Shopping festivo, Veneto diviso

24/04/2007
    martedì 24 aprile 2007

    Pagina 21 – Economia e imprese

    Liberalizzazioni. Secondo Federdistribuzione il 67% dei consumatori vuole le domeniche aperte

      Shopping festivo, Veneto diviso

        Polemica tra le grandi catene (favorevoli) e commercianti (contrari)

          Marino Massaro
          PADOVA

          Il 67% dei consumatori veneti è favorevole all’apertura domenicale dei negozi. Addirittura il 77% vorrebbe un maggior numero di aperture rispetto alle otto domeniche all’anno previste dalla legge attuale. Lo sostiene Federdistribuzione, l’associazione che rappresenta la Gdo, con un sondaggio fatto effettuare da una società specializzata che appare la risposta all’atteggiamento di chiusura (in alcuni casi di netto rifiuto) delle organizzazioni del commercio al dettaglio. Soprattutto dati in polemica con alcune Ascom provinciali. Perché nel Veneto ci sono città come Verona, Venezia o Bassano del Grappa che sono località turistiche e che quindi hanno le vetrine accese (di negozi e centri commerciali) tutte le domeniche. Altre, tra cui Vicenza e parzialmente Padova, che rifiutano questa possibilità.

          Federdistribuzione sostiene che tra i favorevoli alle aperture ci sono i giovani tra i 18 e 34 anni, ma anche il 69% degli imprenditori, il 73% degli operai, il 71% delle casalinghe.

          Capofila dell’opposizione, invece, è l’Associazione commercianti vicentini (che ha ricevuto l’importante solidarietà del Vescovo del capoluogo berico, monsignor Cesare Nosiglia) che 20 giorni fa ha reso noto l’esito di un analogo sondaggio tra i suoi associati. Per il 61% degli esercenti vicentini le 8 domeniche (oltre a quelle di dicembre) sono sufficienti. Il 29% addirittura sostiene che sono troppe. Il 42% giudica l’attuale orario (13 ore al giorno al massimo, tra le 7 e le 22) eccessivo. l’85% è contrario a prolungare l’orario di chiusura serale e il 63% è contrario all’orario continuo. Un punto quest’ultimo che è talmente sentito da aver costretto un noto gruppo spagnolo da poco insediato nel centralissimo corso Palladio a rinunciare all’apertura tra le 12,30 e le 16,30, quando è tutto chiuso, anche le edicole e i tabaccai.

          Ma perché questa ritrosia che ha visto i commercianti scontrarsi contro la stessa Regione Veneto che con la Finanziaria 2007 aveva allargato le maglie per i nuovi insediamenti della grande distribuzione moderna? Perché – sostengono i commercianti – la capacità di spesa dei cittadini rimane la stessa; aumentano i costi; scarseggiano le persone disposte a lavorare la domenica. «E non è – dicono – un problema di denaro, ma di difesa della qualità della vita».

          Diversa ovviamente la visione del problema che si può avere semplicemente frequentando domenica pomeriggio gli affollatissimi grandi centri commerciali o i negozi del centro aperti a Padova o Verona, o Bassano del Grappa. Ciò confermerebbe – a giudizio del delegato regionale veneto di Federdistribuzione, marcello Cestaro – che «i cittadini vogliono un commercio moderno e attento ai loro bisogni e ai nuovi stili di vita».

          Ma sulla controversa questione ci sono anche posizioni "intermedie" come quella del presidente dell’Ascom di Padova, Fernando Zilio: favorevole all’apertura domenicale in centro, ma – ha dichiarato in occasione del dibattito sulla Finanziaria regionale – «pronto a fare le barricate» contro la liberalizzazione delle attività commerciali, la ristorazione nelle grandi strutture di vendita non alimentare e l’insediamento di nuovi complessi.