Sì al decreto lavoro: incentivi per chi assume i giovani

09/08/2013

Con un anticipo di venti giorni sulla scadenza per la conversione in legge, il Parlamento ha definitivamente approvato il decreto Lavoro. Il testo finale contiene anche lo stop all’aumento dell’Iva dal 21 al 22% che sarebbe scattato dal primo luglio. La maratona notturna di mercoledì notte si è condita di un giallo. Nel passaggio alla Camera, il testo spedito dal Senato conteneva un refuso. Si è dovuto quindi attendere la correzione per effettuare il voto finale e l’approvazione in terza lettura con 265 Sì e 118 contrari. Per le parti più importanti il testo ricalca quello licenziato dal Consiglio dei ministri a fine giugno. In primo luogo gli sgravi e gli incentivi alle imprese che assumono a tempo indeterminato giovani tra i 18 e i 29 anni. L’incentivo consiste in uno sgravio contributivo fino a 18 mesi con un tetto mensile di 650 euro per uno stanziamento complessivo di 500 milioni per il Sud (utilizzando fondi europei) e di 294 per le altre Regioni. In più per le imprese che assumono disoccupati è previsto un incentivo pari al 50 per cento dell’indennità mensile che sarebbe corrisposta sotto forma di Aspi, il nuovo ammortizzatore sociale unico, introdotto dalla riforma del lavoro Fornero. Sempre per favorire l’aumento dell’occupazione tra i giovani, il governo ha poi rifinanziato i fondi per l’autoimprenditorialità giovanile mettendo a disposizione 160 milioni per start up e cooperative giovanili. In più ci sono 168 milioni per Borse di tirocinio formativo per i giovani che non studiano e non lavorano Neet) al Sud e 167 milioni per una rivisitazione inclusiva della Social Card per il Sud. Il totale delle risorse stanziate è dunque di quasi 1,3 miliardi.
UNIONCAMERE:750MILAPOSTI IN PIÙ Passando alle modifiche alla riforma Fornero, il cacciavite del ministro Enrico Giovannini è intervenuto, come richiesto dalle parti datoriali e il consenso sostanziale dei sindacati, riducendo le pause tra un contratto e l’altro a tempo determinato. Si torna alla tempistica pre-Fornero: dai 60-90 giorni attuali ai 10-20 giorni. In più i contratti senza causale possono essere prolungati fino a 12 mesi. L’ultimo cambiamento riguarda l’apprendistato, punto nodale e finora poco riuscito della riforma Fornero: entro settembre la conferenza Stato – Regioni dovrà emanare le nuove linee guida in materia di apprendistato professionalizzante per avere un’unica disciplina su tutto il territorio nazionale. Ora la palla passa dunque alle imprese.Quante useranno gli incentivi? Uno studio di Unioncamere, l’unione delle Camere di commercio, commissionato dallo stesso ministero del Lavoro, sparge ottimismo. Sono oltre 190mila, di cui 54mila operanti nel Mezzogiorno, le piccole imprese (sotto i 50 dipendenti) orientate ad utilizzare gli incentivi previsti dalla legge appena approvata per assumere giovani a tempo indeterminato nei prossimi 12 mesi. Si tratta del 13% del totale delle imprese, un valore positivo e molto più alto rispetto a quelli rilevati sul grado di soddisfazione per la riforma Fornero. Il grado di conoscenza delle norme è alto: oltre il 76% delle imprese è a conoscenza dell’esistenza degli incentivi. Le più propense ad utilizzare gli incentivi sono le imprese esportatrici (22%) così come quelle innovatrici (23%), il 38% afferma che, in mancanza di essi, non procederebbe ad alcuna assunzione (percentuale che sale al 39% per le imprese del Mezzogiorno), mentre il 31% si dice pronta ad effettuare immediatamente un’assunzione che era stata programmata per il prossimo futuro. Inoltre, il 15% delle imprese ritiene che gli aiuti determineranno l’assunzione a tempo indeterminato di un giovane che, senza di essi, sarebbe stato impiegato con altra forma contrattuale (tipicamente a tempo determinato). Solo il 15% ritiene che l’assunzione a tempo indeterminato sarebbe avvenuta anche in assenza di incentivi. Tra le imprese che dichiarano di non voler utilizzare gli aiuti, la motivazione prevalente è quella della «non necessità» di una nuova assunzione nei prossimi 12 mesi (88%), con una percentuale relativamente stabile nei diversi settori e per diverse dimensioni aziendali. Sempre Unioncamere stima in 749.570 i posti di lavoro che verranno creati dall’intero provvedimento, di cui però solo 152mila a tempo indeterminato, 365mila a tempo determinato e 32mila in apprendistato.