Sfida a otto per comprare Coin

13/09/2004


            domenica 12 settembre 2004
            Un’operazione da 400 milioni. Gli eredi resteranno nel capitale

            Sfida a otto per comprare Coin

                MILANO – Sono otto i fondi di private equity scesi in campo per conquistare il gruppo di grande distribuzione Coin, quotato in Piazza Affari, dove capitalizza circa 360 milioni, e controllato dall’omonima famiglia attraverso la FinCoin, con il 61,8% del capitale. E’ una partita da oltre 400 milioni, visto che il passaggio di mano farà scattare, per legge, un’offerta pubblica di acquisto obbligatoria. E il costo dell’opa va aggiunto al premio di maggioranza da pagare alla famiglia veneta, che oggi fa un passo indietro dopo la fallimentare avventura in Germania con Kaufhalle. Ma la nuova generazione dei Coin, rappresentata da Marta e Piero (figli rispettivamente di Piergiorgio e Vittorio) vuole restare nel capitale e un domani spera di riprendersi l’azienda. Sul tavolo degli advisor Jp Morgan e Vitale & Associati sono arrivate le offerte non vincolanti di Vestar capital, Apax partners, Cvc, Investitori associati, B&S private equity (che correrebbe insieme a Merril Lynch), Pai, Carlyle e Bain Capital. Il plotone dei pretendenti dimostra quanta liquidità e «fame» di affari ci sia in questo momento sul mercato. Ma la «posta» Coin diventa ancora più interessante, in vista di un possibile matrimonio con La Rinascente. L’idea è tornata d’attualità dopo l’annuncio degli Agnelli di mettere in vendita il 50% di Ifil in Eurofind, la holding di controllo del gruppo Rinascente. L’altra metà è dei francesi di Auchan, che non hanno fatto mistero di essere interessati al solo ramo alimentare.

                Il progetto piace ad analisti e banchieri. Un’alleanza tra i due gruppi non solo permetterebbe una riorganizzazione valida di Coin, oggi appesantita dai debiti (330 milioni a fine aprile), ma potrebbe innovare anche il modo di fare shopping in Italia. Il modello? Parigi, ma anche New York, dove nessuno si vergogna di comprare un tailleur griffato da Printemps o da Saks Fifth Avenue. Coin ci ha provato, ma non è riuscito ad avere le licenze di distribuzione del lusso, date in esclusiva ai negozi monomarca o alle boutique. La Rinascente, invece, le licenze ce le ha, in particolare nella moda uomo, avendole conquistate in altri tempi. Su questo patrimonio si potrebbe immaginare un nuovo polo di distribuzione con Upim-Oviesse nel segmento medio-basso e Coin-Rinascente nella fascia alta. Una formula, ma di sicuro non l’unica, che potrebbe essere di stimolo per rilanciare i consumi nel tessile-abbigliamento, in crisi da anni.


                Ma per adesso il progetto resta nella testa di qualcuno. La partita Coin invece si chiuderà prima di Natale. Solo tre o quattro nomi degli otto interessati faranno parte della
                short list , che sarà individuata in questi giorni e ammessa alla seconda fase di gara. Criterio di selezione, oltre al prezzo, anche il piano industriale di rilancio del gruppo. I fondi in short list avranno accesso alla «data room» con le informazioni finanziarie sul gruppo (ne sono state allestite due a Padova e a Venezia), e a un colloquio con il management, guidato da Fernanda Pelati (amministratore delegato) e Alessandro Pedersoli (presidente).

                Tecnicamente il fondo costituirà una nuova società (newco), che comprerà l’intera quota della FinCoin e poi lancerà l’opa sul gruppo. In caso di adesioni del 100%, Coin sarà tolta dal listino. La famiglia diventerà azionista della newco con una quota fino al 49%. Gli advisor hanno chiesto un c
                ommittment finanziario, una sorta di caparra, al momento delle offerte vincolanti, che dovrebbero arrivare entro la prima metà di ottobre. Ma saranno importanti anche gli accordi di corporate governance per regolare i rapporti tra investitori finanziari e famiglia, che non nasconde di voler ricomprarsi l’azienda in futuro. Il vincitore dovrebbe essere proclamato verso la fine del mese, mentre la transazione dovrebbe essere perfezionata entro fine di novembre, con il lancio dell’opa obbligatoria tra metà dicembre e inizio dell’anno prossimo.
            Giuliana Ferraino