Shopping in Europa negli Usa è già moda

03/11/2000



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3 Novembre 2000Oggi in edicola Pagina 30
Shopping in Europa
negli Usa è già moda

Dollaro forte: il New York Times invita al viaggio in Italia

dal nostro corrispondente ARTURO ZAMPAGLIONE


MINNEAPOLIS – A cinque minuti dall’aeroporto internazionale, in mezzo ad autostrade a sei corsie e parcheggi chilometrici, sorge il "Mall of the Americas", il più grande centro commerciale del Minnesota, degli Stati Uniti e del mondo. Con 520 negozi, ventidue ristoranti, ventisette fast-food, quattordici sale cinematografiche e otto nightclubs, è un vero santuario del consumismo, visitato ogni settimana da quasi un milione di pellegrini. Eppure c’è un senso di nostalgia, di invidia, persino di rabbia, tra questi irriducibili dello shopping che incontriamo tra le boutique di Banana Republic e i McDonald’s di Minneapolis.
"Non ha letto i giornali? Qui tutto costa troppo, bisognerebbe andare in Italia, in Francia, in Germania, per godersi la bella vita", mi dice la signora Mary McCoy, che si aggira nel "Mall" con decine di pacchi e pacchetti. In queste ultime settimane, infatti, l’Europa ha fatto irruzione nell’immaginario consumistico degli americani. La ragione? Il cambio del dollaro, che, giunto ormai a livello delle 2300 lire (o di 0,82 euro), trasforma il vecchio continente in un paradiso multinazionale in cui i turisti d’oltreatlantico possono sfogare gli istinti spendaccioni a prezzi da saldo.
Il crollo della moneta europea ha portato a un boom dei viaggi da ogni angolo degli Stati Uniti. Quest’anno 12,4 milioni di americani hanno preso l’aereo per Londra, Parigi, Madrid, Venezia e le altre mete storiche. A Roma, anche grazie al Giubileo (ma non solo per motivi religiosi), la presenza degli americani è cresciuta del 24 per cento rispetto al 1999. E i connazionali di Bill Clinton non si limitano a visitare il Louvre o il Vaticano: aprono il portafoglio, usano la carta di credito, per mangiare nei migliori ristoranti, alloggiare negli alberghi a cinque stelle e permettersi dei lussi inconcepibili a Minneapolis o Seattle.
Alessandra Stanley, corrispondente da Roma del "New York Times", invita gli americani a venire in vacanza in Europa e riferisce sulla prima pagina del quotidiano quanto le ha detto Nicola Rex, manager dell’Hassler, l’albergo che domina Piazza di Spagna: "Il nostro consumo di caviale Beluga è triplicato, quello di ostriche è raddoppiato, quello di champagne è quintuplicato". E il 90 per cento delle richieste, spiega Rex, viene da clienti americani.
D’altra parte, basta interpellare un paio di agenzie di viaggi per rendersi conto della "corsa all’Europa". Oltre alle mete classiche, oltre al solito "grand tour" tra musei e cattedrali, arrivano richieste strane, eccentriche: gite in chiatte di superlusso tra i canali della Borgogna, itinerari a cavallo in Andalusia, matrimoni di stile medioevale nei castelli della Toscana, spedizioni con un solo obiettivo: comprare (e riportare a casa) completi di Armani e servizi di porcellana, sciarpe di cachemire e vini d’annata.
Il rincaro del dollaro e il calo dell’euro ha anche reso molto conveniente l’acquisto di proprietà immobiliari nelle colline dell’Umbria, nell’entroterra toscano o nella campagna del sud della Francia. Per un newyorkese, infatti, abituato a pagare 30milioni di lire a metro quadro, il vecchio mattone europeo non ha solo un valore romantico, ma anche una convenienza economica: che forse non durerà a lungo, e che quindi va sfruttata prima che sia troppo tardi.