«Si allontana il risanamento»

26/06/2004


SABATO 26 GIUGNO 2004

 
 
Pagina 4 – Economia
 
I giudici contestano le una tantum e giudicano poco appetibili gli incentivi per restare al lavoro.
«Si allontana il risanamento»
Corte dei Conti: interventi drastici sulle pensioni


          ROMA – La Corte dei Conti alza il tiro sulla politica economica del governo ed entra nel pieno del dibattito delle ultime ore sulla correzione degli andamenti della finanza pubblica. Una serie di moniti, avvertimenti, considerazioni ed anche proposte che la magistratura contabile, ieri riunita per il rituale «Giudizio sul rendiconto generale dello Stato dell´esercizio 2003», ha espresso senza peli sulla lingua.
          La prima considerazione è che il cosiddetto «decreto» taglia-spese che il governo ha minacciato più volte di attivare non sarebbe sufficiente. L´opinione della Corte, espressa dal presidente Francesco Staderini, è che si tratta di un intervento congiunturale. «E´ come se per arrestare una piena si agisse alla foce, invece che nel corso del fiume con interventi di regolazione dei flussi delle acque». Per la magistratura contabile si tratta di un intervento «congiunturale» e non «permanente». Un esempio? Il taglia-spese fu attivato nel 2002 e produsse effetti ma nell´anno successivo, nel 2003, si ebbe un «rimbalzo» con una crescita della spesa per consumi intermedi dell´8,8 per cento.
          Servono dunque una manovra-bis e interventi strutturali, a partire da quello sulla previdenza. «Drastici rimedi», ha chiesto il procuratore generale Vincenzo Apicella aggiungendo che altrimenti il «problema previdenziale, già ora assai pesante non potrà che peggiorare». Non rassicura nemmeno la riforma Maroni in via di approvazione in Parlamento: non c´è «certezza» sul successo del meccanismo degli incentivi per rimanere in attività; inoltre sarebbe stato preferibile, invece dello scalino del 2008 che creerà «affollamento», un meccanismo «anticipato e graduale». Il ministro del Welfare ha replicato che gli incentivi sono «sicuramente appetibili».
          Il quadro complessivo dello stato di salute dei conti pubblici è stato tratteggiato da Staderini con efficacia e preoccupazione: nei tre anni, dal 2001 al 2003, sono salite le spese per il personale (+5,2 per cento all´anno); quelle per beni e servizi (+5,8 per cento all´anno); quelle per le pensioni (+ 4,7 per cento all´anno); quelle per la sanità (+6,2 per cento all´anno). Questi tassi di incremento si confrontano con una crescita della ricchezza nazionale, cioè del Pil, quello nominale cioè inflazione compresa, del 3,7 all´anno. E´ proseguita, invece, la diminuzione della spesa per interessi, anche per effetto dell´euro, che nel 2003 è scesa del 4,5 per cento.
          Indice puntato anche sulle misure una tantum: scudo fiscale, condoni, dismissioni immobiliari, anticipi di versamenti di imposta, hanno dato nel 2003 circa 25 miliardi di euro, pari al 2 per cento del Pil. Una circostanza che «aumenta le riserve» sulla portata del riequilibrio dei conti pubblici, ha spiegato nella sua relazione, il presidente di sezione Fulvio Balsamo e che allontana il «momento del risanamento». Non contribuisce invece ai conti di quest´anno il condono edilizio: ha incassato solo 300 milioni a fronte di un´aspettativa di 3,5 miliardi. Male anche il concordato preventivo, ma la carenza di gettito è stata compensata dall´andamento oltre le aspettative del condono tombale.
          Alla sbarra anche il federalismo e la burocrazia: ci vuole prudenza perché il decentramento non appesantisca i conti pubblici. Infine, per quanto riguarda le proposte, per la Corte dei Conti sarebbe meglio ridurre l´Irap piuttosto che l´Irpef, l´imposta personale infatti favorirebbe i consumi e le importazioni senza avere effetti propulsivi.

          (r. p.)