Si apre la nuova stagione dell’interclassismo all’italiana

25/06/2002

22 giugno 2002

SINDACATO & POLITICA
Si apre la nuova stagione dell’interclassismo all’italiana
      Sul quotidiano della Cisl, Conquiste del lavoro , il dibattito sul rapporto tra sindacato e maggioranza di centrodestra è iniziato già qualche settimana fa. Se non altro perché, come ha sottolineato uno dei guru della confederazione, Guido Baglioni, una quota consistente dei suoi iscritti ha votato per la Casa delle Libertà. Accanto, dunque, all’attesa fremente sugli esiti della trattativa in corso a palazzo Chigi, ha cominciato anche a prender corpo una riflessione di medio periodo. Ci si è accorti che l’appoggio della Cisl alle scelte del governo – pur con la formula apartisan coniata dal suo segretario Savino Pezzotta – finisce per mettere in moto dinamiche ancora più ampie della pur importante rottura dell’unità sindacale. Per dirla in breve, può nascere una nuova stagione dell’interclassismo italiano. Almeno questa è l’ambizione di un arco ampio di forze che per questa conclusione hanno lavorato e che vanno da tutta An all’Ugl, dagli esponenti dell’Udc a un po’ tutta la congrega degli ex dc (Sergio D’Antoni, Paolo Cirino Pomicino, Bruno Tabacci). Ma non è soltanto il mondo del professionismo politico che guarda alle scelte di Pezzotta, l’attenzione è sicuramente più vasta. E investe sicuramente la Compagnia delle Opere e persino il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio.
      L’espressione chiave per leggere queste convergenze è «corpi intermedi» e un po’ tutti fanno a gara nel citarla. Gianfranco Fini davanti alla platea del convegno ciellino di sabato scorso a Milano ne ha fatto quasi un abuso, pescando a piene mani nelle tesi della destra sociale e del suo amico Gianni Alemanno. E corpi intermedi non vuol dire solo sindacati ma anche fondazioni bancarie, comunità terapeutiche (c’era sul palco anche Andrea Muccioli), mondo del non profit. Una porzione importante del centrodestra grazie alla dura battaglia sull’articolo 18 ha intravisto, dunque, la possibilità di organizzare una propria società civile, un sistema di forze radicate sul territorio che aiuti l’azione politica di governo.
      Sostiene, a esempio, il presidente del Ccd Marco Follini: «Il centrodestra o abbraccia la tesi thatcheriana per cui la società non esiste o dialoga con gli interessi organizzati che in questa società sono presenti. Per dialogare bisogna parlare la loro lingua e non il linguaggio plebiscitario. Se il Polo vuole durare deve vincere ma anche convincere».
      Rispunta, dunque, il dibattito – spesso aspro – tra le due linee presenti nel centrodestra, quella rappresentata dal binomio Bossi-Tremonti e quella sostenuta da centristi e An. Non è un caso che la Compagnia delle Opere sulle fondazioni bancarie sia in durissima polemica con il ministro dell’Economia e non è nemmeno un caso che la copertina di
      Meta , il settimanale dell’Ugl – ben collegata ormai con la Cisl – sia dedicata a un Tremonti-Totò che sta per vendersi il Colosseo.
      Attenzione però, l’isolamento della Cgil e l’intesa con Cisl-Uil sono un risultato conseguito dall’intera maggioranza (in primis dal ministro Roberto Maroni e dai suoi consiglieri) e non da una sola sua filiera.
      Detto questo, è anche vero che il risultato finirà giocoforza per premiare nel medio periodo di più le colombe, coloro che privilegiano la collaborazione fitta con le organizzazioni della società civile più che cantare le lodi delle partite Iva. Saranno loro ad aver conquistato interlocutori e alleati stabili per nuove battaglie interne alla maggioranza. A cominciare dai criteri della riforma fiscale e dai settori che si sceglierà di premiare.
      Unite sul tema dell’interclassismo le colombe sono attraversate da altri conflitti. Pomicino non ama Pier Ferdinando Casini e il suo libro di (velenose) memorie lo testimonia. Il deputato Tabacci ha messo più volte nel mirino il governatore Fazio. Il segretario della Cisl al convegno ciellino ha invitato i presenti a non eccedere nel demonizzare il ruolo dello Stato.
      E così via. Ma antipatie e interessi per ora non mettono in pericolo la comune ispirazione. E anzi gli interclassisti del centrodestra esercitano un discreto potere di influenza e attrazione nei confronti di alcuni petali della Margherita. Si tratta di vedere come Pezzotta saprà giocarsi le sue carte e far pesare la Cisl. Magari chiedendo da subito più soldi per gli ammortizzatori sociali.

Dario Di Vico

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