Shopping Attenti a quelle Coop

28/06/2010

Le Coop pensano alle acquisizioni e si propongono come polo di aggregazione per la grande distribuzione italiana. È stata già programmata l’apertura di 47 ulteriori punti vendita. Le nove grandi cooperative che si sono riunite la scorsa settimana all’assemblea della loro centrale, Coop Italia, hanno messo sul piatto 700 milioni di euro.
In attivo e coop serrano i ranghi e si propongono come polo di aggregazione per la grande distribuzione italiana. È una strategia a doppio binario quella scelta dal sistema delle imprese solidali per reagire alla crisi che sta stravolgendo il mercato: da un lato riorganizzazioni e fusioni e dall’altro sviluppo e nuove acquisizioni per salvare l’italianità della filiera dei consumi.
Le nove grandi coop che si sono riunite la settimana scorsa all’assemblea annuale della loro centrale, Coop Italia, hanno messo a disposizione dell’espansione 700 milioni ma, nel caso di opportunità da cogliere, sono pronte a mettere mano al loro storico patrimonio. «La crisi dei consumi — spiega il presidente di Coop Italia, Vincenzo Tassinari — non è ancora finita, molti operatori di piccole e medie dimensioni sono in difficoltà, così come alcuni grandi gruppi esteri. È in atto un forte processo di selezione ed è arrivato per tutti il momento di rivedere il modo di fare distribuzione. Noi abbiamo attivato un piano di ampliamento della rete che prevede 47 nuovi punti vendita ma oltre a questo teniamo le antenne aperte per vedere se è possibile fare buone acquisizioni». Con quali risorse? « Il patrimonio delle coop — precisa Tassinari — è intonso e solido».
La fotografia che è emersa dal consuntivo 2009 dei colossi della cooperazione è quella di un sistema sano: i ricavi complessivi sono arrivati a 12,8 miliardi, la quota di mercato è salita al 18,1% confermando la
leadership , ed è tornato in nero il risultato operativo (130 milioni) dopo il rosso registrato nel 2008 (-183 milioni). Il merito di questo miglioramento generale, secondo Tassinari, non va all’aumento delle vendite che «a rete omogenea, cioè senza considerare i nuovi punti vendita stagnano come quelle dei competi
tor ». Quanto piuttosto alla ristrutturazione delle poste finanziarie. « Nel 2008 — prosegue il leader delle coop — i nostri bilanci erano andati in rosso a causa delle svalutazioni delle partecipazioni in portafoglio ( in particolare Unipol-Holmo e Mps, nda). Lo scorso anno dopo la manovra di pulizia è stata perseguita una gestione finanziaria più oculata che ci ha permesso di tornare a fare utili».
Il peso della finanza
Ma sono anni ormai che la redditività delle coop, e in generale dei gruppi della grande distribuzione organizzata, dipende dall’andamento degli investimenti finanziari più che dal core business perché i margini sulla cosiddetta gestione caratteristica sono ridotti all’osso dalla guerra promozionale. Mediobanca lo scorso anno ha radiografato questa situazione mettendo in luce, all’interno delle coop, attività finanziarie per quasi 12 miliardi distribuite tra partecipazioni e titoli mobiliari gestiti tramite la controllata Simgest. Tutte operazioni lecite e garantite da quel polmone di liquidità che è il prestito soci, uno strumento di finanziamento speciale che consente alle imprese mutuali di ridurre al minimo la dipendenza dai crediti bancari. Lo scorso anno dietro la spinta delle proteste del patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, il ministro Tremonti ha elevato la tassazione su questo strumento dal 12,5 al 20 per cento ma 1,2 milioni di soci non hanno fatto passi indietro e hanno prestato alle loro coop 12,11 miliardi, il 2,4% in più del 2008. In alcuni casi le risorse prestate dagli associati ha superato il perimetro dei ricavi, in altri ha doppiato il patrimonio netto. Coop Lombardia, per esempio ha ricevuto 1,1 miliardo dai suoi soci a fronte di vendite per 950 milioni e di un patrimonio netto di 464 milioni.
La modenese Coop Nord Est ha registrato vendite per 930 milioni, utili per 6,5 con e, a fronte di un patrimonio netto di 779 milioni, ha raccolto dai soci di 1,4 miliardi. Coop Adriatica che ha registrato ricavi per 1,9 miliardi con un utile di 24 milioni ha portato il patrimonio netto 940 milioni e ha distribuito libretti al prestatore per 1,9 miliardi. La ferrarese Coop Estense a fronte di 1,3 miliardi di ricavi con un utile di 31 milioni ha raccolto 859 milioni.

L’altra gamba della strategia di rilancio delle coop è la riorganizzazione societaria. Il processo è iniziato il mese scorso con l’accentramento delle principali competenze commerciali dalle varie imprese in Coop Italia ed è proseguito con il primo tentativo di fusione. Nei giorni scorsi i consigli di amministrazione delle tre principali aziende del nord ovest (Coop Liguria, Novacoop e Coop Lombardia), hanno avviato un processo di «integrazione progressiva che — come si legge nel bilancio di Coop Lombardia — potrebbe condurre alla vera e propria unificazione da cui uscirebbe la più grande cooperativa del sistema e una delle principali imprese della grande distribuzione del mercato italiano. Un’azienda in grado di affrontare nel modo più efficace la dura competizione che caratterizza questi tempi».