Si allarga il solco tra il «Cinese» e Cisl-Uil

03/07/2002


3 luglio 2002



Adesso diventa più probabile l’accordo Si allarga il solco tra il «Cinese» e Cisl-Uil
      ROMA – I giochi non sono ancora fatti ma la partita per la riforma del mercato del lavoro, articolo 18 in testa, si è ormai avviata. E, insieme a essa, anche una trasformazione senza precedenti dei rapporti nel sindacato. Se accordo col governo ci sarà, lo firmeranno solo alcune sigle sindacali tra cui le più rappresentative sono la Cisl e la Uil. La Cgil ha deciso di restare fuori da questo negoziato definito dal suo segretario generale Sergio Cofferati «scellerato». Ma ieri Savino Pezzotta, il leader della Cisl, ha rilanciato il tema del ruolo del sindacato «che deve avere il coraggio di affrontare le sfide, per intervenire sulla realtà». E su questo, ha affermato Pezzotta, «abbiamo valutazione diverse dalla Cgil». Dopo anni di scaramucce, finite poi in abbracci più o meno riparatori, questa volta il solco che si verrà a creare tra i sindacati che firmeranno e chi non ne vuole sapere rischia di essere davvero incolmabile.
      Giuseppe Casadio, uno dei bracci operativi di Cofferati il cinese, è convinto che, se la firma ci sarà, nasceranno due sindacati nuovi, su due sponde diverse. Uno, la Cgil, concentrato sul terreno della rivendicazione, l’altro (Cisl-Uil) più impegnato a cogestire il mondo dei servizi. «Perché questo sta avvenendo», precisa Casadio. Che spiega: «In cambio della firma sull’articolo 18 vi è la creazione degli enti bilaterali per la gestione dei servizi, come gli ammortizzatori sociali, la lotta al sommerso, la formazione». Il solco è tracciato e, secondo Casadio, avrà conseguenze imprevedibili. «Si sa da dove si parte, non si sa dove si arriva…».
      Gli enti bilaterali, quegli organismi che gestiscono con le parti sociali (imprenditori e sindacati) i servizi per i lavoratori, sono invece per la Cisl lo strumento «per diventare protagonisti». Ne è convinto Raffaele Bonanni, numero due di Pezzotta, così come è convinto che il ruolo del sindacato tutto «scioperi, lotte e rivendicazioni salariali» sia destinato a finire». Ma le polemiche di questi mesi tra gli schieramenti sindacali nascondono in realtà vecchie ferite non risolte. «Con questa operazione – afferma ancora Bonanni – la Cisl torna alla sua origine quando, nel 1950, si staccò dalla Cgil perché non sopportava più il suo collateralismo con il Pci». E oggi, secondo Bonanni, la Cgil sembra percorsa da una spinta, anche se con forte vocazione unitaria, che la riporta indietro.
      Se nel sindacato, come si vede, il dibattito ha toni molto accesi gli esperti consigliano di aspettare per vedere che piega prenderà questa separazione annunciata. «Le condizioni per una spaccatura ci sono tutte – ammette il sociologo Loris Accornero -, ma la portata dipende dall’accordo col governo. E, per come si sono messe le cose, non mi sembra che finirà con una marcia trionfale». Insomma, tutto dipenderà anche dalla possibile crisi che si potrebbe aprire all’interno di Uil e Cisl. «Lo scenario è complesso e la partita è grossa – continua lo studioso di problemi sindacali e del lavoro – anche perché la stessa Cgil ricava dai servizi la metà delle sue entrate». Accornero resta convinto che, alla fine, prevarrà la vera radice del sindacato che è nella contrattazione: i contratti di lavoro in Italia sono centinaia, «non è pensabile che potranno essere gestiti da un sindacato diviso su due sponde opposte».
      Tito Boeri, docente alla Bocconi e passato alla storia come uno degli autori della famosa lettera sull’occupazione Blair-D’Alema, è più deluso che preoccupato dal divorzio in casa sindacale. La sua delusione sta nella miniriforma messa in campo dal governo sugli ammortizzatori sociali senza affrontare contestualmente la «madre di tutte le riforme», quella previdenziale. E poi gli enti bilaterali che, al contrario dell’intesa di Gand (dalla città belga che per prima in Europa ha avviato questi modelli di cogestione), prevedono aiuti pubblici ed «è tutto da dimostrare che il sindacato sia più efficiente dello Stato».
Roberto Bagnoli


Economia