Sgravi e sommerso, piano per rilanciare l’economia

21/06/2001

Corriere della Sera



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Sgravi e sommerso, piano per rilanciare l’economia
      ROMA – Non ci sarà nessuno slittamento nella presentazione del Documento di programmazione economica e finanziaria. Il Dpef sarà pronto, come stabilisce la legge, entro fine giugno: venerdì 29 potrebbe essere all’ordine del Consiglio dei ministri. La notizia è stata data ieri dal sottosegretario all’Economia Maria Teresa Armosino, la quale ha spiegato che martedì prossimo, 26 giugno, terminerà la due diligence sui conti pubblici disposta dal premier Silvio Berlusconi. Soltanto allora il governo di centrodestra conoscerà la dimensione del presunto buco di bilancio. E potrà agire di conseguenza per bilanciare lo sforzo finanziario per sostenere le misure di rilancio dell’economia già pronte. Il pacchetto, che potrebbe assumere la forma di un disegno di legge unico, comprenderà sicuramente una riedizione della legge Tremonti del 1994 per la defiscalizzazione degli utili d’impresa reinvestiti, l’abolizione dell’imposta di successione, misure per favorire l’emersione del lavoro nero e per rilanciare le infrastrutture. Con la prospettiva che questi provvedimenti vengano approvati dal Parlamento addirittura prima della pausa estiva. Ma difficilmente, come si era ipotizzato, il varo del pacchetto precederà quello del Dpef. Lo stesso Berlusconi, ieri, ha smentito le voci che volevano già all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di domani la Tremonti bis. «Abbiamo delle leggi regionali da approvare, ma non si tratterà ancora della legge sugli utili reinvestiti», ha spiegato. E sul deficit ha dichiarato: «Non voglio creare allarme, ma non posso non registrare che il problema c’è e non posso fare finta di nulla».

      IL BUCO NEI CONTI – Il risultato della ricognizione sui conti, che viene condotta in stretta collaborazione con la Banca d’Italia, l’Istat e la Corte dei conti, che nei giorni scorsi ha denunciato l’esplosione della spesa sanitaria regionale, sarà comunque ancora una stima, visto che mancheranno i dati sull’autotassazione. Ma da lì si capirà se sarà necessaria o meno quella manovra correttiva per riportare sotto controllo i conti pubblici di cui si parla da settimane. Fonti istituzionali, interpellate ieri dall’ Ansa , hanno confermato che il governo potrebbe essere costretto in ogni caso a fare una «manovrina» di 10-12 mila miliardi (di tagli alle spese e/o aumenti delle entrate) con la prossima legge Finanziaria per mantenere il disavanzo entro il rapporto dello 0,5% con il prodotto interno lordo, indicato come tappa intermedia per raggiungere il pareggio di bilancio nell’anno successivo.

      IL COSTO DELLE MISURE – Le misure previste, a parere degli esperti del governo, avranno effetti positivi anche sui conti pubblici, oltre che sull’economia (anche se ieri l’ex ministro del Tesoro Vincenzo Visco ha attaccato: «L’annuncio della Tremonti ha bloccato gli investimenti, che sono stati rimandati in attesa del provvedimento»). Ma avranno anche un costo immediato. L’applicazione della Tremonti, che potrebbe essere estesa ad artigiani e commercianti, avrà un onere di 3 mila miliardi l’anno. Le norme per far emergere il sommerso, 4 mila miliardi. L’abolizione delle imposte su successioni e donazioni, un migliaio di miliardi.

      IL REBUS DEI FARMACI – A queste cifre si devono poi aggiungere i soldi necessari a far fronte all’aumento a un milione al mese delle pensioni minime, provvedimento che Berlusconi considera irrinunciabile dopo le promesse fatte in campagna elettorale. L’onere è ancora incerto, ma potrebbe anche raggiungere qualche migliaio di miliardi. C’è poi il problema della spesa sanitaria regionale, voce che rappresenta forse la maggiore preoccupazione per i conti. La commissione per la spesa ha formulato una serie di proposte per ridimensionare il problema. Fra queste, il ritorno ai ticket, abolito con la scorsa finanziaria. Ma è una ipotesi che non piace al nuovo ministro della Sanità Girolamo Sirchia. Il quale è pronto a prendere in considerazione alternative. «Non vedo un ritorno dei ticket tradizionali – ha detto – ma si dovrebbero usare sorgenti diverse, senza gravare sui pazienti, per colmare il buco della spesa».

Sergio Rizzo


Economia



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