Sgravi fiscali sugli straordinari nell’agenda del governo

11/06/2007
    lunedì 11 giugno 2007

    Pagina 7 – Economia

    Sgravi fiscali sugli straordinari
    nell’agenda del governo

      Saranno discussi nel prossimo incontro con i sindacati. Cisl possibilista, Cgil e Uil contrarie

        di Marco Tedeschi / Roma

        TASSE Tra i tanti modi di investire parte del tesoretto il governo ha allo studio anche la detassazione degli straordinari. L’ipotesi alla quale si lavora è ancora allo stato embrionale ma è possibile che nel giro di qualche giorno si arrivi a una proposta concreta. «È nell’ordine del giorno per le trattative che si faranno con i sindacati» spiega il sottosegretario Mario Lettieri della Margherita. «Ed è possibile che la cosa si faccia. È una richiesta che gli imprenditori stanno avanzando ed è un argomento del quale si sta discutendo da tempo tanto da rientrare in un pacchetto complessivo che secondo me sarà discusso l’incontro prossimo con le parti sociali». Eppure fino a pochi giorni fa, diciamo prima delle elezioni, sembrava che le priorità per l’esecutivo fossero in realtà altre. Certo è che la detassazione degli straordinari sarà molto apprezzata dagli industriali. «Agevolerà – continua Lettieri – anche i lavoratori. Perché questo sgravio va a vantaggio degli uni e degli altri. Questa è una cosa giusta».

        L’unico scoglio è capire le compatibilità. Perché la detassazione degli straordinari, in un’ipotetica scala di valori, non rientra certo al primo posto. «Bisognerà vedere a quanto ammonta veramente questo tesoretto – dice ancora Lettieri – e poi tra le pensioni basse, gli assegni familiari, e altri interventi tipo questi, sarà necessario capire lo spazio di manovra». «Per me, poi, – spiega sempre il sottosegretario – le priorità sono altre: sono le pensioni poi c’è anche il discorso degli incapienti». Fermo restando che la proporzione indicata da Romano Prodi per l’utilizzazione delle risorse extra gettito (un terzo per interventi, due terzi per la riduzione del debito) rimane tale. Almeno per ora.

        Si tratta, in ogni caso, di un’ipotesi che deve passare attraverso il consenso dei sindacati. E se da un lato c’è la Cisl che appare ben disposta («Farà guadagnare più soldi ai lavoratori», dice il segretario Raffaele Bonanni), dall’altro non si può dire altrettanto di Cgil e Uil. Luigi Angeletti vi antepone la priorità di ridurre il prelievo fiscale sui normali aumenti contrattuali, mentre Guglielmo Epifani, insieme ai vertici della Cgil, è decisamente critico: incentivare – di fatto – il lavoro straordinario – non può essere un obiettivo perseguito dal sindacato. «Il fatto è che al tavolo sullo Sviluppo – spiega la segretaria confederale della Cgil, Morena Piccinini – uno degli obiettivi è quello dell’allargamento della contrattazione di secondo livello, incentivando a farla anche le aziende che oggi non la prendono in considerazione. Con un’ipotesi di defiscalizzazione degli straordinari, invece, si rischia l’effetto contrario: le aziende sarebbero incentivate a sollecitare ore di lavoro in più al di fuori della contrattazione di secondo livello».

        Insomma, dice la dirigente sindacale, «sarebbe un grande regalo alle imprese, dopo che nel 1997 è stata introdotta la contribuzione aggiuntiva sulle ore di lavoro straordinario». E in ogni caso, a rinforzare il sostanziale no della Cgil, c’è anche la considerazione che «defiscalizzare una parte di salario non risolve il problema e rappresenta una forzatura della gradualità e dell’equità fiscale».

        Scettico anche il responsabile economico della Cgil, Beniamino Lapadula, che però introduce una possibile variante: «Non ha molto senso parlare soltanto degli straordinari, mentre a questo punto il ragionamento potrebbe essere esteso a tutte le voci variabili del salario, alle quali potrebbe essere applicata l’aliquota media».