«Sfizio» manda a casa 13 lavoratrici

16/11/2012

Roma – Prendi 13 dipendenti, per lo più ragazze, falle lavorare in una tavola calda, lasciale per 7 mesi senza stipendio e poi, all`improvviso, licenziale tutte senza giusta causa e senza corrisponderle nemmeno un euro di arretrati. È l`incredibile storia accaduta alle lavoratrici della «Sfizio», l`impresa che gestisce il servizio di ristorazione presso il centro commerciale La Scaglia di Civitavecchia. L`ennesima grana occupazionale in un territorio che nel suo complesso vede circa 1000 lavoratori in tensione, fra rischi di chiusure, cassa integrazione, stati d`agitazione e ritardi negli emolumenti. Le ragazze di «Sfizio», fra le quali qualcuna incinta, hanno manifestato ieri mattina di fronte al centro commerciale. Oltre a non aver percepito per mesi lo stipendio, infatti, le lavoratrici non sono state emmeno riassorbite dalla ditta subentratanell`appalto del servizio. «Una situazione inaccettabile – ha affermato Marco Feuli, segretario della Filcams Cgil, che sta seguendo da vicino la vicenda – Il comportamento del titolare della Sfizio è fuori di ogni regola». Una situazione limite, è vero, ma che finisce nel drammatico calderone della crisi occupazionale presente nel territorio, una delle peggiori della sua storia recente. In primo piano, fra i casi da risolvere, c`è quello delle circa 600 persone, per lo più metalmeccanici, che fino a 2 anni fa lavoravano alla riconversione a carbone della centrale di Torre Valdaligallord.Amolti di questi lavoratori, il 31 dicembre prossimo terminerà la cassa integrazione, a cui seguiranno gli altri nei mesi successivi. È di ieri la notizia che la Cgil ha richiesto un tavolo urgente con Enel, Tirreno Power e Autorità Portuale nel tentativo di porre rimedio. «Purtroppo in questi due anni nessuno ha pensato a come reimpiegare queste persone-spiega il coordinatore territoriale del sindacato, Cesare Caiazza- Ora speriamo di convincere i giganti economici che insistono sul territorio a darci una `mano, magari attraverso corsi di formazione retribuiti o piccole commesse. Vedremo. La trattativa è già iniziata». Gli fa eco l`assessore al Lavoro, Sergio Serpente: «Il porto può essere una soluzione: in pochi mesi si può creare lavoro nel settore logistica, ma dobbiamo essere tutti d`accordo». In mezzo alla crisi, una buona notizia. I 30 lavoratori di Tirreno Power a rischio cassa integrazione sono «salvi» per almeno un altro anno: i sindacati e l`azienda elettrica hanno chiuso un accordo secondo cui l`eventuale ricorso agli ammortizzatori sociali inizierà dal 2014. Un modo per mettere da parte un caso e concentrarsi sui 100 lavoratori Hcs che a tutt`oggi rischiano il licenziamento.