“SI’ AI SALARI DIFFERENZIATI MA NIENTE TONI MUSCOLARI”

26/08/2009

Il leader dell`Udc: «II Pd? L`opposizione deve accettare la sfida dei ministro del Lavoro» «Sì ai salari differenziati Ma niente toni muscolari» Casini: è il momento del dialogo, la Cgil va portata al tavola ROMA – Le proposte dei ministro del Lavoro Sacconi, a differenza di quelle «demenziali» della Lega sulle gabbie salariali, sono «incoraggianti», ed è bene che l`opposizione le valuti e incalzi il governo su quella che è la vera emergenza del Paese, la crisi economica. Ma lo stesso Sacconi deve stare ben attento.a non lasciarsi andare ad una «politica muscolare» contro un sindacato come la Cgil che è bene coinvolgere nella contrattazione tra parti sociali, in vista di un autunno che non si annuncia affatto facile.
Lo dice Pier Ferdinando Casini, che mantiene ben ferma la barra del suo partito nella «battaglia tra i poli» che ha caratterizzato l`estate e che ribadisce come l`Udc non abbia intenzione di stringere oggi alleanze strategiche con il Pdl o il Pd: «Quello che ci interessa è confrontarci sui programmi, sia sul piano nazionale che su quello locale. E in ogni caso, non faremo le crocerossine né per il Pd né per il Pdl».
Programmi significa soprattutto uscire dalla crisi, e come. La ricetta del ministro Sacconi la soddisfa? «Intanto trovo positivo che sia stata scartata l`idea demenziale della Lega delle gabbie salariali: ci avrebbe portato a un dirigismo centralistico che è esattamente l`opposto di quello che serve al Paese».
Il ministro appunto parla di una contrattazione differenziata perché «non tutti siamo uguali».
«Ed è un bene che si guardi con coraggio al tema della produttività e del merito, e che si faccia di tutto per favorire un meccanismo che valorizzi l`autonomia delle parti sociali, determini una situazione virtuosa e incentivi la responsabilizzazione del sindacato perché si ottenga maggiore flessibilità».
Insomma, da lei arriva un bravo a Sacconi.
«lo dico che una opposizione che vuole concorrere a una alternativa non può tacere davanti alle parole del ministro, deve esprimersi, deve accettare la sfida. Ma anche a Sacconi ho qualcosa da dire».
Cosa? «Dovrebbe evitare note stonate, come l`esibizione del tono muscolare nei confronti della Cgil. Non è interesse del governo continuare a spingere per emarginare questo sindacato, al contrario sarebbe bene riportarlo al tavolo».
Epifani ha detto che è pronto a sedersi a ogni tavolo, ma Sacconi non gli ha risposto.
«E ha sbagliato, è una politica miope quella che non mira a coinvolgere tutte le parti, con il rischio di spingere la Cgil verso una logica solo protestataria.
Così come non capisco la minaccia da parte del ministro alle parti sociali di rivedere gli sgravi fiscali se la contrattazione non procede come si deve: in una situazione di emergenza come questa, la pace sociale dovrebbe stare più a cuore al governo che a chiunque altro».
I sindacati chiedono di azzerare le tasse sul secondo livello di contrattazione e Sacconi dice che sono «sogni»: chi ha ragione? «Ognuno fa il suo mestiere, capisco i sindacati ma anche il governo che deve fare i conti con i fondi a disposizione.
Ma i veri nodi sono altri:
il salario, che a fronte del costo della vita deve aumentare; la necessità di un allargamento della fascia di chi gode delle protezioni sociali; il quoziente famigliare: le promesse della campagna elettorale devono diventare fatti concreti, perché le famiglie sono l`emergenza. Ecco, su questi temi l`opposizione deve dire la sua con chiarezza, o si isola drammaticamente».
Questo significa che vedremo l`Udc più vicina alla linea del governo, e magari disposta ad accordarsi col Pdl alle Regionali? «Ci muoveremo su temi concreti, siamo indifferenti alle polemiche stucchevoli, anche perché l`ideologia delle alleanze a tavolino ha prodotto tanti danni, basta guardare agli estre.
mismi dall`una e dall`altra parte».
Ma alle Regionali alla fine dovrete scegliere con chi stare.
«Certo non abbiamo fatto voto di castità! Ma è singolare che tutti ci chiedono di scegliere proprio mentre, ogni giorno di più, certificano il proprio fallimento… Se lo mettano in testa Pd e Pdl: non siamo crocerossine, e non lo diventeremo ora che i fatti cominciano a darci ragione».