stress con gastrite, ulcera, cefalea, attacchi di panico, ansia, insonnia, perdita di memoria, tachicardia e depressione. In Svezia e in Svizzera il 15 ed il 10 dei casi di suicidio sarebbero direttamente collegabili alle violenze morali nel campo del lavoro. In Germania e in Svezia migliaia di vittime di mobbing sono finite in prepensionamento o in una clinica psichiatrica. Con evidenti costi per le aziende e per la società.
    Esiste una legge in Italia?
    Il nostro Paese è a tutt’oggi privo di una specifica legislazione sul mobbing. Un ritardo grave rispetto all’Europa e ai Paesi scandinavi in particolare. La legislazione italiana in Parlamento ci sono attualmente sei disegni di legge è ferma al solo riconoscimento del «danno biologico derivante da forme persecutorie sul posto di lavoro».
    Da chi dovremmo imparare?
    Il Paese capofila di una politica di prevenzione e regolamentazione del fenomeno è sicuramente la Svezia, che già nel 1977 ha adottato nei posti di lavoro una serie di misure cautelative per contrastare il fenomeno della persecuzione e della violenza psicologica. In Germania, dove esistono diversi sportelli di ascolto, è emblematico il caso della Volkswagen che ha previsto delle figure specifiche a cui il lavoratore che si ritiene vittima di mobbing può chiedere aiuto.
    Che cosa propone l’Europa?
    E’ del 16 luglio del 2001 una risoluzione del Parlamento europeo sul mobbing ove si esortano gli Stati membri ad adottare in accordo con le parti sociali misure a sostegno e prevenzione per la lotta contro le violenze psicologiche nei posti di lavoro. La Commissione auspica l’avvio di un’indagine sul fenomeno.