Shopping fermo, ma i prezzi salgono

30/09/2002





        29 settembre 2002
        ECONOMIA




        Shopping fermo, ma i prezzi salgono

        Consumi – Gli acquisti di moda nel 1° semestre sono aumentati solo dello 0,9%, mentre i listini di primavera sono rincarati del 2,7%

        Paola Bottelli


        MILANO – Shopping con il contagocce. Nel primo semestre del 2002 gli italiani hanno destinato ai consumi di moda, secondo l’Istat, soltanto lo 0,9% in più dello stesso periodo dell’anno precedente. Un incremento in valore che, depurato dall’inflazione, mette a nudo un lieve calo nelle quantità acquistate. Per l’abbigliamento donna le vendite al dettaglio viaggiano a un ritmo un po’ più elevato: secondo un’elaborazione di AcNielsen Sita per Sistema moda Italia, l’aumento registrato per la primavera-estate 2002 (che non coincide temporalmente con il primo semestre dell’anno) è stato dello 0,8% in volume, penalizzato anche dalle condizioni meteorologiche non certo brillanti. Mentre le previsioni per la prossima estate – con le collezioni proposte in questi giorni a Milano moda donna e a Momi-ModaMilano (anche nell’innovativa sezione White) – indicano un recupero dell’1,5 per cento. Una percentuale che pesa comunque molto meno rispetto al trend espansivo registrato fino alla metà del 2001. In sostanza, c’è scarsa propensione a spendere: un po’ perché la congiuntura generale dell’economia non favorisce i consumi di beni considerati da molti voluttuari, a parte il ricambio inevitabile (ad esempio per bambini e ragazzi che crescono e cambiano misure), un po’ perché è difficile notare nelle vetrine qualcosa che negli armadi manchi, se non per puro sfizio, un po’ perché i prezzi sono evidentemente ritenuti troppo alti. Da qui quella che AcNielsen Sita definisce «una tenuta dei consumi di moda donna nel quadrimestre marzo-giugno 2002, accompagnata da una crescita piuttosto significativa dei prezzi che, dopo un periodo deflattivo, sono fortemente in ascesa. Per la prima volta dopo molti anni l’inflazione settoriale dell’abbigliamento esterno donna si colloca a un livello superiore rispetto all’indice globale dei prezzi rilevato dall’Istat: +2,7% rispetto a +2,3%» sempre nel periodo considerato. Jeans strappati ad arte, effetto-vintage, inserti di pizzo e pelle hanno fatto da traino agli acquisti delle donne italiane, anche se «la crescita solo lieve dei consumi della scorsa primavera-estate – aggiunge AcNielsen Sita – è da collegare al fatto che i capi acquistati nella stagione precedente sono risultati ancora attuali, bene adattandosi a mescolarsi all’offerta di questa stagione». Quel che è certo è che dopo l’impennata dei consumi di abbigliamento esterno femminile del 2000 (+4,4% in valore), nel 2001 le consumatrici hano speso 12,08 miliardi di euro, con un aumento dell’1,6 per cento. Quel che sorprende è il ritmo vertiginoso dell’incidenza delle importazioni sul consumo apparente: in pratica quasi un vestito su tre è stato fabbricato all’estero. Più in dettaglio, secondo un’elaborazione Smi, dal 23,1% del ’98 si è saliti al 24,3% dell’anno successivo e al 27,7% del 2000, per balzare addirittura al 31,8% dell’anno scorso. «Le importazioni sono concentrate ancora prevalentemente nei prodotti di fascia media e medio-bassa», ammette l’associazione dei produttori, testimoniando che le consumatrici vanno sempre più alla ricerca del buon prezzo, anche a dispetto della qualità del prodotto. Fortunatamente per le imprese italiane aumenta anche il peso delle esportazioni sulla produzione: dal 49,7% del ’99 al 56,5% del 2001. «Le soddisfazioni maggiori – dicono a Smi – sono venute proprio dai mercati esteri che hanno continuato ad accordare la loro preferenza al made in Italy, consentendo all’export di aumentare a tassi vicini al 10 per cento. Negli ultimi due anni il fatturato esterno della moda donna è aumentato di quasi 25 punti percentuali». Nettamente contrario l’andamento dei primi cinque mesi del 2002: -4,6% l’export, soprattutto a causa del calo degli ordini di Stati Uniti, Germania e Giappone (rispettivamente, -20,5, -16,8 e -8,7%).