“…sharing” Tre ore di lavoro in due

23/03/2006
    gioved� 23 marzo 2006

    Pagina 16 – Societ�

    UNA SITUAZIONE LIMITE RIPROPONE IL PROBLEMA DELL’OCCUPAZIONE AL SUD

      Tre ore di lavoro in due
      A Brindisi la famiglia pi� precaria d’Italia

        Lei � impiegata part time in una mensa
        A lui hanno offerto un posto da 45 minuti

          Tonio Attino

          BRINDISI
          Lui mini operaio, lei mini operaia. Fosse andata benissimo, Gianfranco ed Emira avrebbero raggiunto, insieme, neanche tre ore di lavoro al giorno. Totale: 300 euro al mese. � andata male. Emira lavora due ore al giorno nelle mense scolastiche di Brindisi. Gianfranco avrebbe dovuto lavorare soltanto per 45 minuti ramazzando nell’Arsenale militare come fa da vent’anni. Esattamente, due ore e 45 minuti al giorno in due. Ma Gianfranco ha detto no. �� un’offesa, mortificante. Ho rifiutato. Basta�.

          Gianfranco Cagnazzo ha 47 anni. La moglie Emira ne ha 46. Sposati dal 1983, due figli ormai grandi, sono l’emblema della famiglia iper flessibile. Hanno sognato il posto fisso nella Brindisi industrializzata del petrolchimico e delle centrali elettriche. Ma un lavoro davvero sicuro non l’hanno mai avuto, mai. Emira, si arrabatta. Diplomata, vorrebbe insegnare musica. Un giorno, forse. Ora lavora in un asilo, due ore al giorno alle dipendenze di una societ� che gestisce le mense scolastiche comunali. Gianfranco, dopo il diploma, ha lavorato come ragioniere in un’azienda metalmeccanica. �Giocavo a calcio, nella squadra di Oria, campionato Interregionale. Il presidente mi voleva bene. Mia moglie aspettava un bambino: mi aiut� trovandomi un lavoro. � durata due anni�.

          Come vive, adesso, la iper flessibile famiglia Cagnazzo? �Sopravvive. Speriamo bene, io e mia moglie non ci abbattiamo, dobbiamo tirarci su. Ma niente, ancora. Proprio niente di buono�. Dopo avere cominciato a lavorare come ragioniere nell’azienda metalmeccanica di Brindisi raccomandato dal presidente della squadra di calcio, Gianfranco dovette cambiare per forza. L’azienda stava fallendo, l’azienda era fallita.

          Nell’85 entra nell’Arsenale militare, uno dei due stabilimenti della Difesa in Puglia. Ingaggiato in un’impresa di pulizie, attraversa gli anni Ottanta e Novanta vedendo scendere pian piano il suo impegno lavorativo. �Fino a ottobre del 2005, cinque ore al giorno�.

          Poi la Samir Global Service di Napoli, la sua azienda, sette dipendenti in tutto, perde l’appalto con la Marina Militare. Se lo aggiudica la cooperativa Aulonia di Francavilla Fontana (Brindisi). I sette dipendenti dovrebbero passare di l�. Ma le condizioni sono cambiate. La Difesa non ha fondi, la Marina Militare ha tagliato drasticamente i finanziamenti per i due Arsenali pugliesi, Brindisi e Taranto. Se il lavoro disponibile deve dividersi per i sette lavoratori in servizio, a ciascuno toccano 45 minuti al giorno. La retribuzione lorda oraria prevista dal contratto delle aziende di pulizia � di 6,20 euro l’ora, lordi.

          A gennaio, Gianfranco Cagnazzo ci pensa. E rinuncia. �Avrei dovuto lavorare per neppure cento euro al mese. No, basta�. Su sette lavoratori, in cinque se ne vanno. Solo uno ha l’et� per andare in pensione. Soltanto due accettano. Sono i privilegiati, adesso. Dividendo il �monte ore� assegnato alle pulizie e diviso per due lavoratori e non pi� per sette, arrivano a totalizzare due ore a mezza di lavoro al giorno. Poco pi� di quindici euro lordi, una cifra inutile.

            La famiglia Cagnazzo una fortuna, in fondo, ce l’ha: ha una casa. �� nostra, non dobbiamo pagare n� fitto n� mutuo – dice Gianfranco – altrimenti non sapremmo come fare. Mia moglie l’ha ereditata. Io non ho nulla. E ora aspetto di trovare un lavoro vero. Un amico me l’ha promesso. Spero che arrivi. Altrimenti non so, potrei andare via da Brindisi�.